• LUNEDì 05 DICEMBRE 2022
Clubbing

Roof Club, il club che non ti aspetti nel posto che non ti aspetti

un locale a Isernia (!) in Molise (!!) che si appresta a debuttare con la sua decima stagione e ha una programmazione orgogliosamente underground (!!!). Non è un meme. È tutto vero

“A me piace conoscere e coccolare i dj che vengono a suonare da noi: se posso vado a prenderli in aeroporto, ci mangiamo una pizza insieme, cerco di costruire un rapporto umano…”. Paolo Fava (socio insieme a Diego Capece del Roof Club) ha la voce serena e gioiosa di chi sta raccontando qualcosa di bello, qualcosa che lo rende orgoglioso e lo fa stare bene. La sensazione è di sentire uno che mi sta parlando dei suoi figli più che di un locale. Ed è una splendida sensazione. È la sensazione di avere a che fare con un modo di intendere la notte, e questo mondo, con una genuinità che forse si è persa via negli ultimi anni di pesante globalizzazione e industrializzazione del settore.

Paolo Fava è il proprietario di Roof Club, un locale a Isernia (!) in Molise (!!) che si appresta a debuttare con la sua decima stagione e ha una programmazione orgogliosamente underground (!!!). Non è un meme. È tutto vero. In una cittadina di 20mila abitanti, in una regione spesso oggetto di ironia per le sue minuscole dimensioni e per una posizione geografica piuttosto nascosta, da dieci anni si balla con alcuni dei dj più cool in circolazione. “Tanaka, Melchior – Spacetravel, Margaret Dygas, Andrew James Gustav, Leon, Steve O’Sullivan, per dirtene qualcuno” prosegue Paolo. Ma non solo. Era diventato uno dei club preferiti di Claudio Coccoluto, che l’aveva conosciuto grazie a una serie di conoscenze comuni e per il legame di amicizia con Luca Vera, storico collaboratore di Claudio.

La storia è quella abbastanza comune di un appassionato che si trova davanti all’occasione di mettersi in gioco e aprire un posto tutto suo: “il Roof è nato nel 2013 un po’ per caso, io all’epoca avevo un cocktail bar a Isernia, ero appena tornato dalla Spagna e il mio attuale socio, Diego Capece, veniva nel mio bar a suonare. In città c’era questo locale che si chiamava Big Apple e aveva appena ri-aperto, negli anni ’90 si chiamava Astrolaunch, ed è storicamente il perno della cultura underground in Molise. Un giorno Diego venne da me proponendomi di acquistare il locale, visto che i proprietari lo vendevano. Una follia. Ma abbiamo fatto questo passo, e un poco alla volta, con piccoli interventi e cambiamenti di rotta, l’abbiamo portato dov’è ora”.

Insomma, la storia sembra quella di chi prende il coraggio a due mani e porta in provincia un suono e una mentalità che di provinciale hanno poco, molto poco. Qualcosa che era più comune sentire negli anni ’80, nei ’90, quando non c’era internet a far arrivare lo stato dell’arte dei dj e dei locali più cool del pianeta negli occhi e nelle orecchie degli appassionati, e quando era più difficile centralizzare interessi e consumi. Ma oggi, la provincia è resa spesso arida ed è  prosciugata proprio dall’accessibilità, dalla voglia di essere al centro di tutto invece di cercare di rendere il proprio posto il centro di qualcosa. Ma Paolo e Diego prendono il coraggio a due mani: “non avevamo le idee tanto chiare se non su una cosa: volevamo tentare di costruire un club, non il classico posto di provincia con il revival anni ’80, la house, il latino etc…” . Una sfida difficile, impegnativa. Eppure, vinta.

 

Roof Club a Isernia ha inaugurato sabato 22 ottobre la sua decima stagione, forte di una storia consolidata, prestigiosa. “Il primo ospite è stato Sable Sheep nel febbraio 2014. Nel 2015 il mio amico Pierluigi, che ora non lavora più con noi, ha dato la svolta, avendo lavorato a Ultrasuoni, essendo tecnico del suono laureto a Milano, mi ha aiutato in modo decisivo con un cambio dell’impianto e con tutta una serie di upgrade che hanno portato il club a un livello competitivo nel nostro mondo… abbiamo costruito una consolle in muratura, le pareti dipinte di nero come fossimo a Berlino, e da lì fino ad oggi, pensa che inauguriamo la decima stagione. Gigi ci ha salutato quasi subito, però sono arrivati altri collaboratori formidabili, come Luca Vera che ha portato a sua volta personaggi come Claudio Coccoluto che ogni anno tornava a suonare da noi ed era ormai di casa”. E non finisce qui, perché nel 2015 Paolo e Diego, insieme ad Antonio Guerrieri e Francesco Follieri aprono lo 011 a Pescara. E nel 2018 è la volta di Roof Records.

E il futuro? “Gli ospiti già programamti per i prossimi mesi sono Leon, tINI, Luca Vera, Space Travel, Zip, Sugafree, i ragazzi di Slap Funk Records. Non è male considerando anche il monento di riconfigurazione e di risacca che sta vivendo il settore”.

Roof Club è una case history particolare, rara, bellissima, da preservare con cura. È lo specchio di un clubbing possibile, non è l’unico, ma certamente è parte di qualcosa che anni fa costituiva il tessuto connettivo della club culture del nostro Paese, quello in cui la provincia attirava suoni e nomi all’avanguardia. Una realtà, come le altre dello stesso stampo, da salvaguardare, da supportare, da raccontare.

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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