Lunedì 17 Maggio 2021
Interviste

Liberarsi di tutto, divertirsi, il piacere di suonare: il nuovo disco di Saturnino

Il nuovo disco del leggendario bassista è un EP liberatorio, divertente e divertito, ed esce su una delle label più cool del panorama italiano: Rollover Milano Records. Abbiamo raggiunto musicista e produttori per un'intervista doppia

Foto: Andrea Lombardo

Saturnino Celani, per tutto il mondo semplicemente Saturnino, non ha certo bisogno di presentazioni. Bassista di chiara fama e di smisurato talento, dj, musicista e personalità emersa con forza anche a livello extra-musicale, è una persona magnetica e irresistibile, capace di essere scherzoso oltre ogni limite e poi, un attimo dopo, di slanci di profondità di pensiero rari. E questa caratteristica si connota anche nel suo modo di essere musicista: perché una dote indiscussa di Saturnino è quella di saper passare dal suo posto in una band, con degli spazi precisi, al jazz, al funk, fino ad abbracciare senza problemi la dance e tutta quella musica per anni ritenuta, in modo piuttosto snob, “facile” da molti strumentisti, e di cui invece uno come lui ha sempre intravisto le infinite possibilità e l’infinito divertimento. Divertimento che trasuda dal nuovo disco di Satu, ‘Satelliti’, un EP prodotto da Davide Ferrario (chitarrista di Max Pezzali e musicista con collaborazioni importanti in curriculum, come quella con Battiato, ad esempio) con la supervisione di Pierpa Peroni, e pubblicato da Rollover Milano Records in collaborazione con INRI/Metatron. Un progetto anto e coltivato tra amici, appunto, persone che si conoscono e si frequentano da tempo, in un clima giocoso, rilassato, con la voglia di fare party e di unire della buona musica a una sana dose di ironia (e scoprirete perché leggendo l’intervista e ascoltando i brani).

Abbiamo raggiunto Saturnino e Rocco Fusco di Rollover (titolare insieme a Tiberio Carcano e Marcellina Di Chio di Rollover Records) per farci raccontare tutto di questo EP.

 

Come è nata l’idea di fare un nuovo disco dopo tanti anni?
Saturnino: L’idea è nata alla festa di compleanno per i 60 anni di Pierpaolo Peroni, storica figura della discografia italiana e mio amico di lunga data. Quella sera all’Apollo, il club di Tiberio e Marcellina, Pierpa metteva i dischi e divideva la consolle con Todd Terry, leggenda della house mondiale. Era un periodo in cui ero da poco tornato single e spesso uscivo con l’idea di rimorchiare, ma quella sera ricordo che mi persi nel flusso della musica e dell’atmosfera del locale. Con noi c’era anche Davide Ferrario, musicista e producer eccezionale, con cui un paio di giorni dopo mi trovai in studio per buttare giù delle tracce, sotto la supervisione di Pierpa e sulla scorta delle sue parole di quella sera: “dovresti farlo tu un disco così!”.

Quindi il team di ‘Satelliti’ siete tu, Davide e Pierpa?
Esatto. Davide come produttore e Pierpa che si muoveva come uno stylist: noi avevamo le risorse, gli strumenti, lo studio, no? E Pierpa ci dava una direzione, una supervisione. È stato come fare un disco dall’approccio hip hop ma con gli strumenti e il know how di Davide oltre ai campionamenti… ricordo una frase di Davide che racconta molto bene lo spirito con cui abbiamo lavorato: “pensa come se il basso fosse la tromba di Miles Davis, tu devi creare l’abito ai beat che ti mando”.

E tutto questo com’è arrivato nelle mani di Rollover?
Rocco: Ci ha pensato sempre Pierpa, ad aprile dell’anno scorso ha cominciato a girare delle tracce a me e Tiberio, dicendoci “ma perché non lo facciamo uscire sulla vostra etichetta?” ed è andata così. Poi chiaramente con l’esplosione della pandemia abbiamo rimandato e riprogettato tutto, e siamo usciti soltanto adesso. Perché il covid e lo stop alle nostre attività di gestori e promoter ha bloccato tutto, e per un po’ ci siamo fermati anche dal punto di vista discografico, abbiamo visto Milano ripiegata su se stessa come mai era successo. Poi abbiamo deciso che dovevamo rimetterci in moto, pubblicare un disco del genere adesso per noi è un segnale forte.
S: La cosa interessante è che in un pezzo del disco, ‘Milano’, pronuncio tre parole che sono l’emblema di Milano: architettura, moda, design.

