Giovedì 05 Agosto 2021
Interviste

Sasha e la luce in fondo al tunnel

L’iconico dj e producer inglese racconta il suo progetto LUZoSCURA: playlist, compilation e un programma su OpenLab

Foto di Jimmy Mould

Che cosa distingue un dj da tutti gli altri? La capacità di rinnovarsi, senza mai abdicare al suo credo musicale: non è una questione di semplice coerenza, ma di avere una visione e una prospettiva. Caratteristiche che fanno parte al 100% del DNA del gallese Alexander Paul Coe meglio noto come Sasha. Classe 1969, nel 2000 è stato il numero uno nella DJ MAG Top 100 Djs, dove è stato capace di piazzarsi tra i primi cinque dal 1997 al 2005, mentre le sue compilation ‘Northern Exposure’, realizzate insieme a John Digweed sono entrate nella storia. Prossimo a festeggiare i primi dieci anni della sua label Last Night On Earth, quest’anno Sasha ha lanciato il suo nuovo progetto LUZoSCURA: una playlist su Spotify, un radio show sulla radio ibizenca OpenLab e una compilation uscita nelle scorse settimane. Selezioni di gran qualità, un ottimo motivo per un’approfondita intervista con uno dei pochi deejay incapace di essere banale.

 

LUZoSCURA. Come nasce questo nuovo progetto? Partiamo dal nome.
LUZoSCURA significa luminosità e oscurità e la musica sa possedere entrambe queste caratteristiche. La compilation appena uscita rappresenta in pratica l’evoluzione della sua playlist su Spotify: un percorso iniziato da anni con mio cognato Ben, il cui ottimo sound non si conciliava con i miei set. Aggiornavamo la playlist ogni due settimane, con una sua fisionomia sempre più definita, anche perché più il tempo passava e più la domanda di tutti i dj (quando si torna a suonare?) era sempre più senza risposta. La compilation è stata una naturale conseguenza, una selezione che ritengo di gran qualità, anche perché le tracce a disposizione erano davvero tante.

Nel frattempo LUZoSCURA è diventato anche un radio-show su OpenLab, dove viene trasmesso una volta al mese.
Vivo a Ibiza e ascolto tanto OpenLab: ha un ottimo sound e tanti dj interessanti che trasmettono. Volevo qualcosa di diverso, di nuovo, di fresco. Non potevo che approdare ad OpenLab.

Come descriveresti la musica di LUZoSCURA?
Ad un primo ascolto può sembrare distante dal mio sound abituale, in realtà contiene molti contatti e punti di riferimento con quello che ho sempre suonato: una sorta di evoluzione, a metà tra l’ambient e il melodico, con tanti riferimenti e punti di contatto in particolare con le selezioni mie e di John Digweed per le compilation Northern Exposure. Grazie a Spotify, all’intelligenza artificiale e agli algoritmi sto continuando a scoprire nuovi artisti, così come altri produttori che conosco da anni non finiscono di stupirmi: con LUZoSCURA tengo presenti entrambe le categorie ed è fantastico poterle unire e metterle a confronto.

 

Sei stato uno dei primi dj capaci di diventare un riferimento per tutti gli altri. Che effetto fa? Senti una sorta di responsabilità al riguardo?
Essere considerato una guida fa indubbiamente piacere. Adesso chi si affaccia all’industria musicale ha molta più attenzione e protezione grazie a momenti di ritrovo e confronto come l’IMS di Ibiza, così come non mancano tanti contenuti disponibili in rete, in particolare per quanto riguarda l’attenzione sempre crescente e partecipata nei confronti della salute fisica e mentale. Quando ho iniziato io non esistevano tutti questi riferimenti e si cresceva soltanto attraverso i nostri errori: imparare dai propri sbagli è sempre e comunque una pratica utile.

Accennavamo a Northerh Exposure: una collana di compilation ed un sodalizio con John Digweed che non è esagerato definire evergreen.
Per ripetere un’esperienza del genere adesso servirebbe musica inedita, che forse ancora non esiste: se vogliamo, lo stesso approccio che ha permesso di dare vita a LUZoSCURA. Con Northern Exposure siamo stati fortunati ad arrivare prima degli altri: a pensarci è stato incredibile aver trovato questa autentica miniera d’oro musicale, perfetta per essere suonata negli afterparty quando sorgeva il sole. Musica che non è mai passata di moda, come se la gente non aspettasse altro!

 

Da allora come è cambiato il clubbing?
Adesso è tutto più grande, ci sono autentici villaggi globali di clubber. Molto è cambiato, con fasi talvolta più dark e minimal, ma certe cose invece non cambieranno mai: perdersi nella musica, sintonizzarsi sulla stessa linea d’onda con il dj e con una serie di estranei nella stessa location. Sensazioni ed emozioni che spiegano perché il clubbing non morirà mai.

Che cosa è cambiato in meglio e che cosa in peggio?
Le strutture attuali dei festival e dei club sono molto più sicure, così come il pubblico è più attento in tutti i suoi comportamenti. Il livello e la qualità degli eventi si sono alzati tantissimo, basti pensare al soundsystem del fabric: ogni volta che si va in un locale si resta stupiti per tutti i miglioramenti, soprattutto confrontandoli con certi impianti – autentiche porcherie – con i quali sono stato costretto a suonare negli anni Novanta. Non vedo di buon occhio invece il fatto che i social media abbiano tolto buona parte della magia e del mistero del clubbing, con tutte le persone presenti sempre troppo impegnate a fare video e foto con i telefonini.


Come ti immagini il ritorno al clubbing e ai festival?
Difficile dirlo, sino a quando non ci saranno certezze per le riaperture in piena sicurezza: tutti gli addetti ai lavori sono pronti a ripartire, ma è ancora presto per pensare ad un calendario con date e serate. Credo che dobbiamo tutti ragionare su una ripartenza piena per settembre e ottobre con un conseguente effetto domino per tutte le programmazioni.

Qualche nome ancora non conosciutissimo da suggerire ai nostri lettori?
Tra gli emergenti segnalo Rival Consoles, Tryphème, QRTR, Felsmann + Tiley. Tra quelli più consolidati punterei l’attenzione su The Micronaut – il suo album Olympia (Summer Games) è stato il mio preferito durante il lockdown – Lau.ra e MJ Cole.

 

Progetti per questa estate?
Sto lavorando all’anniversario per I primi dieci anni della label Last Night On Earth, con nuova musica che testerò nelle prossime settimane.  LUZoSCURA proseguirà a sua volta con diversi eventi, così come ho appena finito un remix per Perry Farrell che uscirà alla fine dell’estate.

I tuoi favoriti tra gli italiani?
Ricordo con grande rispetto e piacere Alex Neri, Joe T Vannelli e Fathers of Sound, grandi protagonisti con le serate e i tour di Renaissance al suo apice. Ultimamente apprezzo molto i Tale Of Us. Ho suonato tante volte in Italia, ho ottimi ricordi di tanti party warehouse a Milano e del Cocoricò a Riccione.

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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