Foto: Tulum.Party
Mentre le note di Solomun hanno continuato a scandire la notte all’evento presso il Tehmplo, Tulum, Messico, l’8 gennaio scorso un boato diverso ha squarciato l’aria. Spari. Racconti agghiaccianti, ancora non confermati ufficialmente, emergono dai partecipanti fuggiti in preda al panico: una sparatoria, forse un omicidio, forse più di uno. Le prime testimonianze, anonime, arrivano da gruppi Facebook e thread Reddit, descrivendo spari, un corpo senza vita nei bagni e ingressi blindati, mentre il set è proseguito, con il dj che si è rivelato apparentemente ignaro rispetto all’accaduto.
I video postati sui social mostrano solo una folla in fuga disordinata, un brusco contrasto con l’immagine idilliaca della riviera messicana. A rompere il muro di silenzio delle autorità locali è stato solo il notiziario Quintanarooahora, che in spagnolo ha riportato per primo la notizia di un uomo giustiziato con due colpi d’arma da fuoco, definendolo il primo omicidio del 2026 a Tulum.
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La fonte ha aggiunto un dettaglio inquietante, accusando l’apparato governativo di aver taciuto per ore per non intaccare l’immagine della destinazione turistica in piena alta stagione, lasciando che la musica coprisse tutto.
Le autorità tacciono ancora, in una sospensione surreale tra il brusio dei social media e i comunicati ufficiali inesistenti, mentre il mondo della musica elettronica si interroga sui veri costi di un party in una zona grigia, dove la sicurezza dei club non è più solo una questione di controlli all’ingresso ma di un conflitto territoriale che ha scelto di esplodere nel posto sbagliato al momento sbagliato.
11.01.2026




