• LUNEDì 05 DICEMBRE 2022
Interviste

Sick Luke è il passato, il presente e il futuro del rap Italiano

X2, il primo album solista di Sick Luke, raccontato in ogni dettaglio dal suo creatore

Tanti artisti in questi anni hanno catturato l’attenzione del grande pubblico. La scena rap ha vissuto gli ultimi cinque anni come fosse un’era geologica, con la generazione figlia della trap che ha fatto saltare il banco. Ora alcuni di quegli artisti sono già in declino, altri sono superstar affermate, ma pochi danno la sensazione di poter durare come Sick Luke. Sick Luke è il producer dietro ad alcuni dei più grandi successi degli ultimi anni; emerso con la Dark Polo Gang, ha poi firmato un disco con Mecna, e numerosi successi con altri artisti.

Oggi il giovane producer romano è alla prova del primo disco da titolare, dove ci mette nome e faccia. Il titolo è ‘X2‘ e in questo progetto ha provato a dare forma al suo immaginario, con un lavoro che fosse coerente con la sua storia ma rivolto al futuro. Lo abbiamo incontrato in questi giorni di promozione per fare due chiacchiere.

 

Ciao Luke, come stai?
Bene, grazie, hai sentito il disco? Pezzo preferito?

‘CLOCHARD’. Ho anche una domanda da farti a riguardo.
Vai.

A me il pezzo ha ricordato molto Playboi Carti, gli ultimi lavori, tipo ‘Whole Lotta Red’. È un riferimento sensato oppure sta solo nella mia testa?
Quando eravamo in studio e ho fatto sentire il beat di quel pezzo a Taxi B, lui mi ha detto: “bro, questo è Playboi Carti”. Io non avevo in mente quello quando ho pensato al brano, pensavo piuttosto al rock dei The Cure con sopra un beat trap. Poi però, riascoltandolo, mi rendo conto che va nella direzione di Carti.

Anche perché Taxi B ha fatto una strofa che aumenta quell’effetto.
Ti dico di più, quando ha terminato la strofa, gli ho proposto di aggiungere anche delle sporche in cui urla “yeah” come appunto fa Playboi Carti.

Volevo chiederti invece una cosa che c’entra e non c’entra con il disco. Io e te abbiamo una passione in comune, che sono i manga, perciò vorrei sapere: cosa stai leggendo o guardando?
Allora, io in generale gli anime non li guardo troppo, non mi piacciono: è come se togliessero forza dai manga. Leggo i manga e sono crudi, poi guardo gli anime e mi sembrano sempre più molli. Guarda ‘L’Attacco Dei Giganti’ per esempio.

Io la penso come te, però secondo me ‘L’Attacco Dei Giganti’ è l’eccezione.
Mah, io il manga l’ho letto tutto, l’anime invece ne ho vista solo una puntata perché non mi convinceva. Ho provato a vedere ‘The Promised Neverland’ ma anche quello non regge, forse ‘Berserk’ è l’unico. Non lo so, in generale gli anime non mi convincono.

Guarda io sono abbastanza fissato con ‘Jujutsu Kaisen’ in questo periodo, e l’anime ha lo stesso problema di quando hanno provato a riadattare ‘Tokyo Ghoul’: il manga è bellissimo, l’anime è scadente.
Lo conosco, me l’ha consigliato Barengo. Io adesso sto leggendo ‘Chainsaw Man’, te lo consiglio.

È un bel mondo, a me piacciono molto.
Sì, un sacco, difatti ho fatto un fumetto assieme al disco. Il manga non parla del disco però, è proprio una storia a parte.

