Domenica 13 Giugno 2021
Interviste

Shorty: il groove latino, la ricerca, la trap, il clubbing delle origini e gli anni ’90

L’interruzione del divertimento notturno e il blocco degli eventi non ferma il poliedrico dj di Radio m2o. Che con il suo ultimo singolo ‘Up In The Club’ prosegue a tenere alta la bandiera della contaminazione latina nel mondo della dance

L’impegno è costante. Curare La Mezcla, Latin Chart in onda durante il weekend con le 20 hit latine più forti della settimana Radio m2o con la partecipazione di Eradis e seguire l’appuntamento quotidiano alla regia di Albertino Everyday. Proseguire a produrre con passione e attenzione. Soprattutto, riservare il tempo per la famiglia. Shorty è prolifico più che mai e dopo i riscontri internazionali con i singoli ‘Vazilando’, ‘La Dura’ e ‘Canta Canta’ rielabora in chiave un po’ house, un po’ dancehall e un po’ dembow il giro di ‘Meet her At The Loveparade’, pezzo trance che rese famoso il dj Da Hool nel lontano 1997. Ne è venuto fuori ‘Up In The Club’.

Da inizio anni 2000, il dj è rimasto molto legato ai successi del passato, non solo a questo riff e a questi groove ricchi di energia. Una traccia, questa, che auspica “un ritorno ai club e che tende a esorcizzare questo momento di feste mancate e di party blindati.

 

La copertina di ‘Vida Nueva’ con Shorty e i Miami

Dall’unione tra Shorty e i Miami, collettivo artistico itinerante, nasce anche il brano ‘Vida Nueva’, candidato a farci ballare tutta estate. Il Miami è riconosciuto dal 2009 come una delle feste itineranti indipendenti più rinomate nella pensiola; il primo brand itinerante e musicalmente autoprodotto. “Una assoluta novità nel panorama musicale italiano, una squadra multietnica, rivolta al crescente pubblico urbano che sempre di più richiede il suono vero delle strade”, spiega Shorty.

In attesa che ‘Vida Nueva’ esploda, Shorty racconta come è nato ‘Up In The Club’.
È partito “rovistando” tra le tante produzioni che avevo nel cassetto. L’idea è nata prendendo spunto da ‘Meet her at The Love Parade’ di Da Hool e poi ho fatto un collage. Ci vedevo un cantato sopra e l’ho messo.

 

 

Sembra il giusto mix: anni ’90, trap, e sotto un groove latino. È un’idea che sembra piacere e accontentare tutti.
Non so se ne verrà fuori una corrente. È bello fare questo genere di cose perché metti insieme due mondi. E poi le serate latine hanno sempre messo insieme anche uomini e donne, melodie e fiesta. È qualcosa di speciale e costruttivo.

Il tuo sembra un cambio di rotta anche a livello discografica.
‘Canta Canta’ con Energy Production ha segnato positivamente un rapporto consolidato nel tempo. Con ‘Vazilando’ siamo andati avanti molto bene. Da qui sono passato alla scuderia di Roberto Ferrante e alla sua Planet Records, per poter percorrere nuove strade. Con Planet sono nate le collaborazioni con Kimany Marley, Gue Pequeno, McBin Laden, ElMicha e una sorpresa per l’estate.

 

 

Molti artisti usano le multinazionali come bancomat?
Io penso solo che le major arrivino sempre più in ritardo, sui brani, rispetto agli altri. Se fai ricerca, ed è quello che facciamo noi a m2o, trovi delle cose interessantissime in giro.

Come sogneresti il futuro del clubbing?
Mi piacerebbe la stessa passione di una volta, come un trentennio fa, come durante le sue origini. Sogno qualcosa di ben organizzato. Sogno una selezione sonora accurata, belle luci, ottimo impianto audio. Durante la ripartenza ci saranno da riconsiderare anche quelle realtà perse come le residenze. Serve una vera riorganizzazione. Sono per un discorso che si sofferma sul dialogo col pubblico, sul rapporto duraturo, sulla psicologia e i rapporti sociali.

I dj e il clubbing cosa possono ancora inventare nel settore del live?
Molti ripartiranno da un punto interrotto. A livello creativo si possono davvero fare tante cose, in realtà. Mettere insieme più generi, nei club, la vedo dura. Però sarebbe interessare. Lo si fa nei festival, non vedo perché non lo si possa fare nelle discoteche.

Ci sono degli errori da non ricommettere, nel clubbing?
A volte i club sono messi in ginocchio da brand, da format. Prendiamo il Samsara, ecco, quella è una bella iniziativa, ben organizzata. La mia idea di club è questa, almeno a livello imprenditoriale. Io una cosa simile l’ho vissuta in una grande azienda come il Genux: lì per la prima volta ho respirato quello che si può fare nel settore dell’intrattenimento.

Shorty sulla copertina del suo ultimo singolo, ‘Up In The Club’, uscito il 26 febbraio scorso

Nel clubbing, dove finisce la musica e inizia il business? Dove sta il giusto equilibrio?
Devi trovare l’onda giusta, come è successo ai Meduza o a CamelPhat. Stiamo parlando di grandi risultati a livello mondiale. Devi azzardare, oggi, devi perseguire il suono se vincente. È un business, questo dei dj, della dance, che, se alimentato dalla passione e ben coordinato, dà i suoi risultati. Quando capisci che la tua arte piace, allora devi proseguire e insistere. E come dicevo poc’anzi, mi piacerebbe un mondo svincolato da generi.

I dj saranno sempre condannati a produrre?
Non e lo si è visto con Carl Cox, con il povero Claudio (Coccoluto), personaggi, come lo stesso Ralf, che non sono stati attivissimi nella produzione musicale. È vero, hanno dato tantissimo al clubbing e attraverso il clubbing. Penso quindi che dipenda dal dj e dalla sua storia. Io per esempio ho usato la radio per dire chi ero e per capire me stesso. La radio è la mia chiave di lettura. Ho cercato sempre di mettermi nei panni dei giganti per cercare di finire dentro nel loro mondo, per tentare di esserci nelle super serate e al top a livello discografico. Tutto questo serve per mantenere viva la fiamma della musica. Devi sempre cercare di chiudere un cerchio, nel nostro settore.

Intanto la musica latina sembra non avere più stagione?
È un genere che vive sempre in luoghi dove fa caldo, dove l’estate alla fine c’è sempre. Poi alla fine i contenuti sono sempre gli stessi. C’è il reggaeton, ci sono i sample dance, ci sono i suoni solari e traversali e la voglia di stare bene.

Cosa non è ancora stato inventato per lavorare al meglio in questo settore?
La serenità. Quindi, personalmente mi impegno a lavorare sulla costruzione della credibilità nel settore e del suo consolidamento.

Prendiamo la macchina del tempo e andiamo nel 2040?
Trovo un’assuefazione di prodotti. A brevissimo, saremo sazi di tutto. Forse faremo tutto con la mente. Produrremo e suoneremo col pensiero. Chissà.

 

Articolo PrecedenteArticolo Successivo
Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

ISCRIVITI ALLA NOSTRA MAILING LIST

Scoprirai in anteprima le promozioni riservate agli iscritti e potrai cancellarti in qualunque momento senza spese.




In mancanza del consenso, la richiesta di contatto non potrà essere erogata.