Sabato 19 Ottobre 2019
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Sound Clash Culture!

 

Dalle origini al nuovo format di Red Bull, i sound system continuano a sfidarsi.

I sound clash nascono in Giamaica a metà degli anni Cinquanta per poi prendere, negli anni Ottanta, la forma moderna, conosciuta soprattutto dagli appassionati di reggae. Si tratta di competizioni tra impianti sonori mobili, i cosiddetti sound system, che si sfidano a colpi di bassi provenienti da casse potenziate per l’occasione, che a volte costituiscono veri e propri “muri”. Oltre alla musica selezionata dai dj, ad aizzare il pubblico, che riveste il ruolo di giuria, ci sono gli mc, ma a dare brio alla gara e quel tocco di ironia che caratterizza ogni sound clash che si rispetti ci sono le rielaborazioni di brani noti, i dubplate, vero e proprio punto di forza di questo tipo di eventi in cui l’atmosfera giocosa, nella maggioranza dei casi, è un presupposto fondamentale. Prima di affrontare queste competizioni, infatti, ogni sound system, oltre a studiare la selezione musicale, fa la sua ricerca di quei dubplate originali, concessigli in esclusiva, che possano farlo spiccare sull’avversario. Nella cultura reggae, il dubplate è un remix dub di un brano in versione strumentale spesso curato dallo stesso ingegnere del suono che ha seguito le registrazioni dall’origine. Quando, però, in studio si richiede al cantante una “dedica” particolare, da usare come arma a sorpresa per battere l’avversario in un clash, il dubplate è anche definito special e diventa il sale della competizione. In questi casi la matrice del vinile – l’acetato – viene consegnata direttamente al dj per essere suonato in anteprima assoluta. Questo rende ancora più uniche le battaglie tra i sound system perché il senso di competizione porta il dj a ideare e far produrre un dubplate che sia il più originale possibile, da usare in una sola occasione, facendo, appunto, citare dal cantante l’avversario di turno. A volte alcune di queste registrazioni possono poi prendere la forma canzone e diventare hit, come ‘Ring the Alarm’, nata in un clash del 1985 e portata al successo da Tenor Saw.

 

Venue

Come dice uno dei maggiori esperti italiani di sound clash, Macro Marco, titolare dell’etichetta Macro Beats e vincitore della prima edizione italiana del Red Bull Culture Clash, “il dubplate più ambito è quello più esclusivo e originale, che magari immaginavi proprio così da tanto tempo; oltre a essere quello che ti fa vincere, naturalmente”. Insieme ai sound system storici italiani, come, per esempio, One Love Hi Pawa (Roma) e Bass Fi Mass (Milano), e a quelli più recenti come Heavy Hammer (Salento), Macro Marco ha un palmarès invidiabile nei sound clash: finora ha vinto ogni gara del genere a cui ha partecipato. Ad aver contribuito alla diffusione di questa cultura in Europa, però, prima di tutti va citato lo storico dj inglese David Rodigan (1951), “reggae selector and sound clash champion” – come dice il suo sito ufficiale – che, da vero outsider, grazie al suo stile unico e al rispetto dimostrato alla scena giamaicana, ha spesso battuto sound system molto più quotati di lui, a volte leggendari come il Killamanjaro.

 

_Macro Marco_foto di Roberto Graziano Moro

foto by Roberto Graziano Moro

 

Tornando in Italia, va precisato che il Red Bull Culture Clash è un evento che prende ispirazione da questa tradizione giamaicana ma ha una formula differente: innanzi tutto i sound system sono quattro, non due, e ognuno è specializzato in un genere o ritmo diverso dagli altri. La gara prevede quattro round, molto più corti e spettacolarizzati rispetto ai clash classici, con un applausometro a misurare il tifo del pubblico e decretare la squadra vincitrice. I team di questo evento, in programma a Milano il 10 giugno sono: Daytona, specializzato in hip hop e formato da Clementino, Crookers, Giad, The Night Skinny, Noyz Narcos e Rkomi; Hellmuzik, specializzato in drum’n’bass e bass music, formato da Dj Slait, Hell Raton, Kwality, Low Kidd e Salmo; Milano Palm Beat, specializzato in un’elettronica contaminata da reggae, cumbia, dub, moombathon e baile funk, e formato da Chiamu, Go Dugong, Milangeles, M¥SS KETA, Mudimbi e Populous; Real Rockers, specializzato in rockers reggae (genere che prende piede in Giamaica negli anni Settanta) e formato da Ensi, Macro Marco, Madkid e Moddi. “Il bello di questo format è che la competizione è davvero sana – continua Macro Marco – perché l’importante è il percorso musicale che ogni sound fa nella serata e come rappresenta la scena di appartenenza. Conta poco chi vince o perde, bisogna avere ben presente che è intrattenimento. Poi i colpi bassi possono anche starci (senza scadere) perché è un gioco e tutto va contestualizzato nello show”.

 

_Alioscia Bisceglia_foto di Roberto Graziano Moro

foto by Roberto Graziano Moro

 

Il direttore artistico è ancora Alioscia Bisceglia che, durante la prima edizione, ha anche presentato tutta la serata ma quest’anno lascia questo ruolo di host a Marracash. “Quando ho visto il primo Red Bull Culture Clash della storia, a Londra, nel 2010 – racconta Bisceglia – era già nell’aria da un po’ di tempo che, prima o poi, sarebbe accaduto qualcosa del genere e per me era un sogno che si coronava: le squadre erano Metalheadz (drum’n’bass), Skream & Benga (dubstep), Soul Jazz (puro clubbing) e Channel One (roots reggae) e a presentare c’era Don Letts, padre putativo dell’incontro tra cultura bianca metropolitana e reggae. In generale, insomma, c’era una sintesi di un percorso di suoni e culture affini che si scontravano ma nello stesso tempo si univano. Ero davvero entusiasta di aver assistito a uno spettacolo del genere e da lì in poi ho martellato Red Bull Italia per riuscire a fare un culture clash da queste parti. Qui in Italia, quest’anno, dopo il successo della prima edizione  del 2014 dove ho invitato quattro etichette che erano punti di riferimento per altrettanti generi musicali, ho pensato a una formula inedita, a livello europeo e forse proprio mondiale, perché in line up ci sono dei combo costituiti apposta per il clash, e questo dà ancora più unicità all’evento: o li vedi in quest’occasione o non li rivedrai più… oppure, di certo, li vedrai per la prima volta con questa formazione. Ogni clash di Red Bull, inoltre, vuole dare una rappresentanza fedele al territorio dove si svolge e gli artisti scelti quest’anno coprono quasi ogni angolo d’Italia. Il fatto che molti vivano a Milano è sintomatico della rinascita di questa città dopo quasi 25 anni di buio”.

 

General Levy - Performance

 

Se una volta i clash erano legati solo al reggae, con tutti i suoi stili e sottogeneri, oggi con questo format ideato da Red Bull il denominatore comune dei vari sound system è la matrice black. E per immaginare quanto lo spettacolo di questa nuova edizione italiana sarà unico, basti aggiungere che ogni team, oltre ai dubplate special – che spesso rielaborano vere e proprie hit -, porterà sul palco degli ospiti a sorpresa. Se la prima edizione italiana ha ottenuto il riconoscimento di “best practice” come manifestazione di marketing legata alla musica, quest’anno, in un’area ancora più capiente (Piazzale Donne Partigiane, nel quartiere di Marracash, Barona), la formula si rinnova e alza il tiro. Per saperne di più sulla cultura dei sound clash, Macro Marco consiglia: “My Life in Reggae”, il libro di David Rodigan.

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