Domenica 13 Giugno 2021
Interviste

Riviera Clubbing, gli anni ruggenti della riviera in un documentario

Romagna, djing e clubbing: dj, titolari di locali e art director raccontano la nascita e l’esplosione di un fenomeno epocale

Dalla Baia degli Angeli al Cocoricò, passando attraverso Echoes, Ethos Mama e Peter Pan: il documentario ‘Riviera Clubbing – The Movie’ racconta la nascita in Italia della figura del dj e del clubbing. Entrambe avvennero nella Riviera Romagnola, che divenne tra gli anni ottanta e novanta un riferimento mondiale in materia: tutto raccontato con materiale d’archivio – preso anche dalle Teche della Rai – e tante interviste a dj e titolari di locali italiani e stranieri,  con l’accompagnamento di una colonna sonora davvero ragguardevole. A luglio ‘Riviera Clubbing’ sarà presentato in anteprima a Rimini, per poi approdare in diverse sale cinematografiche e partecipare ad alcuni festival italiani e stranieri. Sarà poi il tempo della sua distribuzione sulle piattaforme on line: ogni aggiornamento in materia sul sito ufficiale del documentario, pensato e diretto da Luca Santarelli, storico promoter di festival, serate e locali sia in Italia che all’estero. A lui la parola per raccontare questo progetto ai lettori di DJ Mag Italia.


Come è nata l’idea di questo documentario?
Ho voluto seguire un filo logico, partendo dalla nascita del fenomeno del djing in Italia, che avviene nel 1975, quando a Gabicce nacque la Baia degli Angeli grazie a Giancarlo Tirotti, imprenditore del territorio che aveva vissuto diversi anni a New York; ingaggiò i dj statunitensi Bob Day e Tom Sison, i primi ad introdurre nel nostro Paese la tecnica del mixaggio. Nel 1977 furono sostituiti da Daniele Baldelli e Claudio Rispoli (Moz-Art).

Che cosa aveva la Riviera di così speciale in quegli anni?
Penso che dalla metà degli anni settanta sino alla fine dell’esplosione della house si sia creato qualcosa di molto particolare; la musica ha introdotto nei club molti elementi creativi, che hanno fatto in modo si uscisse dalla dimensione underground. In quel periodo nei locali passavano compagnie teatrali, si creavano scenografie e party a tema. Nessuna nostalgia, soltanto la voglia di testimoniare un periodo molto importante.

 

Sarà possibile tornare a quei livelli?
In questo momento è difficile dispensare consigli o ricette particolari, anche perché certi fenomeni accadono in quanto generazionali. Quello che mi ha più colpito nella realizzazione del documentario è stato il ricordo molto vivo di quell’epoca che i dj stranieri hanno ancora adesso; molti di loro amavano fermarsi in Riviera non soltanto per le serate, maturando così amicizie e collaborazioni professionali che hanno dato vita e fenomeni di portata internazionale. Quando si parla di clubbing, si dovrebbe distinguere tra dimensione artistica e quella commerciale: forse servirebbe reintrodurre nel settore personaggi che curino più la prima rispetto alla seconda. Una considerazione che in questo momento vale un po’ per tutto quanto.

Articolo PrecedenteArticolo Successivo
Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA MAILING LIST

Scoprirai in anteprima le promozioni riservate agli iscritti e potrai cancellarti in qualunque momento senza spese.




In mancanza del consenso, la richiesta di contatto non potrà essere erogata.