E come è nato?
Un fan mi aveva fatto un fan art, però il disegno era molto bello, non era una cosa da ragazzino che si sta approcciando alla cosa. Mi sembrava fatto da qualcuno con un proprio stile, e quindi gli ho proposto di fare un manga, da lì ci siamo messi al lavoro, e il resto è storia.

x2

 

Entrando nel disco, tu hai fatto tanti progetti, questo però è il primo dove ti metti in gioco davvero in prima persona. Come sono le sensazioni?
Sono diverse, ma ancora deve uscire il disco. È bello perché sei l’artista, non stai dietro le quinte. Io comunque con il mio personaggio sono sempre stato abbastanza in fronte, mai completamente dietro le quinte, però diciamo che aspetto l’uscita per capirlo per davvero. In questi giorni sto incominciando a sentire un po’ di ansia, non vedo l’ora che le persone ascoltino il disco.

Un po’ di tempo fa avevo visto una tua intervista, dove citavi Dr. Dre come uno dei tuoi modelli di riferimento. ‘X2’ può essere il tuo ‘2001’?
Sì, sicuramente, quando lo devo descrivere uso proprio ‘2001’ come riferimento. Lui ha rappato su una canzone sì e una no, mentre io solo nell’ultima, però il paragone calza. L’avrei voluto fare ancora un pochino più sul suo stile, con gli interlude per esempio, però siccome siamo in Italia e è il primo disco non volevo sperimentare troppo, già ho sperimentato tanto, e fare una traccia che non era una canzone sarebbe stato forse troppo. Lui se ti ricordi aveva queste pause all’interno del disco.

Sì certo, c’era ‘Pause 4 Porno’ per esempio. Ma dici che la gente non avrebbe capito se avessi messo gli skit?
Secondo me no, poi comunque con Spotify, se avessi aggiunto anche gli interlude sarebbe stato un disco di 20 e passa tracce, già così sono 17, ed è bello corposo. All’inizio doveva essere di 21, e già così l’ho ridotto.

Beh, però sarebbe stato abbastanza in linea con i trend del momento, in fondo Drake, Kanye West, lo stesso Playboi Carti che abbiamo citato prima, sono usciti con album molto corposi.
Il discorso della lunghezza l’ho pensato perché volevo fare un lavoro che rimanesse per tanto tempo. Non è una cosa comune fare un disco da producer, quindi ci tenevo che fosse una cosa che rimane nel tempo, che riascolti più volte e che ti accompagna tutti i giorni. Doveva essere lungo, non sarebbe potuto essere di 10/12 tracce.

Io il disco l’ho ascoltato più volte, e a ogni ascolto emergevano cose diverse che nell’ascolto precedente non avevo notato. Era una cosa programmata quella di coniugare così tante influenze insieme? Oppure è emersa naturalmente durante il lavoro?
Guarda, è venuto naturale, però era anche mia intenzione non rifare cose che avevo già fatto. Non volevo fare una cosa solo trap, o in stile ‘Neverland’, volevo fare un disco che variasse molto e che mi mettesse alla prova, anche per mostrare alle persone tutte le cose che sono in grado di fare. Come dicevi tu prima, stavolta sono io in primo piano, quindi vorrei far vedere le mie doti. Questo è sicuramente il momento ideale per mettermi in mostra.

 

Una traccia che mi ha stupito molto, e che non mi aspettavo, è quella con Cosmo e Pop X.
Lì il pezzo è iniziato come un beat drill, l’ho mandato a Cosmo e appena me l’ha rimandato, ho trasformato tutto in un brano house anni ’90. Con l’aggiunta poi della strofa di Pop X, ho spinto sull’acceleratore in quella direzione, pensando ad artisti come Gigi D’agostino, Prezioso etc. Per me è una figata fare l’house contaminata con il drill, tracce con le chitarre mischiate coi sintetizzatore. Quando hai l’opportunità di fare un disco vero, è bello poter usare strumenti veri, al posto che i soliti suoni da computer. Anche se non c’è una vera regola, non bisogna porsi limiti, per esempio ‘CLOCHARD’ quando l’ho fatta sentire a mio padre, lui pensava che ci fosse una chitarra, invece l’avevo suonata io a computer.

