Martedì 22 Ottobre 2019
Audio

Il ritorno di Burial è una rassicurante certezza

 

 

Si parla da qualche giorno della nuova release di Burial: arriva, non arriva, c’è in giro un fake, i soliti misteri. Il disco è uscito, si chiama ‘Young Death EP’ e contiene due tracce. ‘Young Death’, appunto, e ‘Night Market’. Lo acquistate in digitale sugli store e sul Bandcamp dell’artista, dove trovate anche il vinile. Anzi, no. Perchè esce ufficialmente dopodomani ma è già sold out. Come prevedibile. Il tutto come sempre su etichetta Hyperdub. Due  tracce che sono una rassicurante certezza, e non è una definizione così positiva, per un artista come Burial. Vi spiego perchè.

 

 

 

 

Il solito can can mediatico è la cosa più interessante intorno al disco, perchè le due tracce non ci portano nulla di nuovo rispetto a ciò che già abbiamo sentito in passato dal producer e da ciò che potevamo aspettarci: quel suono di synth, quelle voci pitchate, quel mood notturno, scuro e onirico, quelle batterie sporche. Io sono un grandissimo fan di Burial, ‘Burial’ e ‘Untrue’ mi sconvolsero ai tempi e me li porto nel cuore come un retaggio importantisismo e come due dei momenti più dell’evoluzione della musica nello scorso decennio. ‘Archangel’ è uno di quei diamanti che illuminano giorni e notti per sempre, non si discute. Ma non si discute nemmeno sul fatto che ormai da troppo tempo Burial vive di rendita, con release sporadiche precedute da un hype mediatico quasi religioso e puntualmente simili a quanto già fatto nei suoi primi, ineguagliabili anni. Intendiamoci, non sto parlando di una caduta di stile, semplicemente di una certa stanchezza creativa.  La forza di Burial è stata proprio quella di creare un alone di mistero che non l’ha mai abbandonato, un personaggio capace di non cedere alle tentazioni mediatiche e alle lusinghe di un’epoca che ci vuole affamati di presenzialismo. Burial, Banksy, Bristol, Robert Del Naja dei Massive Attack. C’è questo filo conduttore che lega personaggi dal profilo altissimo e dalla linea di condotta molto peculiare, quasi che la loro sia una sfida a questo mondo di click e condivisioni. Ce n’è abbastanza per imbastire una trama alla Black Mirror,  che poi potrebbe tranquillamente essere il titolo di un pezzo dei Massive, di Burial, o di un’opera di Banksy, no?

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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