Domenica 18 Agosto 2019
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‘Siate fedeli a voi stessi’: intervista ai Third Party

 

Era il 2014 quando usciva ‘Everyday Of My Life’ (singolo che li avrebbe portati all’attenzione mondiale) e da allora, abbastanza sotto traccia e dietro le quinte, i Third Party di passi avanti ne hanno fatti parecchi. Un’etichetta, la Release Records, un album in uscita a febbraio 2017 e, negli ultimi mesi, tantissime date in giro per il mondo. Li abbiamo incontrati sabato al K-Klass di Como per fare un po’ il punto della situazione.

 

Come si porta avanti, nel 2017, un genere non più alla moda come la progressive? Come si fa a farsi notare pur senza essere risucchiati dai trend del momento?

Potremmo stare qui a parlarne tutta la notte. Ovviamente non bisogna fare musica seguendo le mode, questo sembrerebbe scontato. Eppure conosciamo tanti produttori, anche amici, che di anno in anno cambiano completamente per adattarsi alla situazione. Ma così non sei più riconoscibile. Come fai a distinguerti se il tuo unico pensiero è quello di uniformarti alla massa? Le persone si accorgono subito quali sono quei personaggi che non fanno altro che saltare da una moda all’altra. Significa perdere di credibilità. Personalmente, non ci interessa essere passati in radio e cose del genere. Non ci interessano i numeri sui social, sappiamo benissimo quanto siano facilmente falsificabili. L’unica cosa che conta, per noi, è che ai nostri show partecipino persone che sono lì apposta per noi, che sanno chi siamo, sanno quello che facciamo, e ci amano per questo. Siamo fedeli a noi stessi perché è l’unico percorso musicale che ha senso, per noi. Siate fedeli a voi stessi.

 

Negli ultimi anni siete stati molto al lavoro dietro le quinte per arrivare a questo 2017. Cos’è successo?

Sono successe veramente tante cose, ci sono stati grossi cambiamenti. Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo potuto fare le cose come piace a noi. Grazie all’aiuto di Alfie e Charlie (i loro collaboratori, ndr) ci siamo spostati dalla Size, e abbiamo creato la Release, la nostra label. Ci siamo dedicati all’album e, più avanti, anche alla creazione del nostro show. C’è stato un grande lavoro da fare.

 

 

 

 

A febbraio uscirà il vostro primo album, ‘Hope‘. Parlatecene. Cosa significa per voi?

C’è stata un’analisi durata anni prima di arrivare a capire come doveva essere il nostro album. Nel corso del tempo ci siamo resi conto di tutte le varie sfaccettature che volevamo far arrivare al pubblico. C’è tutto il nostro spettro musicale all’interno di ‘Hope’, vogliamo rivelare completamente noi stessi. Rappresenta il nostro specchio, puoi amarlo od odiarlo, ma quello che senti siamo esattamente noi a trecentosessanta gradi.

 

Quali difficoltà avete incontrato nel gestire una label?

Beh, la difficoltà principale è facile da dire: c’è davvero tanta musica brutta in giro al giorno d’oggi. È molto difficile farsi spazio in mezzo a tutto questo con il materiale che secondo noi è valido e merita di essere ascoltato. Stiamo facendo un grande lavoro di talent scouting, abbiamo trovato un ragazzo portoghese al quale ci dedicheremo sotto ogni aspetto. Ne sentirete parlare. Ci stiamo spostando verso due diverse direzioni. Da una parte proporremo la classica progressive da festival, dall’altra staremo più attenti anche al materiale da club.

 

Da inglesi, come descrivereste la situazione della nightlife britannica dopo il caso fabric?

È un argomento molto sentito in Inghilterra. Non volendo entrare in un discorso politico, possiamo dire che nonostante tutto, il nostro Paese sia comunque in un’ottima posizione musicalmente. Insieme al resto del mondo, anche qui c’è stata una grossa esplosione dell’EDM, e chiunque conosca un po’ la scena dall’interno sa quanti aspetti negativi questa bolla abbia portato con sé. Nel tempo però ci siamo accorti come pian piano in Inghilterra questi aspetti negativi siano sfumati e anche spariti, cancellati da quello che invece c’è di buono in questo ambiente. È una cosa che non è capitata in molte zone del mondo. Senza dubbio la scena del Regno Unito funziona alla grande, molto sopra la media, e ne siamo molto felici. Come molti anni fa, il nostro Paese continua ad essere uno dei motori trainanti dell’industria, anche se sono cambiate le sonorità.

 

 

 

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