Martedì 16 Luglio 2019
Costume e Società

Se i Daft Punk venissero a Sanremo…

 

Il gioco di immaginare e sognare qualcosa di diverso dallo status quo è sempre divertente. La notizia è questa: su BBC4 andrà in onda, il prossimo 19 febbraio, Daft Punk Unchained, il film sui Daft Punk già proiettato lo scorso settembre nei cinema di Londra (e più tardi in altri Paesi) con la partecipazione degli stessi Daft, di Todd Edwards, Giorgio Moroder, Pete Tong. Il documentario è stato venduto ai canali di molti Paesi: Brasile, America Latina, Israele, Russia, Spagna, Olanda, Norvegia, Svizzera. In Italia è stato proietato in pochi cinema e in qualche festival come evento speciale. (ne avevamo parlato a suo tempo).

 

 

Dando una rapida occhiata a Sanremo, ieri sera, solito infinito carrozzone nazional-popolare della rete ammiraglia della TV pubblica, fa sorridere notare come la BBC faccia il giro del mondo con la notizia del film sui Daft Punk (senza dubbio una delle band più famose al mondo), mentre il dibattito, anche social, anche “velato di coolness“, in Italia sia fermo a un festival che come big propone artisti in cerca di ri-affermazione. Certo, Elton John e Laura Pausini sono star di statura internazionale, giù il cappello. Ma immaginarci ospiti contemporanei come i Daft Punk? Bruno Mars che canta “Uptown Funk” con un dj come Mark Ronson in scena (è successo domenica al Super Bowl, c’erano pure Beyoncé e i Coldplay) ? Le uniche serate musicali sulla TV generalista, nel nostro Paese – talent show a parte – sono stati il film su Vasco Rossi (Rai 3) e quelli su Jovanotti (Rai 1 e Sky). Programmi come Ghiaccio Bollente di Massarini, sacrificato su Rai 5 a orari impossibili, non può essere certo menzionato come qualcosa di appetibile per un pubblico vasto.

 

 

Quest’anno a Sanremo ci sono Clementino, Rocco Hunt, presenze fresche nel linguaggio lirico e musicale, e se il rap è sdoganato, proviamo a sognare immaginando i parigini con i caschi e i completi Yves Sain Laurent, o la sensualità di Rihanna, o dieci minuti di Benny Benassi, Avicii o Skrillex. Nazional-popolare sì, ma nuovo e in linea con i tempi. Ripeto, è un sogno, un gioco, ma bisogna pur sempre sognare, e sperare che le occasioni in cui tutti guardano la TV (che poi è quello che succede in America con il Super Bowl) diventino quelle in cui si cerca di avere il meglio del meglio in circolazione. Come? Costa troppo? Aspettate che do un’occhiata alla fattura di Elton John…

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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