Giovedì 03 Dicembre 2020
Interviste

Róisín Murphy: a cuore aperto sul disco nuovo, sul clubbing, su Battisti, sull’Italia

È uscito ‘Róisín Machine’, il nuovo album della cantante, ed è l'occasione per un'intervista a cuore aperto su tutta la musica che ama, sulla sua vita e sui suoi progetti

Foto: Adrian Samson

Chi è Róisín Murphy? Una cantante? Un’icona? La sua è una di quelle rare personalità che hanno saputo ritagliarsi una posizione unica e intoccabile nello scenario sempre più affollato della musica da club, dove tra dj, performer, producer, nani e ballerine, ogni giorno c’è una novità che si prende le luci della ribalta. Eppure, lei è sempre lì, amatissima, indimenticata nonostante negli ultimi anni si sia dedicata più a dischi che avevano a che fare con la sperimentazione personale che con la ricerca delle hit. Come se non ne avvertisse l’esigenza, dopo i fasti degli anni con i Moloko e il primo periodo solista che l’ha vista ergersi a regina indiscussa dello stile, da ascoltare e da vedere.
Chi è Róisín Murphy? Nel 2020, la domanda è più interessante che mai, visto che la Signora ha da poco pubblicato un nuovo album, ‘Róisín Machine’, che sembra riconciliarla con le sue origini musicali e allo stesso tempo andare oltre: la house e Battisti, la disco e la canzone, uno spirito balearico e lo slancio verso il futuro della dance.
Tutti argomenti che abbiamo approfondito insieme a lei, in una di quelle interviste che si rivelano anche meglio di come immaginavamo.

 

Disco, house, un certo gusto “classicamente dance”. Sono i colori che vedo sulla tavolozza del tuo nuovo album ‘Róisín Machine’. Ci vedo bene?
Sì, certo. Sono nel mio DNA. Ho vissuto a Sheffield durante gli anni ’90, quando stavo con Mark Brydon ed eravamo i Moloko. E significa essere andata a un sacco di feste, nei club 3/4 volte a settimana, essere dentro quella scena in quegli anni. Poi ho iniziato anche a fare la dj, e più tardi ho smesso… così quando ho lasciato Sheffield, ho mollato un po’ quel genere di musica e di abitudini, diciamo dopo le hit del ’98/’99. La scena era cambiata, era diventata più mainstream rispetto ai primi anni ’90, al ’93. E io avevo bisogno di altra musica. Ma anni dopo, quando avevo terminato la lavorazione del mio album ‘Overpowered’, ricordo di aver pensato che avrei voluto andare più a fondo con la house e la disco, avrei voluto approcciare nuovamente questi generi ma in modo più… più corretto, ecco. E così questo nuovo album è un mix di house, funk, electropop, un po’ di Depeche Mode, un po’ di avanguardia sovversiva, e il bello è che è tutto naturale per chi come me viene da lì, da quel tipo di humus musicale. Quindi sì, è la mia risposta definitiva: ci sono la disco e la house in questo disco, nella loro accezione più pura.

Il titolo sembra quasi una dichiarazione da supereroina, ma anche da juke box: “la macchina Roisin, qui per fare di tutto e di più”, oppure “eccomi qui, per cantare di fronte a voi a comando”. Qual è la giusta interpretazione di ‘Róisín Machine’?
Aahahah! Quanta filosofia! Sai, credo che il mio lavoro sia un po’ borderline, nel senso che anche per essere una cantante sono molto sicura di me stessa, molti mi dicono che ho uno charme naturale, che sono disinvolta, ma in realtà sono anche timida, e questa mia spavalderia è una sorta di reazione. Perché, come ogni performer, sono “schiava” di quello che si fa sul palco e di ciò che la gente si aspetta da me e dal personaggio che mi sono costruita nel tempo. Che se vuoi, è proprio la “Róisín Machine”, che tu la voglia veder come un juke box o come una supereroina. Io sono sempre me stessa ma è un equilibrio sottile, molto complicato.

Ascoltando alcuni brani del disco ho avuto l’impressione di sentire dei riferimenti ai Blondie più dance, quelli di ‘Heart Of Glass’, per esempio. È così?
Mmm… sì. In realtà si tratta di un clash di sensazioni, tutte quelle da cui sono uscita come persona e come artista, è la mia formazione. Dalla musica a come ci si veste: dance, punk, hip hop, non c’è mai una direzione sola. Proprio come avveniva nei Blondie. E pure la musica è un mix di queste esperienze. Mi piace l’idea di un “dancefloor evoluto”, con tutte quelle influenze: mi viene in mente Larry Levan, il suo modo di essere dj e di editare i pezzi. ‘Róisín Machine’ è un “remix della disco”. È un album disco, ma come potrebbe esserlo Barbara Streisand, come potrebbero esserlo gli Earth, Wind & Fire, come potrebbe esserlo Sylvester… un cocktail di quella scena. Penso ai primi dj americani come François Kevorkian: un modo incredibilmente nuovo di intendere la musica e il dancefloor, che tutt’oggi emana una sua influenza, un’onda lunga.

