Martedì 20 Agosto 2019
Esclusiva

Il ritorno del vinile: sesta e ultima parte

 

Sesta e ultima puntata dello speciale sulle stamperie di vinile con interviste ai esponenti specializzati nella stampa espressa e al dettaglio, parte integrale dello speciale “Il Rilancio del Disco” pubblicato sulla versione cartacea di DJ Mag Italia. Un approfondimento che trova posto on-line e che riapre con con le seguenti domande:

 

 

– I professionisti della stampa come giudicano le attrezzature casalinghe che oggi permettono di stampare anche in casa propria un disco in vinile?

– E perché oggi, nell’era del digitale, si dovrebbe optare per un disco in vinile?

 

Alessandro Ferrante (Mr Vertigo Vinyl Records): Conoscendo il lavoro che c’è dietro nutriamo forti dubbi sul risultato che può dare una macchina casalinga. Sono troppi i fattori che possono influire negativamente.

 

Cristian Adamo (Vinilificio): Fare un vinile è relativamente facile, fare un vinile bene è molto difficile. Quello che mi preoccupa non sono quelle poche strumentazioni attualmente sul mercato che permettono l’incisione dei vinili in singola copia, ma piuttosto il rischio che sul mercato circolino vinili di bassa qualità. Questo sarebbe letale. Molti di coloro che acquistano sistemi caserecci per incidere il vinile credono di acquistare un masterizzatore. Non è così, non esistono masterizzatori di vinile. Incidere un vinile bene richiede una grande dedizione che si acquisisce solo con gli anni. La maggior parte di coloro che acquistano questi sistemi infatti dopo qualche mese lo mettono in cantina o lo rivendono.

 

 

Giuseppe D’Alessandro (ApparelVinyl): Non ci sono ancora dei macchinari appropriati. Occorre molta cura dell’ambiente, della punta di diamante che si rompe in men che non si dica, la pendenza: insomma, devi essere un vero appassionato per permetterti di produrre in casa un prodotto accettabile. Bisognerà aspettare qualche genialata della Panasonic o simili, visto che la Vestax ha ritirato dal mercato ormai da tempo il suo VRX-2000, che per di più stampava solo su vinili di casa Vestax.

 

Alessandro Neri (Fader): Per poter dare giudizi seri bisognerebbe testare tali attrezzature; diciamo che sono nate per colmare un vuoto che si era creato ad inizio secolo quando in molti hanno chiuso o cambiato direzione. Personalmente ho solo letto recensioni a tal proposito e non mi sono sembrate negative; ovviamente parliamo di attrezzature costose destinate a pochi.

 

Filippo De Fassi Negrelli (Phono Press): A prescindere dalle attrezzature, l’incisione è un processo che richiede perizia e conoscenza tecnica. Nessuna di queste attrezzature ha finora dimostrato di poter generare un prodotto finale di alto livello, paragonabile a un disco stampato industrialmente. A nostro avviso, possono essere utili come palestra per allenarsi per i potenziali “cutting engineers” del futuro.

 

 

Pertanto, per chiudere: perché oggi si dovrebbe optare per un disco in vinile?

 

Cristian Adamo (Vinilificio): Semplicemente perché il vinile è il modo per ascoltare la musica registrata. La musica digitale così com’è concepita oggi è puro consumo, non ascolto. Non si ascolta l’album ma si ascolta e si vede il video del singolo. Non è l’ascoltatore che sceglie cosa ascoltare ma gli algoritmi delle varie piattaforme di musica in streaming. Il vinile invece è un’esperienza che impone lentezza, impone l’ascolto.

 

Alessandro Neri (Fader): Innanzitutto per differenziarsi da un mercato digitale (download e streaming) ormai ultra saturo, giornalmente aggiornato con migliaia e migliaia di nuove uscite che nessuno ascolterà mai; è un peccato perché a livello artistico ci sono tantissimi prodotti musicali completamente ignorati o che passano inosservati, ma del resto c’è da essere obiettivi, oggigiorno è più l’offerta che la richiesta; se parliamo di musica elettronica per dj si può tranquillamente dire che si potrebbe suonare una playlist di centinaia di brani diversi ogni giorno, molto simili tra loro ma comunque diversi. Fermiamoci e riflettiamo: ha senso tutto questo? Beatport è praticamente fallito. L’unico modo per differenziarsi è fare uscire la propria musica solo ed esclusivamente in Vinile, attraverso negozi specializzati, che vantano una folta clientela esigente ma disposta a spendere e sempre alla ricerca di bella musica. C’è da investire di più, è normale, ma le soddisfazioni sono molto più grandi. Provate a duplicare un vinile, se ci riuscite.

 

Marco Pollini (1st Pop): Dentro al disco in vinile c’è la storia vera, la cultura, l’energia della musica. Vinile e opera d’arte sono una cosa sola.

 

Massimo Monti (MAP): Per il pathos che dimostra un vinile rispetto al cd naturalmente più in analogico che digitale.

 

 

 

 

Giuseppe D’Alessandro (ApparelVinyl): Comprare un vinile oggi significa prima di tutto rendere omaggio alla interminabile lavoro che c’è spesso dietro la sua produzione. Ci vuole molta cura, passione per il suono, e a mio parere la creatività. Trovare tutti questi elementi in un solo prodotto, e per di più toccare con mano quello che da tempo ci hanno abituati a ridurre fino a renderlo un codice numerico: il prodotto digitale è importante per nutrire la nostra conoscenza, simulare un’esperienza, che se vuole però essere vissuta fino in fondo deve trasformarsi in qualcosa di tangibile, reale, o resterebbe solo nell’aria. Non dico che non ci si può emozionare ascoltando da un device, per strada o in macchina, ma di certo la puntina vibrante, anche senza energia, con una semplice manovella, riuscirebbe a farlo con più densità.

 

Filippo De Fassi Negrelli (Phono Press): Io, oltre che proprietario della Phonopress, sono un produttore discografico, arrangiatore e compositore. Qualche volta mi guardo indietro, e ripercorro il mio passato, le produzioni che ho fatto, dal 2000 a oggi, e quando riascolto quelle che sono state stampate in vinile, e le metto sul giradischi, la mia emozione è diversa rispetto a quella che provo riguardando un filmato in Rete o ripescando un qualsiasi link. E sono sicuro che la stessa emozione la provano tutti quelli che decidono di stampare il proprio disco, o quello di un artista della loro “scuderia”, in vinile. In America lo chiamano “piece of music”, credo che sia questo il segreto del vinile. Lo ascolti, lo metti via, lo riascolti, poi magari resta sullo scaffale 30 anni, ma è sempre lì. Non è un file nell’hard disk.

 

Alessandro Ferrante (Mr Vertigo Vinyl Records): Il vinile permette di avere una notevole libertà grafica sulle copertine e l’impatto visivo non è trascurabile per chi si sta promuovendo. Per quanto riguarda l’audio invece, possiamo dire che il vinile e il suo inconfondibile “calore” ci avvicinano alla verità del suono e quindi ci racconta di più sull’artista che lo ha registrato.

 

 

 

 

Qui i link diretti delle puntate precedenti:

Puntata 1

Puntata 2

Puntata 3

Puntata 4

Puntata 5

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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