Mercoledì 15 Luglio 2020
Interviste

Marshall Jefferson e Solardo: house music tutta la vita

Sono concentrati sulla finalizzazione di alcuni nuovi brani. Ma prima ancora, spingono sulla promo di ‘Move Your Body’ dopo aver scomodato un paladino del groove old skool
Inarrestabile e sorprendente duo, quello inglese dei Solardo, che prende tutti in contropiede e convince una delle leggende della musica house, Marshall Jefferson, per reinventare una versione moderna, efficace e tech di un classico di fine anni Ottanta, ‘Move Your Body’. Disponibile su Ultra Music, il brano presenta elementi riconoscibili, che fanno andare d’accordo amanti del suono club più duro e club con quelli legati alla dance crossover: un iconico e solenne accordo di pianoforte, la voce soul di Curtis Mclain e un mood che ha caratterizzato tutta la old skool che passava da Chicago a New York ai tempi.
Irrompendo sulla scena nel 1986, ‘Move Your Body’ è stato reso popolare a livello locale da gente come Ron Hardy e Frankie Knuckles, e oggi dà lustro alla carriera dei Solardo, che proprio con questa rivisitazione, che va oltre la cover e un remix, entrano nelle grazie di colleghi come Jamie Jones, Patrick Topping, FISHER e CamelPhat.
 

 

Marshall, com’è cambiata la scena della produzione musicale?
I computer sono molto più potenti ora che in passato. Ad esempio, copiare un piano per oltre 100 battute su una Yamaha QX-1 avrebbe richiesto almeno 30 minuti di lavoro. Ora puoi fare la stessa cosa su un computer attuale in meno di 5 secondi. Questo è il mio punto di vista personale. Per quanto riguarda la scena, il clubbing, è più o meno la stessa di un tempo e, in studio, o suoni le cose da solo o hai un tastierista che lo fa per te. Oggi è tutto veloce, si fa tutto con uno scambio di file via e-mail. È tutto immediato.
 
Cosa c’è al centro del tuo processo di produzione?
C’è l’idea di creare una canzone, subito, nella mia testa, e poi suonare le parti fino a quando non sembra quello che avevo in mente.
 
Dall’alto della tua pluriennale esperienza, che consiglio daresti agli aspiranti produttori?
La maggior parte delle DAW sono molto avanzate e molto facili da usare. Suggerisco di trovane una facile da usare.
 
Come è stata creata l’ultima versione di ‘Move Your Body’ con i Solardo?
Abbiamo fatto tutto da zero. Abbiamo registrato di nuovo tutte le parti, dai vocal al piano al basso. Tutto.
 
 
 
Solardo e Marshall Jefferson, come e dove vi siete conosciuti?
MJ: ci siamo incontrati per la prima volta a Ibiza, condividendo un taxi. Stavamo andando ai DJ Awards. Eravamo nello stesso hotel.
Solardo: Marshall era lì per ritirare il premio alla carriera e noi eravamo lì per un altro riconoscimento, come Best Breakthrough. Dopo quella serata abbiamo pensato che sarebbe stata una bella idea combinare la vecchia scuola house con quella nuova. Ed ecco ‘Move Your Body’.
 
Avete riscontrato qualche problema in fase di produzione? E quale hardware o software è stato decisivo?
Sì, il piano nella traccia originale non era quantizzato, quindi abbiamo dovuto lavorarci su un intero giorno, prima portandolo alla velocità ideale e poi in griglia in modo che fosse mixabile. Usiamo Cubase da 20 anni circa. Per questa traccia non abbiamo usato alcun hardware. Per la linea di basso abbiamo usato Diva della U-He, un synth che genera suoni talmente strani che lo consigliamo vivamente a tutti.
 
Il mix finale è arrivato in modo naturale?
Come sempre. Ogni traccia su cui lavoriamo cresce e si sviluppa col tempo. Una volta finita, aspettiamo un giorno, poi ci torniamo su e, con le orecchie ‘fresche’, la ascoltiamo e cerchiamo le migliorie da fare.
 
Si può classificare questa ricostruzione nella categoria tech-house?
Ci piace vederci come dei nuovi e veri leader del usono tech insieme a gente come FISHER, Michael Bibi.
 
Il suono, più che la folla di un festival, potrà mai influenzarvi?
I grandi appuntamenti sono incentrati su grandi hit. Tracce ben prodotte e con grandi linee di basso, casse incisive e mega mixdown, oltre a essere molto esplicite, sono tracce concepite per grandi impianti e grandi risultati. Dal canto nostro, noi tendiamo sempre a scrivere melodie caratterizzate da un’energia molto alta. Pensiamo che una linea di basso ben curata, studiata, possa fare davvero la differenza. Quando lavoriamo su un pezzo, entriamo in mood speciale, eccitante e questa è una bella sensazione.
 
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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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