Venerdì 04 Dicembre 2020
Esclusiva

Regina Charlotte

La Alternative Top 100 Djs incorona per la prima volta una donna tra i migliori dj del pianeta. E ben cinque tra le prime dieci posizioni sono dj, al femminile. Ma le rivoluzioni e le trasformazioni non si esauriscono qui

Che cos’è la DJ MAG Top 100 Djs? Una classifica che premia i migliori dj del mondo, secondo un voto popolare. Solo che il termine “dj” oggi non indica lo stesso tipo di performer che indicava negli anni ’90, quando la classifica è stata inventata. È molto di più. L’artista che chiamiamo “dj” si è evoluto, la sua figura e la sua concezione si sono allargate e sono diventate tanto altro. Nell’ultimo decennio il mercato della musica dance ha conosciuto un’accelerazione senza precedenti, e i dj sono diventati definitivamente popstar. Lo dimostra la Top 100 “classica”: ha vinto David Guetta, l’uomo che più di tutti ha contribuito a questa trasformazione, con i suoi successi discografici e con la sua attitudine. Una figura decisamente autorevole, che ha saputo coniugare nel tempo esigenze industriali e radici underground, il piacere di divertirsi in consolle (e basta rivedere il suo show dopo la premiazione di sabato per capire che quest’uomo ama davvero divertirsi e divertire quando suona, al netto di tutto) e la pressione dei grandi eventi. Ed è una sorta di chiusura del cerchio di un decennio, se pensiamo che proprio Guetta vinse nel 2011 dando inizio a una nuova era in cui l’EDM prima, e la techno poi, hanno messo i dj sul piedistallo.

La concezione del dj si è così tanto allargata da far sì che a DJ Mag, nella redazione di Londra come nella nostra, come in tutto il pianeta, ci siamo chiesti più volte se la Top 100 fosse ancora sufficiente a rappresentare questo mondo in modo completo e inclusivo. E la risposta è chiara: no. Per questo nel 2018 le classifiche si sono divise, raddoppiate: da un lato la DJ MAG Top 100 Djs, quella di sempre, la “classica”; dall’altro, la Alternative Top 100 Djs, che mette in risalto uno spirito meno pop, meno mainstream, ma a ben guardare molto più vicino a quello originario del mestiere del dj e della Top 100. Quando si premiavano i dj più stilosi, più ricercati. Se pensiamo alle classifiche dei primi anni, non c’era traccia dei dj commerciali. Nemmeno con tutte le hit del mondo sarebbero entrati in una chart che premiava la musica di qualità, quella votata dai redattori della rivista di settore di riferimento prima, e dagli appassionati poi. Carl Cox, Sasha, John Digweed, Paul van Dyk… erano gli anni del perfetto equilibrio tra ricerca e popolarità. Poi le cose hanno preso un’altra piega. Ma proprio per questo, forse oggi è la Alternative Top 100 a rispecchiare maggiormente il feeling tra pubblico e dj. Mentre la “classica” rappresenta il mondo dei dj producer, performer, artisti a tutto tondo a proprio agio in situazioni mainstream, spesso pop, certamente crossover, la Alternative parla di chi e a chi preferisce un approccio più vicino alla natura del dj “mettitore di dischi”, certo anche in questo caso al passo con i tempi, ma di sicuro più attento alla selezione e al mix che ai fuochi d’artificio e agli effetti speciali sul ledwall alle sue spalle.

La Alternative Top 100 Djs 2020 è quindi allo stesso tempo tradizionale e innovativa; ed è particolarmente significativa, per tante ragioni. La prima salta subito all’occhio, ed è una “prima volta” storica: Charlotte de Witte è la prima dj a trionfare in una Top 100. Sì, c’era stata Smokin’ Jo, era il 1992 ma la classifica era ancora decisa dalla redazione della rivista. Un altro pianeta. Charlotte de Witte ha portato finalmente a compimento una rivoluzione nell’aria da tempo. Se la consolle e l’ambiente intorno ad essa sono stati fino a pochi anni fa appannaggio quasi esclusivamente maschile, molte sono le dj che si sono fatte largo e onore in contesti prestigiosi. E tante di loro sono qui: Nina Kraviz, Amelie Lens (altre due serie candidate ad essere le prime in grado di imporsi nella DJ MAG Top 100), Deborah De Luca, Peggy Gou, The Blessed Madonna, Nastia, La Fleur, Nicole Moudaber, Ellen Alien e tante altre. Circa 1/5 dell’intera classifica. E cinque solo nelle prime dieci posizioni, altro dato inedito e molto interessante (in questo, il paragone con la classifica sorella è impietoso). Senza voler entrare in ambiti che non ci competono, la parità di genere è una delle grandi sfide di ogni settore professionale (e non solo) del nostro tempo, e un segnale come questo può certamente aiutare. La seconda ragione che rende importante la Alternative è che non sono pochi i nomi presenti qui come nella “classica” (anche il vincitore Guetta, qui con il suo progetto Jack Back). Sintomo che il mercato del clubbing è più che mai intersecato, con distinzioni sempre meno nette tra underground e pop. E poi, generi e stili sono molto variegati. Si passa da house e techno a una sorta di “indie” elettronico, con qualche nome capace di raggiungere le classifiche di vendita (i Meduza, per fare un nome), in una chart dove troviamo Armand Van Helden come Solomun, i Martinez Brothers come Fatboy Slim o Purple Disco Machine.