Hai veramente messo tanta carne sul fuoco, e questo è positivo soprattutto in un periodo in cui esce molta musica, ma molto simile. All’interno di ‘X2’ secondo me hai messo in gioco parecchi elementi che, guardando indietro, sono anche una buona sintesi del tuo percorso fino ad ora – dai progetti con la DPG a ‘Neverland’ ai lavori con Marina.
Sicuramente se ascolti il disco, trovi tante cose che ho già fatto, ma qui sono state fatte in modo ancora più professionale. C’è un po’ di roba cruda, alla ‘Crack Musica’ come ‘PEZZI DA 20’; ‘HENTAI’ che ricorda pezzi più vapor e poi ci sono pezzi completamente nuovi, come ‘MOSAICI’, con la strofa vapor di Carl Brave sopra le trombette suonate dal padre di Ketama 126: il disco varia tanto, e mi ha permesso di toccare sound che non avevo mai sperimentato, come ‘LA STREGA DEL FRUTTETO’.

Come è stato rappare con tuo padre in un pezzo?
Avevamo già fatto un pezzo assieme, che si chiama ‘Lo Sai Che’ però fare un brano così serio, con un testo di questo tipo, è stato molto bello perchè sulla canzone parliamo delle cose che sono successe e attraverso cui siamo passati. Per me metterlo sul disco, come ultima traccia, è molto importante, tutto il mio pubblico potrà sentirmi raccontare qualcosa di serio, potrà sentire mio padre dire delle cose in cui anche io credo molto come: “fanculo se il disco non fa disco d’oro”. È musica, bisogna farla per passione prima di tutto. È il pezzo più rappresentativo e forse il più importante.

Prima mi chiedevi quale era il mio pezzo preferito, il tuo, se dovessi scegliere, qual è?
Cambia ogni giorno, ogni giorno mi affeziono ad uno diverso, in un’altra intervista avevo detto ‘CLOCHARD’, ma l’altro giorno dicevo ‘NOTTE SCURA’.

Allora te la rigiro, qual’è la traccia che quando hai iniziato a pensare al disco, non ti saresti aspettato di fare, e che invece c’è?
‘FUNERAL PARTY’. Il rispetto che ho per Pop X, per quanto sono suo fan, è tale per cui quando abbiamo iniziato a realizzare il brano, sono andato all in, per fare una cosa più matta possibile, così risulto anche io pazzo come Pop x.

Sick-Luke

 

In tutto questo mare di influenze e direzioni che hai provato a sviluppare, c’è qualcosa che ci indica la tua prossima direzione artistica?
In realtà no,  io assorbo sempre tanta musica nuova, quindi mi ispiro a tante cose diverse. L’ultimo pezzo che ho fatto nel disco, ‘LA STREGA DEL FRUTTETO’, non me lo sarei mai immaginato di farlo, pure ‘HENTAI’ è un pezzo inedito per me, questo miscuglio di elettronica e trap è abbastanza nuovo per me. Sono una bomba a mano.

Prima di finire l’intervista volevo chiederti un’altra cosa, tu hai lavorato alla colonna sonora di ‘Atlantide’, il nuovo film di Yuri Ancarani. Com’è stato lavorare ad un film?
È stato più facile di quanto mi aspettassi, io credevo sarebbe stato molto complesso, invece alle volte bastava la presenza di Yuri in studio, vedere due immagini insieme e farmele raccontare per produrre qualcosa che fosse coerente con il film. È stato diverso, molto bello, mi sono trovato bene a lavorare con Yuri. Poi non so se sarà sempre così, però questa volta è stato così.

Quindi se ci fosse la possibilità di curare una colonna sonora lo rifaresti ?
Assolutamente, per me è una figata, pure il disco mio, se fosse stato possibile avrei tolto tutti gli artisti, tutte le batterie e avrei lasciato solo le melodie. Sarebbe stato una colonna sonora.

Producer, rapper, compositore di colonne sonore, qual è il prossimo passo per Luke?
Pittore. No scherzo, ho fatto dei disegni una volta dei disegni per un’intervista ed è stato un disastro.

 

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