Domenica 19 Maggio 2019
Costume e Società

La seconda giovinezza di Fatboy Slim

 

“Fatboy Slim is fuckin’ in heaven” diceva un vecchio pezzo del produttore più folle di tutti i tempi. Again, mi viene da aggiungere. Perché se fino a qualche tempo fa avremmo sicuramente incasellato il buon vecchio Norman Cook nella categoria #vecchieglorie, che non si capisce mai se sia un complimento o un modo gentile per dire a qualcuno che appartiene al passato (non a caso ho usato il simpatico hashtag, che fa così giovane e 2.0), da ‘Eat Sleep Rave Repeat’ (era il 2013) in poi l’uomo di Brighton ha dato una bella rinfrescata alla sua carriera. In questi quattro anni l’abbiamo visto molto di più in giro, con un mare di serate, un riposizionamento decisamente cool e una manciata di lavori tutt’altro che trascurabili. ‘Where U Iz’ uscita in primavera è solo l’ultima dimostrazione di quanto questo artista abbia ripreso, aggiornato il proprio linguaggio ritornando in grande spolvero, senza la pretesa di inseguire i modelli attuali ma personalizzando sul proprio stile i suoni e l’attitudine correnti. E anzi attirando la stima e l’attenzione di colleghi come Eats Everything e Riva Starr che a modo loro stanno sicuramente portando avanti quella party attitude che il Nostro ha sparso come un verbo ai quattro angoli del globo dagli anni ’90 in poi. Fatboy Slim ci era parso molto in forma a Capodanno, a Parma (rileggetevi la gustosa intervista), e non è stato da meno in aprile al MIA Clubbing di Recanati, guardatelo qui sotto (video di Gianluca Leuzzi).

 

 

Quest’estate Norman Cook ha una serie di date che lo porteranno dal Kappa Futur Festival al Creamfields, passando per la residenza all’Amnesia di Ibiza. Le mode cambiano, le musiche passano e si trasformano, ed è naturale che dopo la sbornia del successo ci sia una parabola che riporta le star alla normalità. A quel punto si può finire nell’oblio oppure essere considerati dei venerabili maestri. A Fatboy è toccata questa sorte. Anche perchè, con intelligenza e grande mestiere, ha saputo ritagliarsi uno spazio ancora oggi unico nel panorama internazionale: il suo set mischia electro, EDM, big beat, grandi classici di ogni tempo (dai Rolling Stones ai Run DMC) e la sua sfilza di hit in un un frullatore che non somiglia a nessun altro. Che è volutamente un po’ cheesy ma molto divertente e coinvolgente. Nulla che non si sia mai visto o sentito, ma fatto con stile e con la consapevolezza della propria posizione. E questo, per un over 50 dedito alle maratone e ben conscio di non essere più nel proprio prime time, è un asso nella manica notevole.

 

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Fatboy Slim piace ancora, piace tanto, perché in un mare di novità forzate, che troppo spesso durano il tempo di un giro di calendario – o di posizionamento di marketing – Norman Cook, la sua faccia, il suo logo, sono sinonimo di divertimento e buona musica da vent’anni in qua. Per un dj, un lasso di tempo enorme. Ci piace pensare a lui non solo come a un grande classico, ma come un paradigma del nostro mondo. Un eccezionale esempio positivo.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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