Venerdì 15 Novembre 2019
Costume e Società

I remake sono la morte della dance

I remake esistono da sempre, ma ora sono più numerosi che mai: tendenza o mancanza di creatività? Analizziamo questo curioso fenomeno

È notizia recente l’imminente uscita di ‘God Is a Girl’, nuovo singolo del duo olandese W&W che offre così un remake dell’omonima hit euro-trance dei tedeschi Groove Coverage, datata 2002. I due hanno avuto la buona idea di riproporre un classico della trance, di cui i W&W sono forti di background, riadattato ai tempi moderni, seppur abbastanza fedele all’originale nella struttura complessiva. Ma ho solo preso un esempio a caso. 

Partiamo da un presupposto personale: non sopporto più i remake. Perchè non mi sorprendono più, ma anche perchè mi sembrano indicatori di una certa pigrizia creativa che inevitabilmente contagia certi emisferi musicali e alcuni produttori che non possono permettersi “blocchi del musicista” o mosse troppo azzardate, e che quindi vedono nel buon vecchio remake il rimedio più facile ed efficace per non stare fermi un giro e rifilare qualcosa al pubblico. Bisogna fare una distinzione però, ovvero quella tra sample e remake. Tutto sta nella dose in cui il grande classico viene (ri)offerto al pubblico: quella del sampling è un’arte nobilissima, sicuramente – da sempre – controversa, ma che se usata a dovere consiste in una valorizzazione storica che nella cronologia discografica ha il ruolo ben preciso di permettere a determinati capolavori di restare immortali. Il remake è un’altra cosa, e include un lavoro di ricostruzione ben maggiore di un semplice estratto vocal, o di un familiare giro di basso che ha fatto la storia della musica. Il remake è in sostanza uno zompo sul cavallo del vincitore, con la dubbia autorità di poterlo riproporre in una salsa diversa ma neanche così tanto: una salsa attualizzata, potremmo dire. 

Non c’è nulla di male in questo, anzi. Non è un crimine, sia chiaro, ed esiste un lato positivo da cui vedere il fenomeno: attraverso i remake le generazioni più  giovani possono “studiare” poi gli originali, risalire a diversi periodi storici e imparare a conoscere i classici. Il problema vero è che quello dei remake è un vero e proprio trend, per di più in ascesa. Vale per la musica quanto per la moda, o per il cinema. Una comune tendenza a guardare al passato, come se l’industria creativa mondiale avesse toccato l’apice della propria eccellenza e da questo possa permettersi di offrirci una manciata di hit annuali – o blockbuster, nel caso del cinema – che palesemente offrono uno spettacolo già visto, o in cui la fetta più grande della magia è cosa già vissuta e riproposta a livelli non pari all’originale. La verità è che certi capolavori non andrebbero proprio toccati, perchè hanno trovato collocazione in un preciso momento storico e hanno avuto il loro exploit sulla base di precise variabili del pubblico. Per di più ci sono una manciata di veri creativi musicali che ogni anno ci ricordano quanto ancora ci sia da percorrere e quanto raro sia diventato godere di un artista con il coraggio di prendere strade nuove e mai considerate agli alti piani del pop. 

Ma l’errore di sistema è forse ancor più esteso. Il grande trend del remake potrebbe essere solo il sintomo di una malattia più ampia, quella che ci lascia aggrappati al trascorso senza l’apertura mentale di esplorare, espandere l’archivio, scrivere la storia. Ogni anno siamo qui a pregare per assistere alla reunion dei nostri mostri sacri, come quando facciamo scommesse su chi farà il botto tornando alla carica dal palco di Ultra 2018 o quando aspettiamo pazienti che il nostro idolo torni a fare “la musica di prima”; quel che non consideriamo – come nel caso dei tanti e orripilanti remake che ci siamo subìti negli ultimi anni – è che ogni cosa trova il suo posto nel tempo in cui è esistita e il fatto che qualcosa abbia avuto un enorme successo in quel tempo non è detto che andrà a replicarlo nuovamente. Facciamo l’esempio della Swedish House Mafia, ormai topic bollente da qui alla prossima edizione di Ultra Music Festival: tutti speriamo nel rivedere il caro Sebastian sul palco con Ax e Steve. Pochi di noi hanno però pensato se la reunion dei tre – con conseguente offerta musicale – andrebbe ancora a tempo con gli ultimi trend musicali o risulterebbe stonata. Davvero immaginate una ‘One’ 2.0 nelle classifiche dance pop a fianco di Marshmello, dei vari trapper e della future bass di The Chainsmokers? E questo è solo un esempio relativo al passato recente. Pensate a come suonano buffi certi pezzi di quindici, venti anni fa riproposti oggi. Lasciamo al passato le glorie del passato. Riproponiamole suonandole, riascoltandole, comprandone i vinili, parlandone. Se proprio dovete campionatele, ma non storpiatele, non mascheratele, non cavalcatele.  

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25 anni. Romano. Letteralmente cresciuto nel club. Ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Penna di DJ Mag dal 2013, redattore e social media strategist di m2o dal 2019.

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