Sabato 23 Ottobre 2021
Costume e Società

‘Sisters with Transistor’, docufilm sulle pioniere della musica elettronica

Una serie di coraggiosi e inediti accostamenti tra video e audio ripercorrono la difficile storia delle donne che hanno contribuito alla nascita, la sperimentazione e alla diffusione della tecnica del suono

‘Sisters with Transistor’ di Lisa Rovner è un docufilm decisamente interessante che vede come protagoniste le maggiori innovatrici della storia della musica elettronica dalla metà del ventesimo secolo in poi. Un lungometraggio realizzato con un esemplare lavoro di ricerca di filmati d’archivio che ritraggono le maggiori esponenti del settore, come Suzanne Ciani, Delia Derbyshire, Laurie Spiegel e Éliane Radigue, tutte al lavoro su synth, sommatori, equalizzatori, oscilloscopi e altre macchine che hanno segnato la storia della tecnologia musicale, oggi in mano a fortunati collezionisti.

Frammenti audio di nuove e vecchie interviste con alcune tra le maggiori protagoniste della scena sono la testimonianza di una ricerca e di un’innovazione costante che ha retto nel tempo dando straordinari risultati. C’è la testimonianza di chi ha usato il proprio background, come gli studi in matematica, per spingere al limite dei proto-computer trasformandoli in strumenti musicali; ci sono le parole di chi invece da neofita ha sperimentato con istinto e pochi mezzi a disposizione raggiungendo malgrado tutto meriti da encomio.

SISTERS WITH TRANSISTORS from Monoduo Films on Vimeo.

Donne che hanno lasciato il segno, tutte riconosciute per il loro ruolo. Distribuito da Metrograph Pictures e della durata di 85 minuti, ‘Sisters with Transistor’ cattura lo spettatore con dettagli molto tecnici andando a ritroso, alla scoperta e della più sentita innovazione.

Daphne Oram

Il montaggio è stato eseguito in modo superlativo. Gran parte del potere del film stesso deriva da una serie di accostamenti indovinati tra video e audio, in particolare quando le intervistate si raccontano tra sessismo istituzionale e piena ricerca. In quel frangente si avverte uno stato di disagio unico ma pronto a trasformarsi in rivoluzionario.

 

La regista indugia su singolari sequenze anche quando sovrappone filmati d’archivio che ritraggono lavoratrici apparentemente soddisfatte delle loro posizioni professionali e sociali: a contrasto di tante soddisfazioni emerge un pathos unico e malinconico, in bianco e nero, fatto di distopia, sottomissione, ricordi frustranti ed esperienze individuali anche da dimenticare, in questa industria musicale che non tende a cambiare.

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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