Domenica 25 Agosto 2019
Esclusiva

Ha ancora senso parlare di album?

 

Nel 2012 il dj e produttore scozzese Calvin Harris irrompe come un fulmine sulla scena elettronica mondiale. 9 delle 15 tracce che compongono la tracklist dell’album ‘18 Months’ raggiungono la top ten inglese. Sono: ‘Bounce’ con Kelis (2), ‘Feel So Close’ (2), ‘We Found Love’ con Rihanna (1), ‘Let’s Go’ feat. Ne-Yo (2), ‘We’ll Be Coming Back’ feat. Example (2), ‘Sweet Nothing’ con la stupenda voce di Florence Welch (1), ‘I Need Your Love’ con Ellie Goulding (4), ‘Drinking From The Bottle’ feat. Tinie Tempah (5) e ‘Thinking About You’ con Ayah Marar (8).

“Durante una carriera gli artisti riescono a indovinare soltanto una manciata di pezzi. Per qualsiasi artista riuscire a sfornare tre o quattro successi da un unico album è già un ottimo risultato.Per questo motivo, riuscire a piazzare nove singoli da un unico album in top ten non è solo un risultato notevole ma un qualcosa di impressionante. E naturalmente è un record. Complimenti a Calvin, l’hit-maker dei giorni nostri”.

Sono le parole di Martin Talbot, direttore della Official Charts Company, l’agenzia inglese di dati e statistiche legate all’industria musicale più accurata e precisa che esista. L’impresa di ‘18 Months’ è titanica. Nessun artista era mai riuscito nell’impresa. Secondo il sito officialcharts.com a 8 singoli in top ten si sono fermati Jess Glynne (‘I Cry When I Laugh’) e David Guetta (‘Nothing But The Beat’). Addirittura Michael Jackson si è fermato a 7 (‘Dangerous’).

Il talento di Calvin Harris è fuori da ogni discussione. L’ultima, meravigliosa, collaborazione con Migos e Frank Ocean ha lo definitivamente consacrato tra i Re Mida della musica, un produttore capace di trasformare in oro tutto quello che tocca, spaziando dalla EDM al pop radiofonico. Sono convinto che potrebbe produrre qualsiasi genere e il risultato sarebbe sempre eccellente. Calvin Harris ha raggiunto uno status di quantità e qualità (leggi bravura e denaro) tale che, qualche settimana fa, si è preso il lusso di dichiarare che il suo obiettivo per il 2017 è quello di produrre solo musica che lo fa stare bene, nei modi e nei tempi che desidera. Aggiunge di avere una decina di singoli pronti da lanciare sul mercato. Lo scorso settembre però, lo stesso Calvin Harris ha dichiarato anche di non voler più avere a che fare con un album, preferendo il formato dei singoli ammazza-classifica e mordi-streaming. Un’idea che naturalmente ha scosso l’industria discografica. La gestione della musica e il metodo di lavoro di Harris sembra strizzare pesantemente l‘occhio ai servizi di streaming come Spotify, Apple Music e Tidal. Una fonte vicina all’artista racconta di come lo scozzese sia effettivamente dubbioso riguardo all’effettiva resa di un album rispetto a quella dei singoli che, slegati da regole di mercato e logiche di marketing (Harris fa letteralmente come vuole), possono performare al meglio. Nel 2014 è diventato il primo artista britannico a raggiungere un miliardo di play su Spotify, un risultato che deve aver convinto lo scozzese che quella dello streaming sia la strada migliore.

 

 

Una, forse l’unica, perplessità che gli artisti nutrono nei confronti dello streaming riguarda gli effettivi guadagni. Ricordo uno sfogo di Aloe Blacc in merito a ‘Wake Me Up’, singolo di Avicii che, se da una parte ha collezionato record di ascolti, dall’altra non ha arricchito il cantante americano. Calvin Harris non ha questo problema. Le sue revenues possono fare a meno dei guadagni dello streaming se questo significa avere una presenza fissa nelle charts di tutto il mondo. Gli album si consumano, i singoli permettono un continuo rinnovamento. Se poi una serie di canzoni raggiungono insieme un discreto successo, allora potrebbe essere completata da qualche inedito per formare un album che evidentemente – nonostante sia un formato obsoleto per le nuove generazioni – rimane ancora un supporto fisico utile. Il ragionamento potrebbe essere questo. Ma poi i Chainsmokers annunciano un album di inediti (‘Memories… Do Not Open’) per il 7 aprile, pieno di musica nuova a partire dalla hit ‘Something Just Like This’. E le cose appaiono, se non confuse, alquanto soggettive, dettate da strategie di marketing e posizionamento sul mercato che esulano da questioni morali o affettive o da una direzione univoca. È fondamentale sapere a chi ci si rivolge, per chi è la musica che si propone. È forse questo il motivo per cui il numero uno della nostra TOP 100, Martin Garrix, sta indugiando con l’uscita del suo album d’esordio. La non felice scissione da Spinnin’ sicuramente ha rallentato le operazioni. Tanti singoli sono ancora unrealeased e il 2017, con la doppia residenza a Ibiza (Ushuaïa e HÏ), potrebbe essere l’anno buono per l’esordio discografico.

Tempo e presenza. Sono queste le parole chiave quando si ragiona in termini di album o singoli dance. Presentando il nuovo singolo di Major Lazer ‘Run Up’, Diplo spiega come nonostante abbia musica pronta a sufficienza per produrre l’attesissimo e annunciatissimo ‘Music Is The Weapon’, non sia convinto dell’operazione. Il precedente ‘Peace Is The Mission’ ci ha messo un anno a certificarsi oro, mentre sono i singoli a tenere accesa la fiamma che convince i fan ad andare alle loro feste. “Però – aggiunge – se le prossime 4 canzoni finiranno in top 5 allora faremo uscire l’album”, che pare proprio essere diventato un feticcio.

 

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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