Domenica 18 Novembre 2018
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Road to Top 100 Djs: 2002

Apparentemente, un anno senza troppi scossoni. In realtà, l’inizio del regno. Tiësto si insedia al primo posto della classifica, primo non-britannico a riuscirci. Il suo dominio in testa durerà tre anni consecutivi, ma è la club culture a cambiare. Tijs Verwest è il primo one-man-show della musica elettronica conteporanea, capace di portare i suoi show dentro le arene, i palazzetti e poi gli stadi, con concept e produzioni da rockstar. E con lui, l’Olanda diventa il centro del mondo: la dance da sub-cultura si fa industria, entra a gamba tesa nel mercato mainstream, nel pop. Le compilation, il merchandising, l’immagine e una comunicazione radicalmente diverse da ciò che il dj rappresentava fino a quel momento. Da anti-star a fenomeno pop. Fino alle Olimpiadi di Atene, fino agli stadi, e poi fino alla grande cavalcata dei mega festival attuali. Tutto ha avuto inizio con Tiësto . Per il resto, si percepisce forte l’inizio degli anni del dominio trance, genere mai considerato cool ma sempre molto popolare. Ma è anche un periodo di dj di grande qualità: fa un po’ nostalgia leggere nomi come Lee Burridge, Steve Lawler, Danny Howells, Sander Kleinenberg, veri maestri di ricerca sonora e di stile ai piatti.

1 Tiësto
2 Sasha
3 John Digweed
4 Paul Van Dyk
5 Armin Van Buuren
6 Paul Oakenfold
7 Judge Jules
8 Carl Cox
9 Lee Burridge
10 Danny Tenaglia
11 Ferry Corsten
12 Danny Howells
13 Steve Lawler
14 Mauro Picotto
15 Sander Kleinenberg
16 Deep Dish
17 Erick Morillo
18 Lisa Lashes
19 Hernan Cattaneo
20 Roger Sanchez

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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