Martedì 22 Ottobre 2019
Esclusiva

Il ritorno del vinile: parte 4 (una moda passeggera?)

 

Quarta puntata dello speciale sulle stamperie di vinile, con interviste ai principali esponenti specializzati nella stampa espressa e al dettaglio, parte integrante dello speciale “Il Rilancio del Disco” pubblicato sulla versione cartacea di DJ Mag Italia. Un approfondimento che trova posto on-line e che riapre con con la seguente domanda: si tratta solo di una moda passeggera?

 

 

 

 

Marco Pollini (1st Pop): Non credo, il vinile resiste e cresce, il vinile resterà sempre, soprattutto se educhiamo le nuove generazioni alla cultura e all’ascolto del vinile, alla voglia di scoprire una musica nuova o del passato ascoltata dai solchi del disco, un suono limpido, pulito ed unico. Anche la copertina del vinili, cosi’ grande e colorata, è una vera opera d’arte.

Alessandro Ferrante (Mr Vertigo Vinyl Records): Per i veri appassionati di musica il vinile non è mai tramontato. Adesso viviamo un periodo in cui c’è una forte valorizzazione del disco dovuta soprattutto all’avvicinamento a questo prodotto da parte di generazioni che sono nate e cresciute con il cd. Crediamo che chiunque vuole e vorrà toccare con mano la musica che ascolta, sceglierà sempre il vinile.

 

 

 

Cristian Adamo (Vinilificio): Le mode per definizione sono passeggere, altrimenti non sarebbero mode. Il vinile è più che altro una cultura. La musica liquida è lo strumento per cui si consuma la musica. Il vinile invece è un modo per ascoltare musica. Sicuramente in un prossimo futuro ci saranno delle flessioni di mercato, ma il vinile è e rimarrà il supporto per ascoltare la musica, tutto il resto sarà dominio della musica liquida e della musica dal vivo.

Alessandro Neri (Fader): Moda è una parola grossa, diventa di moda una cosa che hanno o fanno tutti o quasi; qui parliamo, a nostro avviso, di una nicchia, sicuramente risorta e in forte espansione, con grandi margini di crescita e che comunque non potrà mai raggiungere i livelli ottenuti nei decenni del secolo scorso. La cosa positiva è che tanti giovani, le nuove leve, sia dj che produttori che artisti o band musicali, anche se non hanno vissuto epoche in cui era normale trascorrere un sabato pomeriggio dentro a un negozio di dischi, adesso sentono la voglia e il bisogno di concretizzare su un supporto analogico e dall’incredibile fascino la propria musica, le proprie idee e la propria creatività. È su di loro che occorre investire, la vecchia guardia, quella pura, non ha mai mollato.

 

 

 

 

Giuseppe D’Alessandro (ApparelVinyl): Credo che come un’onda anche il vinile subirà discese e godrà di momenti felici. Non credo sia una moda però, ma uno stile di vita, o di cura delle cose che ci piace ascoltare, o semplicemente collezionare. Il vinile è un’opera d’arte come altre.

Filippo De Fassi Negrelli (Phono Press): Sicuramente una componente dovuta alla moda c’è. È un fenomeno il cui futuro dipenderà dall’incrocio tra domanda e offerta: attualmente l’offerta a livello globale è troppa per la capacità produttiva, tutti i fabbricanti sono intasati e quindi il fenomeno rischia di implodere da solo. E l’espansione della capacità produttiva è possibile solo in parte, solo sulla parte relativa alla produzione delle matrici, che ha una tecnologia relativamente semplice che noi stessi abbiamo ampliato all’interno del nostro stabilimento. Ma per arrivare ad aumentare la capacità produttiva globale del prodotto finito serve di più. E ad oggi, nonostante varie email ricevute, anche con proposte di collaborazione tecnica, non ho ancora visto una nuova pressa per stampare i dischi in funzione, in nessuna parte del mondo. Quindi, ci dobbiamo arrangiare con quello che abbiamo.

 

Appuntamento alla prossima settimana con la puntata dedicata alla competizione con la concorrenza straniera.

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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