Il 2020, è quasi inutile dirlo, è stato un anno anomalo, sbilenco, privo dei riferimenti soliti con cui fan e appassionati votano in base ai set ascoltati in giro per festival o serate. E i dj stessi non possono contare su parametri consolidati come il numero e la qualità delle proprie date o quanto una propria traccia sia stata suonata dai colleghi. La pandemia ha cancellato un’intera stagione. Ha vinto chi si è meglio adeguato alle nuove abitudini senza perdere credibilità agli occhi dei fan. Intendiamoci, Charlotte de Witte sarebbe stata una seria candidata alla vittoria in ogni caso, ma in questo anno così sottosopra ha saputo gestire benissimo le date in live streaming, la label KNTXT come i social. Si è insomma immediatamente concentrata sulle cose da fare, senza rimpiangere quelle mancate. Ed è stato il segreto del suo successo. Un successo costruito passo dopo passo durante gli anni ’10, che ne hanno visto la lenta ma inesorabile ascesa da fenomeno locale belga (una scena già di suo parecchio vivace, un ottimo brodo di coltura) a superstar internazionale, amata e apprezzata in ogni angolo del globo. Tanto che oltre ad essere prima nella Alternative Top 100, de Witte è anche al 34esimo posto della DJ MAG Top 100 Djs, con un +42 rispetto al 2019 che ne fa registrare la miglior performance da “scalatrice” e al tempo stesso quella di più alta posizione per un dj techno. E non abbiamo dubbi che per lei il 2021 sarà ancora più roseo.

Chi invece è in leggera discesa ma resta un immortale è Carl Cox, granitico, inattaccabile, sempre tra i più grandi dei grandi. Se mai ci sarà una classifica sui migliori di tutti i tempi, i dubbi sul vincitore sarebbero pochi. Per lui, quest’anno, la seconda posizione. Al terzo posto Claptone e poi Adam Beyer, Amelie Lens, Boris Brejcha – un altro personaggio dal successo sempre crescente -, l’ormai consolidatissima Nina Kraviz, Jamie Jones, Peggy Gou, e Nora En Pure a chiudere la top 10. Se la classifica parla techno come lingua madre, house e tech-house sono comunque altri territori famigliari ai protagonisti di questa lista. Una rosa di nomi che fotografa bene le mode delle consolle più trendy: techno in varie declinazioni, più o meno dura e veloce o melodica, trancey o più lenta; tech-house; house e qualche sfumatura disco. Generi molto tradizionali, a ben vedere, ma aggiornati al presente.

Guardando al nostro piccolo orticello, gli italiani, quasi totalmente assenti dalla Top 100, qui sono numerosi: Deborah De Luca (14), Marco Carola (16), Tale Of Us (21), Meduza (22), Enrico Sangiuliano (54), Joseph Capriati (73), Sam Paganini (83). Tutti nomi che godono di enorme seguito e rispetto nelle proprie scene di riferimento, e in qualche caso con un certo appeal mainstream: i Meduza sono stati nominati ai Grammys e hanno fatto il botto nelle classifiche di tutto il mondo; Deborah De Luca ha una fanbase sterminata; Joseph Capriati, fresco dell’album ‘Metamorfosi’, l’abbiamo visto addirittura ai TG nazionali e sui quotidiani.

Se nella nostra analisi della DJ MAG Top 100 Djs abbiamo sottolineato un nuovo melting pot di generi, destinato certamente a meticciarsi ulteriormente nel nuovo decennio, dando uno sguardo generale alla Alternative Top 100 Djs notiamo come ci sia un focus maggiore sui due generi cardine (techno e house) di ciò che suona “underground mainstream”, e di come tuttavia anche altri stili stiano facendo breccia in un panorama sempre più variegato e aperto alle contaminazioni. Volendo riassumere in una parola la Alternative, possiamo usarne una magnifica, bellissima, che rimette tutto e tutti al proprio posto, all’ordine naturale delle cose: credibilità.

Gli anni ’10 sono stati quelli della grande dance exploitation. Ci siamo entusiasmati per l’ascesa pop della dance e per i grandi eventi. Ma sono arrivati anche, a volte, dei fenomeni borderline, eccessivi per essere difendibili. Gli anni ’20 saranno quelli in cui, dopo aver metabolizzato tutto questo, andrà tutto resettato, rimesso in bolla. Era già nell’aria. La tremenda pandemia che sta mettendo in ginocchio il nostro settore, paradossalmente, potrebbe sortire l’effetto positivo di accelerare il cambiamento. Non importa se pop, underground, mainstream o alternative. Sopravviverà chi è credibile.

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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