Giovedì 29 Ottobre 2020
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See Maw: la canzone d’autore sotto cassa

La musica italiana si rinnova nel linguaggio e nella forma, e sbocciano talenti sorprendenti, come questo giovane "cantautore su cassa" che arriva da Milano

Foto: Gianmarco Montagna

Italia, Italia, Italia. Se ci guardiamo intorno, il nostro Paese è diventato molto, troppo auto-referenziale. Dagli slogan politici alle pubblicità, sembra che in Italia si sia perso di vista un orizzonte ampio, internazionale, un afflato di apertura al mondo che invece, da sempre, contraddistingue proprio quel tratto così peculiare di italianità. E questo è certamente un male. Perché se da un lato abbiamo sempre corso il rischio di guardare a ciò che accade fuori con quel complesso di inferiorità che tanti chiamano esterofilia, dall’altro parlarci sempre addosso e riferirci solo a noi stessi ci fa diventare ancora più provinciali. Anche la musica è diventata “100% italiana” come i prodotti degli spot in TV. Le radio e le classifiche parlano chiaro: la percentuale di musica italiana è altisima rispetto anche soltanto a una decina di anni fa. 

Ma non ci sono solo aspetti negativi in questa tendenza. Di buono c’è che tutto un sottobosco di promesse talentuose che qualche anno fa avrebbero faticato a trovare un posto al sole, oggi emergono con maggiore facilità. E la qualità ne guadagna. Abbiamo parlato di GINEVRA, di Hu, nel tempo anche di Cosmo, di Coma Cose, abbiamo dato spazio a tantissime realtà interessanti del panorama italiano nuovo, diverso. E oggi proseguiamo su questa scia presentandovi See Maw, un giovane cantante, musicista, producer che ci ha colpiti con il suo sound. E sul quale ci piace accendere l’attenzione di voi lettori. Ecco dunque la sua prima intervista con DJ Mag Italia, in occasione dell’uscita del suo disco ‘A Luci Spente’, otto tracce che hanno una radice pop e una forma squisitamente elettronica.

 

Probabilmente il modo migliore di iniziare questa intervista è chiederti, semplicemente: chi sei?
Mi chiamo Simone, sono milanese, quartiere Lambrate. Ho iniziato il mio percorso con 2 EP, ‘Ghiaccio’ e ‘Depre Mood’, questo è il mio debutto su una distanza più lunga e molto più “serio”, perché i due titoli che ti ho citato erano stati fatti in casa con i riverberi del corridoio per dire, non rinnego ma dopo ‘Depre Mood’ c’è stato un cambio di marcia e sono entrato in Undamento, realtà assolutamente importante nel panorama italiano contemporaneo, e abbiamo affidato mix e master a un grande professionista come Gigi Barocco. Insomma, la mia storia musicale riassunta brevemente è tutta qui. ‘A Luci Spente’ è di fatto il mio primo album.

Faccio fatica a inquadrarti, o meglio, a inscatolarti in una categoria precisa, e questo è un bene. Cantante, rapper, producer… Come ti definisci?
Mi piacerebbe essere considerato un musicista perché sono anche produttore dei pezzi, non vorrei essere considerato né cantante né producer, sono una sorta di band in prima persona. Faccio quasi tutto io nei miei brani e se dovessi riassumere in una parola, direi che musicista è quella che preferisco.

Interessante questa definizione. Tra l’altro, non voglio spaventarti con dei paragoni illustri, ma è poi quello che ha fatto emergere tanti talenti esagerati. Pharrell Williams, Kanye West… c’è una sorta di tensione verso il talento multi-tasking che è resa possibile dalla tecnologia, un tempo gli artisti capaci di cantare, suonare, prodursi da soli erano davvero pochissimi. Mi viene in mente Prince, per dire. Tu fai tutto molto bene pur avendo di fatto iniziato da poco…
Certo. Il fatto è che, appunto, oggi essere compositore, scrittore di musica, e poi produrla e cantarla, è una serie di operazioni, di atti creativi che possono avvenire quasi mescolandosi, il musicista spesso è già producer se dà forma e una sorta di mix ai pezzi che va componendo, sceglie i suoni, dà una direzione… la tecnologia permette tutto questo mentre solo vent’anni fa era molto meno semplice. Quindi sì, è vero, siamo multi-tasking, ma c’è un’evoluzione tecnologica che permette tutto questo.

 

C’è una forte impronta dance nel tuo disco. Cosa ti spinge nella direzione della musica da club?
Amo variare tra i generi, ho fatto dei pezzi vicini alla trap, e quindi quando mi sono approcciato alla house e alla techno – che non è proprio nelle mie corde quando produco, ma mi piace -, e ascoltando produzioni come Yaeji, o Telepopmusik se facciamo un esempio più classico, mi sono accorto che la mia voce può stare bene su quei suoni, specialmente se tengo tonalità più alte. Vorrei che si capisse che non sono solo cassa dritta, ma che c’è anche quella componente.

Come pensi di venire recepito?
Mi ha colpito che sia stata apprezzata ‘Con Gli Occhi Chiusi’ perché è la canzone più “cantautorato su cassa” di tutto il disco; non è da festa, è più intima. E un po’ è lo specchio di tutto l’album, perché ha questo filone quasi contradditorio e spero che emrga queta mia caratteristica, è un po’ la mia missione. Quella di entrare nelle case degli italiani con quest’ottica, quella di fare canzoni “all’italiana” ma svecchiandone il linguaggio musicale. Sarei ancora più felice se altri facessero questo tipo di musica, rendendo questa sfumatura più cupa e dolce popolare.

Ci sono dei producer che sono i tuo pilastri?
The Supreme mi piace ma ha i suoi pro e contro, è originale ma tutto il disco è forse pesante da sentire; adoro Kermit, che spesso collabora con Paky; mi piace Strage. Mi attira quella scena trap giovane di ora. A livello internazionale Yaeji, che ti ho già citato. David August è una mia grande ispirazione.

Con chi ti piacerebbe lavorare?
Iosonouncane mi piace molto. È fenomenale. Se invece vuoi che ti spari i sogni irraggiungibili: Anderson.Paak o Kendrick Lamar.

A proposito di sogni: hai già in mente un live ideale, con band e set up al massimo di ciò che vorresti?
La prendo larga: l’ultimo concerto che ho fatto, all’Ohibò di Milano, per MiAmi TVB, è stato il mio salto di qualità in quanto a set up, Sicket con Dado Freed, chitarra basso synth tamburi. Il posto dei sogni per un concerto è il Tempio del Futuro Perduto, un club molto particolare, sempre a Milano.

 

 

 

 

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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