Ho l’impressione che le pronunci con una certa ironia.
S: Sì, certo, sono aspetti di questa città talmente esasperati… e infatti le ho esasperate anche nella pronuncia, quasi da meme. Eppure c’è gente che le ha prese sul serio!
R: infatti su Twitter sono già arrivati i primi meme!

Foto: Gianluca Caldara

Saturnino, nei tuoi dischi degli anni ’90, usciti con etichette blasonate come la Verve, sentivo la voglia di affermarsi come strumentista virtuoso, qui invece sento la voglia di giocare, di non dover dimostrare più niente a nessuno, con maggiore libertà.
È vero, è così. Ho iniziato a preoccuparmi del sound, di come il mio strumento si va a inserire nel quadro complessivo: nella forma canzone il basso è come un film nel film, e qui avevo invece l’urgenza di ascoltarlo ad alto volume, da protagonista, non parte di un insieme. Poi in quest’anno bizzarro mi sono trovato a lavorare a dischi di artisti molto più giovani di me, e mi fa molto piacere che mi coinvolgano: Sergio Sylvestre, DEIV prodotto da Salmo… è come se n vintage venissi riscoperto.

Beh, non mi sentirei di definirti “vintage”, sei un musicista maturo con una certa esperienza e una mente sempre fresca sul presente, ricercatissimo da tutti.
No, certo, ma è come se fossi “associato” a un tipo di suono, non vecchio, almeno spero!

Rocco, cosa significa gestire un’etichetta oggi, in questo momento storico, e lavorare a un progetto come questo, che sicuramente è coerente rispetto alla storia di Rollover ma che inevitabilmente vi porta fuori da una comfort zone strettamente underground?
Rollover Milano Records ha due anni di vita, se consideri che su questi almeno nove mesi sono stati flagellati dal covid, siamo in pista da un anno e mezzo. L’etichetta è legata al dancefloor, perché siamo due dj, ma in questo momento così particolare, ci possiamo permettere di sperimentare molto di più, perché il dancefloor adesso non c’è. Ma volendo, si può anche fare il pezzo da ballare… è un anno di rottura, in cui si può osare, tentare qualcosa di diverso, come legarci a un artista più grande come in questo caso, giocare, esplorare dei territori diversi… per me sentire Saturno che suona su una traccia deephouse è interessante, è affascinante. È bello quando non si riesce a catalogare la musica, significa che nell’aria c’è qualcosa di nuovo. Ed è una bellissiam sensazione.

 

Come vi immaginate questo progetto dal vivo?
S: Per quanto mi riguarda ho un’idea della figura del bassista molto vicina a quella che può rappresentare Bootsy Collins… il musicista che scende tra il pubblico a suonare e ballare, come fosse un cantante ma con lo strumento, mentre il dj sta in consolle.
R: ovviamente lo vedo come può vederlo un dj: Pierpa ai piatti, Davide ai synth e alle chitarre, alle macchine, e Satu al centro con il basso, grande protagonista.

Sono previsti anche dei remix di questo disco?
R: A luglio in occasione dell’uscita del vinile ci sarà un ricco e nutrito paccheto di remix, abbiamo nomi già confermati e altri ancora in arrivo. Stiamo raccogliendo un dream team di remixer italiani e internazionali e sarà un’uscita eccezionale, siamo molto soddisfatti delle prime versioni ricevute Soprattutto perché quando le mando a Satu riesco a sorprenderlo e questo mi fa molto piacere.

 

 

 

 

Articolo PrecedenteArticolo Successivo
Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA MAILING LIST

Scoprirai in anteprima le promozioni riservate agli iscritti e potrai cancellarti in qualunque momento senza spese.




In mancanza del consenso, la richiesta di contatto non potrà essere erogata.