Sabato 16 Novembre 2019
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Il presunto ritorno di Hardwell e i fantasmi dell’EDM

Il chiacchierato cameo in incognito di Hardwell all'ADE ci pone davanti a diverse domande, e ci mette davanti al vuoto lasciato dalla generazione EDM

Foto by RUKES

Identità misteriose, cameo inattesi e suggestioni evocative. Questi sono i tre spunti che più creano hype sulle pagine di testate e blog, non solo per quanto riguarda la musica elettronica. Entrando nel nostro mondo, per la sezione “identità misteriose” non possiamo non ricordare il caso-Marshmello che ci ha rincorso per più di 12 mesi. Nella lista “cameo inattesi”, invece, la lista è molto lunga. Spiccano gli articoloni sugli ospiti apparsi all’improvviso su stage particolarmente importanti come Madonna assieme ad Avicii ad Ultra Miami, per citare un esempio illustre. Nel capitolo “suggestioni evocative” invece spadroneggiano i Daft Punk, seguiti a ruota dalla Swedish House Mafia, e i festival a cui avrebbero dovuto suonare ma a cui, puntualmente, non si sono fatti vivi.

Presi singolarmente questi argomenti hanno sempre ottenuto grande engagement, come provano periodicamente alcuni siti e testate che sono grandi maestri del clickbait (talvolta abili cacciatori di scoop, talvolta meri venditori di fumo e illazioni). Mescolandoli assieme in un unico grande impasto, però, provocano un effetto davvero esplosivo. Lo dimostra il grande circo mediatico montato ad arte negli scorsi giorni riguardo al presunto “ritorno in incognito” di Hardwell in consolle.

 

Tutto ha avuto inizio la settimana scorsa all’Amsterdam Dance Event: durante il party di Sunnery James & Ryan Marciano, il warm-up è affidato a Mr. X, un dj che cela la propria identità dietro un completo nero con tanto di bandana alla Alan Walker e cappello. Il suo set tech-house sul momento non richiama particolarmente l’attenzione ma, a seguito della pubblicazione online di una storia in cui Sunnery James ringrazia Hardwell di essere passato al loro party, inizia a circolare la voce che quel dj mascherato fosse proprio Hardwell. Ripresa da decine di testate e social media in tutto il mondo, questa suggestione invade le conversazioni di tutti i nostalgici della golden age dell’EDM. Tutto vero? Forse. Le presunte prove accampate per sostenere questa tesi sono lacunose ma fanno leva sul profondo desiderio dei fan di rivedere presto il loro beniamino dietro una consolle. Per quanto circostanziali e limitate siano, il solo fatto che il colore degli occhi sia lo stesso di Hardwell o che il produttore olandese sia solito suonare tech-house sono bastati per alimentare il volano del presunto ritorno del due volte vincitore della DJ Mag Top 100. Un pò come nelle teorie dei complotti che negli ultimi anni hanno sempre più successo: sono lacunose, non portano prove concrete, si possono smontare in cinque minuti di serie argomentazioni. Però sono affascinanti, e godono della curiosità che in tutti noi provoca l’effetto “cosa sarebbe successo se…”.

 

Il management di Hardwell, dopo aver lasciato furbescamente lievitare il caso, si è premurato di sgonfiarlo con una comunicazione ufficiale. “Robbert non era presente al party per suonare ma solo per sostenere i propri amici e godersi la serata. […] Quando deciderà di tornare ve lo faremo sapere”. Non stentiamo a crederci.

In ogni caso, lasciando da parte le chiacchiere, è interessante notare la velocità e l’insistenza con cui molte testate si sono gettate a capofitto su questo argomento. Da una parte si può giustificare quello che è accaduto con una cronica mancanza di scoop legati ai mostri sacri – indicativamente la top 20 della Top 100 – che, avendo raggiunto la maturità della propria carriera (o essendo scomparsi dai radar con vari pretesti) non prestano più il fianco a fatti eclatanti come invece è successo per anni. La stampa specializzata sa benissimo quando nomi grossi come Avicii, SHM, Hardwell, deadmau5 o Tiësto facciano impazzire i propri lettori e generino golosi engagement. I nomi simbolo del periodo 2010-15 annoverano un numero straordinariamente importante e trasversale di fan in tutto il globo e riescono ancora a generare una risposta di pubblico molto ampia, sia online che offline. Per questo, se si fa la rassegna stampa dei maggiori siti che parlano di musica elettronica, non passa una settimana senza che ci sia una notizia che li riguarda. Anche e soprattutto su fatti extra-musicali. La strategia è quella di tenere incollati alle proprie pagine tutte quelle persone che si sono avvicinate al mondo della musica elettronica negli scorsi dieci anni e che continuano a rimanere legati nostalgicamente a quel momento indimenticabile in cui tutto il mondo sembrava pendere dalle labbra di un pugno di sonorità big room. Alesso, Afrojack, KSHMR, W&W, Nicky Romero, Steve Aoki – e molti, molti altri – sono nomi che hanno contribuito alla diffusione dell’EDM a livello globale ma che, oggi, hanno davvero poco da dire dal punto di vista musicale. Nonostante una mancanza ormai cronica di “peso specifico”, quelli sopra menzionati rimangono nomi di cui si parla frequentemente in decine di testate sia europee che, soprattutto, americane.

 

Il fenomeno Hardwell rientra in questa casistica. Dopo essere stato meritatamente uno dei dj più influenti al mondo, Robbert ha deciso di ritirarsi dall’attività di djing quando ormai era in una fase discendente della sua carriera. Così facendo, però, è riuscito in maniera molto furba a “congelare” la sua posizione e a farsi ulteriormente rimpiangere da legioni di fan che lo vedono ancora come uno dei rari esponenti dell’unica vera musica elettronica da main stage: la big room. Ottima mossa. L’eco mondiale di una mera speculazione derivata prevalentemente da questo forte senso di nostalgia è la prova vivente di tutto questo. La sola idea della sua presenza ha riacceso quelle decine di migliaia di fan che vigilano sul ritorno del loro paladino. Musicalmente superato, con un’etichetta scarsamente influente sulla scena musicale, Hardwell sembra tuttavia essere ancora in grado di riaccendere quella miccia che per anni lo ha tenuto in cima al mondo. La vera domanda, a questo punto, è: abbiamo davvero bisogno di Hardwell? Siamo così legati al passato da non riuscire a slegarci dalle nostre seppur leggendarie radici? Solo il tempo saprà risponderci. Ciò che sappiamo per certo è che chi non si rinnova, finisce. E viene dimenticato in fretta, troppo in fretta in un mondo che corre ormai velocissimo e ci bombarda di input, e novità irrinunciabili ogni secondo.

Tornando a ciò che abbiamo detto in apertura, il presunto Hardwell mascherato rientra perfettamente in tutte e tre le casistiche che vi abbiamo illustrato: identità misteriose (chi si cela dietro la maschera?), cameo inattesi (da dove spunta Mr X?) e suggestioni evocative (è davvero una coincidenza che esattamente un anno dopo il suo ritiro Hardwell sia all’ADE?). Un caso da manuale che aiuta a comprendere come il mondo della musica elettronica, sebbene abbia fatto incredibili passi avanti nella sua capacità di rinnovamento e penetrazione nel mondo dell’entertainment a 360°, sia legato al proprio recente passato più di quanto immaginiamo.

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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