Venerdì 22 Ottobre 2021
Interviste

Riton fa sul serio e mette insieme una squadra vincente

Grazie ai risultati del singolo ‘Friday’ e alla collaborazione con i Nightcrawlers, il dj e produttore inglese punta al vertice delle classifiche mondiali. Ricordando quella volta di tanti anni fa a Milano

Ormai il singolo ‘Friday’ non lo ferma più nessuno: mezzo miliardo di stream, 65 milioni di visualizzazioni su YouTube (con i frame condivisi da VIP come Katy Perry, Kanye West e Gordon Ramsey), una doppia certificazione per un Disco di Platino e costantemente nelle playlist di Spotify più ascoltate di tutto il mondo. L’abbinata di Riton con il groove del classico firmato Nightcrawlers sta dando i suoi frutti e la label con cui collabora, la gloriosa Ministry of Sound, attraverso Sony Music, ora gongola.

Vincitore di un Grammy Award, all’anagrafe Henry Smithson da Newcastle, Riton guarda il suo volto ritratto sulle affissioni pubblicitarie, sui banner degli store e sulle bacheche dei social, e spopola anche grazie a un video diretto dal regista Remi Laudat che vede la partecipazione delle star del web come Mufasa e Hypeman.

La clip riprende gli elementi che hanno fatto sognare durante il lockdown: feste in piscina, yacht e balli sotto al sole. Insomma, Riton ha capito come ci si muove nell’industria musicale e investe in un collettivo davvero vincente. È lui stesso a raccontarcelo durante la sua fugace visita a Milano.

 

 

Com’è nato ‘Friday’?
In modo spontaneo e attraverso lo staff di Dopamine. Abbiamo messo giù un groove in modo molto veloce e anche divertente, poi grazie a un gioco di squadra è arrivato il ritornello. Piano piano abbiamo trasformato il tutto in una vera e propria canzone. La parte più difficile invece è stata quella di farla comprendere e piacere, accettare da tutti. Ci sono molte persone coinvolte nel nostro progetto e la parte difficile è sempre questa: accontentare tutti quanti.

Come hai avuto il clearance del sample dai Nightcrawlers?
Anche in questo caso in modo naturale. Ho contattato John Reid e Matthew Kjellberg ed è nato il sodalizio e l’ok per l’uso del frammento di ‘Push The Feeling On’.

Attraverso la tua amica Raye sei invece arrivato al singolo ‘I Don’t Want You’.
Lei ha cantato ‘Bed’ per Joel Corey e David Guetta, e anche ‘You Don’t Know Me’ di Jax Jones, si sono aperte delle porte. Si tratta di una delle mie cantanti preferite. Abbiamo lavorato facendoci ispirare da ‘Gotta Let You Go’ di Dominica. E abbiamo aggiunto un suono di organetto chiamato baga.

Stai lavorando anche a un album?
Non è un vero e proprio album, sto pensando a qualcosa che possa racchiudere i singoli che ho realizzato finora, anche se poi trovo che le collaborazioni a più mani o i remix spesso siano più esaltanti da fare. Ho lavorato anche con un ragazzo che si chiama Yami, quello che ha cantato ‘The Business’ per Tiësto. Ma il mio pensiero ora è un altro, suonare nei club cose un po’ più tech-house e poca roba crossover.

 

Ci sono dei frammenti di storia italiana nel tuo lungo percorso da dj?
Ho sempre amato le cose di Daniele Baldelli e del Cosmic Club, la Cosmic disco e quel suono unico degli anni Ottanta. Ho fatto più set a Milano, soprattutto ai Magazzini Generali. Milano è una grande città e mi è piaciuta da subito. È vero, è un po’ come Manchester, è molto industriale, ma fortemente viva.

Con le restrizioni non ti è passata la voglia di viaggiare?
Un po’ sì. Sono felice di essere venuto in Italia ma arrivare fino a qui, lo ammetto, è stato davvero fastidioso. Se non avessi avuto un nuovo singolo da presentare, sì, non sarei venuto. L’Inghilterra non è nemmeno più in Europa e questo per me peggiora le cose. Non volevo che tutto questo accadesse nella mia vita, a me che… guarda (e mostra il tatuaggio sul braccio che ritrae le stelle della bandiera europea, ndr)!

Affrontiamo un argomento più tecnico e vicino alla produzione. Come ti distingui dai tuoi colleghi produttori a livello creativo, in studio e in fase di ideazione di brani?
Faccio quasi tutto in analogico, con sintetizzatore e mixer, compressori… veri (hardware). Tutto il mio mix nasce o passa attraverso questa strumentazione e ritorna nel computer. Faccio tutto a mano, in modo artigianale, come un fornaio fa le sue baguette, e anche se alcune mie tracce suonano in modo simile, bene, in realtà hanno una provenienza e una genesi diversa. Le basi musicali sono solo basi musicali, si differenziano solo da un’idea forte.

Quando hai iniziato a produrre?
A circa undici anni. Sognavo di aprire un negozio di dischi tutto mio, da grande. Amavo la musica. Volevo solo fare il dj e avere una mia reputazione. Da adolescente ascoltavo cose come Rape, i Prodigy e tutta la musica rave. È tutta roba abbastanza particolare quando hai dodici anni e poco più. Sai cosa voglio dire? Molto eccitante. Quindi, non lo so, prendo tutto ciò che mi è piaciuto e prova a farlo ora con la musica pop.

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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