Domenica 16 Giugno 2019
Interviste

Roger Shah si racconta tra trance e chillout

 

Ci deve essere qualcosa che collega indirettamente i dj trance tedeschi, da ATB a York sino a Roger Shah. Sarà una soggezione per la techno e un amore nascosto e spassionato per le sonorità baleariche e chillout, forse. Roger-Pierre Shah da Esslingen am Neckar, Germania, lo abbiamo incontrato durante l’ultimo Trance Gate. A lui abbiamo chiesto lumi.

Shah ha iniziato la carriera nel ’96, quando la pop trance si apprestava a strizzare l’occhio alle radio con Paul van Dyk e Fragma. Pubblicato su label come Black Hole e Anjunabeats, ha anche fondato un’etichetta tutta sua, la Magic Island, poi ha collaborato con Armin van Buuren e girato continuamente il mondo. Fermandosi per un attimo nella Milano che tutto consuma e poco si informa, in un hotel del centro il dj teutonico si è raccontato a DJ Mag.

 

Ci si aspetta sempre un cambio di rotta sonora da un dj che frequenta molti territori diversi come te. È giusto adattare il proprio sound al gusto italiano?

No. E poi non cambio i dj set in merito a dove sono e dove suono. Il bpm invece varia solo in base alla durata del set: se le ore sono tante, allora preferisco partire piano per poi puntare a un crescendo anche in fatto di velocità.

 

Sono in molti ad aspettarsi un Roger Shah a più facce. Quali sono le differenze tra quello che suoni e quello che produci?

C’è sempre un mood, tra ciò che suono e produco, ed è il comune denominatore della musica più legata alle melodie e al suono balearico. Tratto sempre la musica come fosse la massima espressione dell’arte e quindi ogni mia creazione nasce rispettando le radici di un groove e dal mio modo di pensare di un preciso istante. È musica istintiva.

 

L’unicità ti contraddistingue. Non mi pare ci siano altri Roger Shah e altre Magic Island in circolazione, non credi?

Molte etichette sono vicine a un genere preciso, e risultano molto specializzate, invece Magic Island è più trasversale anche se legata a quello che è il suono dell’isola che io amo e cioè Ibiza.

 

 

 

 

York, ATB, tu stesso: diversi dj tedeschi sono legati a un mondo vicino al chillout. Perché?

Penso che tutto parta dagli strumenti tradizionali, che molti miei colleghi prediligono. York ad esempio è un grande musicista, oltre che un mio amico, e ha un suono molto piacevole e balearico. Ma anche ATB ha delle doti davvero particolari, è un vero talento.

 

La trance si sta muovendo verso l’EDM-big room da festival?

Sì, ma è solo per fare cassetta, per fare più serate possibili. Io però non voglio cambiare: preferisco fare meno date, ma fare quello che mi detta il cuore e non il portafogli. Questa storia della ripetitività del breakdown, del buildup e del drop a me non va giù: mi annoia tremendamente.

 

Quindi cosa potremmo ballare durante i grandi eventi?

Più techno, più suoni duri. L’elettronica sta cambiando in tutto il mondo e bisogna solo stare aggiornati ai nuovi corsi sonori. D’altro canto servirebbero più melodie, sicuramente.

 

Su Magic Island è finito anche un pezzo molto particolare: ‘John Lover’ di NotAndrew e Alain Ducroix. Come hai scoperto questi ragazzi italiani?

È una dritta dello stesso Alain Ducroix: in realtà lui mi ha messo in contatto con il team dei DeepRock, che ha prodotto il remix che mi ha ribaltato dalla sedia. È un brano che mi piace, aspetto solo che i ragazzi lavorino su del nuovo materiale.

 

 

 

 

Le tue compilation, anche fisiche, in formato cd, vendono nonostante la crisi. Come fai?

Il mercato è 80% download e 20% cd o vinile: la cosa buona è che io ho un pubblico molto eterogeneo e trasversale, con una fanbase molto forte fatta di giovani ma anche di gente più in là con l’età. Forse è merito del mio suono.

 

Perché nella trance non vengono impiegate voci black?

Le voci nere sono più soul e adatte alla house music. La trance è più vicina al mondo della new age e delle voci bianche.

 

Perché Ibiza ti ha colpito e condizionato?

Perché è un mondo e un mercato a sé. Ibiza è tutto, è laboratorio ma anche mainstream, è industria musicale ma anche posto in cui rilassarsi. Luoghi come il Café del Mar sono unici e speciali per chi, come me, fa il mestiere di dj producer.

 

 

 

 

Si può parlare già di un erede di Roger Shah?

Sì, ci sono in giro tanti bravi ragazzi e se posso li pubblico sulla mia label. Non voglio fare torti a nessuno quindi invito solo ad andare sul mio Soundcloud per scoprire veri newcomer.

 

Come si fa a sezionare e classificare il tuo stile? Fa fatica pure Beatport.

Non saprei. Il bpm non è tutto ma incide molto in un genere. A volte etichettare le cose è un male. Ma è d’obbligo perché è comodo.

 

Magic Island è formalmente nata grazie a Black Hole Recordings, poi cosa è successo?

Per anni siamo stati con Armada e successivamente siamo tornati con Black Hole grazie a un rapporto intenso con Arny Bink: una strettissima collaborazione che ci ha portati a lavorare di nuovo insieme.

 

Questa storia che sei un dj trance molto legato alla Balearic beat non sembra ti possa togliere dalle costanti competizioni con i big, ovvero a sfide dirette con mostri sacri come Armin van Buuren?

Chi gestisce e organizza serate mi contatta sempre per sapere che dj set farò, proprio perché sono un personaggio eclettico. Io non sono in competizione con nessuno. E nella stessa condizione ci sono ATB e York: noi non ci siamo mai schierati dietro la bandiera di un preciso genere musicale.

 

 

 

 

Articolo PrecedenteArticolo Successivo
Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA MAILING LIST

Scoprirai in anteprima le promozioni riservate agli iscritti e potrai cancellarti in qualunque momento senza spese.




In mancanza del consenso, la richiesta di contatto non potrà essere erogata.