 

Qualche tempo fa hai cantato una cover di ‘Ancora Tu’ di Lucio Battisti, anche quella ti ha ispirato per questo lavoro?
Credo di aver imparato molto sulle canzoni italiane proprio da quel brano. Non solo: anche a livello di performance, da Battisti, Patty Pravo, ho visto molti dei loro show alla TV. E ho imparato, sto imparando molto sulla cultura italiana attraverso quelle canzoni. ‘Ancora Tu’, ad esempio, non è una canzone “anthemica”, è più come una conversazione, c’è quest’uomo così moderno, non per forza ego-riferito, che vuole fare il duro, quello tutto d’un pezzo, ma poi via via ammette la sua fragilità e la sua voglia, anzi la sua necessità di stare con la donna con cui dialoga nel pezzo. Non è un brano da stadio, non è uno di quegli anthem semplici alla ‘We Are The World’, eppure la cantano e la conoscono tutti in Italia. Se ci pensi non è un fatto scontato. E ha acceso un fuoco nella mia immaginazione. Ho preso molto dal songwriting italiano.

Che rapporto hai con l’Italia e con la sua cultura? Vivi in Italia?
Vivo a Londra con il mio compagno italiano. Ho una sorta di connessione con l’Italia. Ero a Ibiza qualche settimana fa, sono stata a una cena con qualche amico, e tornando verso casa mi sono fermata a comprare della focaccia in una panetteria italiana. È una cosa tipicamente italiana, questa dello spuntino notturno con le focacce o le pizzette calde. Lo so. E insomma, è finita che mi hanno chiesto se fossi italiana, nonostante l’accento e i miei tratti decisamente irlandesi. Però mi sento molto vicina ai modi e alla cultura italiana, per tanti versi. Mi ci trovo bene.

Avevi in mente di andare in tour con questo album?
Certo, non vedevamo l’ora, ma adesso è un problema, e l’unica cosa che possiamo fare è inventarci soluzioni alternative. Nel mio caso, abbiamo girato un film con la band per cercare di fare qualcosa e non stare fermi. Senza pubblico, in uno spazio industriale fantastico, un warehouse pieno di luci e con una scenografia e un palco da stadio al centro di questo complesso vuoto. Sarà davvero suggestivo. Potrete vederlo il 14 novembre su Mixcloud, sui miei social comunicherò tutto. È un esperimento, ed è un costo notevole che non verrà in alcun modo recuperato. Ma se non lo facciamo ora, quando? Restiamo creativi.

 

Hai avuto prima una carriera gloriosa con i Moloko; poi i tuoi primi lavori da solista ti hanno resa immortale. Ora come ti confronti con la tua carriera? La mia impressione è che tu ti senta più libera, non te ne importa molto di badare a fare successi da radio o popolari, o di metterti in posa…
Penso che sia sempre stato così per me. Ho sempre fatto musica proprio per sentirmi libera. Ma oggi il mio catalogo è pieno di hit e non devo più sentirmi addosso quella pressione di dover fare dei pezzi che funzionino perché significa sistemare la propria vita anche a livello di benessere economico. Ogni volta che ho fatto un disco, mi sono sentita libera e mi sono divertita molto, facendo esattamente ciò che mi sentivo di fare. ‘Overpowered’ è stato un grande successo commerciale ma anche l’occasione in cui avevo più responsabilità, era tutto sulle mie spalle. Infatti feci rifare il mix tre volte, la prima a Las Vegas e non ero soddisfatta; poi a New York, e infine in uno studio di Londra. Avevo il controllo totale, furono spesi molti soldi, credo sia stata una delle ultime stagioni in cui una produzione abbia potuto essere così opulenta. Oggi con ‘Róisín Machine’ è tutto più do it yourself, dal video che abbiamo girato a Ibiza alle sessioni in studio. Ma è la prassi per la maggior parte dei progetti discografici.

Ti guardi mai indietro?
Sono nostalgica e melanconica. Sono sempre stata attratta dalla musica, fin da ragazzina, e andavo a cercare i vecchi dischi per trovarne qualcosa di buono. Fin da allora ho sviluppato il senso per la nostalgia, per un tempo che non c’è più e che a me sembra bellissimo. Poi chiaramente non bisogna esserne schiavi, bisogna riportare nella propria musica quel senso elevato di cura per le canzoni che amiamo e troviamo grandi nel passato e che sono parte della nostra formazione. Se invece parli di un “guardarmi indietro” a livello di carriera, di cosa ho fatto, dei miei successi, sì, ogni tanto come tutti ripenso a tanti momenti meravigliosi, a concerti, show in TV, classifiche. È normale. Ma senza crogiolarmi nel passato. Anzi, si vive per fare cose nuove, per il futuro.

Dopo tanti anni e tante incarnazioni da cantante dance, house, soul, pop, glam: qual è la tua anima musicale più profonda?
Eh… probabilmente soul. È lì, dove mi perdo nel groove.

Qual è il tuo rapporto con la musica da club? Sei una che va molto nei club?
L’ultima volta è stata un anno fa, ho suonato al Panorama Bar e sono stata lì tutta la notte, persa nella musica, sono scesa nella sala grande del Berghain che per me ha l’effetto di una cattedrale, a suo modo, eppure suona in modo cristallino, la musica ti avvolge letteralmente. E insomma avevo perso tutti, mi hanno cercata per ore, ma ero semplicemente lì a ballare. Ed è un’esperienza mistica, va oltre il divertimento.

Sono completamente d’accoro. Proprio al Panorama Bar mi è capitato di trovarmi da solo, alla fine di un set dei Bicep, una mattina molto presto, e di pensare “sono felice, non vorrei essere da nessun altra parte, ora”.
Ah, guarda, ti capisco! Sono stata tante volte a ballare da sola, per scelta, eh. Andare in un club per la musica, per il dj, per essere lì. Per l’esperienza. È magico.

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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