Lunedì 20 Maggio 2019
Festival

Con SOUND TULUM il Messico torna al centro del clubbing internazionale

Dal 29 dicembre al 13 gennaio SOUND TULUM porta in Messico il meglio della musica techno e house in circolazione

La mattina del 16 gennaio 2017 la nostra redazione fu sconvolta dalle notizie che arrivano da Playa Del Carmen, in Messico, dove era in corso il BPM Festival. Cinque persone rimasero uccise in circostanze ancora non del tutto chiarite. Anche il nostro connazionale Daniel Pessina attende da lassù giustizia e verità. “Avevo lasciato il Messico da pochi giorni dopo uno splendido party con i Tale Of Us a Zamna”, ricorda in esclusiva per DJ Mag Italia Andrea Patti, co-fondatore e direttore creativo di SOUND TULUM, il festival di musica elettronica che dal 29 dicembre al 13 febbraio animerà la riviera Maya con la sua seconda edizione. “La prima è stata eccezionale, abbiamo avuto un riscontro incredibile, al di sopra delle nostre stesse aspettative contando circa 20 mila presenze. Quest’anno abbiamo notevolmente alzato l’asticella, raddoppiando i party e puntando a raddoppiare le presenze. Lo scorso anno il pubblico era prevalentemente nord-americano e messicano però le prevendite di questa seconda edizione evidenziano una crescita del mercato europeo e dei suoi meravigliosi clubbers”.

Siamo felici di raccontare la rinascita del Quintana Roo, uno degli stati della Repubblica Messicana sospeso tra storia e divertimento, dove la civiltà Maya ha lasciato segni tangibili della sua presenza. “Godere di uno dei suoi squisiti piattelli tradizionali, pieni di sapori maya e crostaceo, delle sue spiagge nei quali contrasta l’azzurro turchese del mare con la bianchezza della sabbia o contemplare una serata di fronte ad alcuna delle sue piramidi, spiega perché questa terra è considerata per alcuni come un frammento di paradiso” dice una guida dettagliata dello Yucatan. “Il Messico e soprattutto la Riviera Maya – conferma Patti – sono posti meravigliosi e soprattutto sicuri. Dopo i severi provvedimenti presi dal governatore del Quintana Roo, la situazione attuale è veramente sotto controllo”. Tulum è il centro culturale, archeologico e anche gastronomico del Quintana Roo. Come Ibiza, fu costruita strategicamente di fronte ad una spiaggia (con vista sul Mar dei Caraibi in questo caso), per controllare gli arrivi di navi commerciali ed eventuali attacchi e invasioni via mare. Come Ibiza ha il destino del nome. L’isola delle Baleari deve il suo nome a Bes, divinità egizia, Dio della protezione, della sicurezza e della danza, protettore della famiglia, in particolare delle madri al momento del parto, in grado di allontanare gli spiriti maligni ballando e facendo rumore. Tulum deve invece il suo nome alla mastodontica muraglia che la difendeva dagli invasori. Originariamente era conosciuta con il nome di Zama, che nel linguaggio Maya significa “città dell’alba”. Il parallelismo con i rituali della club culture è fin troppo scontato. Siamo nel posto giusto. Un po’ come avviene nei déjà-vu, definiti come segnali del nostro destino. Tulum è magica ed esotica, a tratti ancora sciamanica.


Saga
(29 dicembre), Flying Circus (31 dicembre), All Day I Dream (2 gennaio), Paradise (3 gennaio), Frequencies (4 gennaio), Dystōpia (7 gennaio), Afterlife (9 gennaio) e il Closing Party Epic (13 gennaio) sono format che, come Ibiza e Tulum, hanno il destino del nome. Non faticano a trovare spazio in un running order molto ricco, completato da Black Coffee e Solomun. Per loro non è necessario cercare e spendere aggettivi trascendentali. La seconda edizione di SOUND TULUM promette di regalare al pubblico una nuova esperienza musicale e sensoriale utilizzando le meraviglie archeologiche della riviera Maya come dancefloor, che sia un’isola nel mezzo alla giungla, che sia una laguna segreta o all’interno di un cenote, ovvero di una grotta d’acqua dolce. “La scelta degli artisti – racconta Patti – avviene attraverso un’ attentissima selezione comunque sempre fedele al panorama techno-house. In questo momento a Tulum la melodic techno è il sound di riferimento e SOUND TULUM proporrà i suoi esponenti più celebri come Solomun, Tale Of Us, Dixon e Âme. Poi c’è la corrente afro-house con il duo Bedouin che sta inanellando un successo dopo l’altro, la techno di Richie Hawtin, Ben Klock, Rødhåd, Ellen Allien e la tech house dei Martinez Brothers e The Black Madonna, grandi ambasciatori del nostro party di chiusura EPIC”. Patti non nasconde di aver ricevuto fortissime pressioni da parte management più potenti “ma garantisco che abbiamo sempre detto chiaramente che a SOUND TULUM si accede solo per merito perché l’evento si pone come obiettivo quello di presentare durante i suoi 15 giorni la migliore offerta nel panorama techno-house, aggiornata anno dopo anno secondo una costante ricerca e un’attentissima selezione”.

La direzione artistica è felice del lavoro svolto: “quest’anno SOUND TULUM ha pienamente raggiunto i suoi obiettivi in termini di contenuti presentando, in uno splendido scenario, la selezione delle migliori sonorità techno e house sulle quali è fortemente radicato il nostro festival”. Qualità, libertà e condivisione sono i mantra di SOUND TULUM, “dove convergono dj, promoters e clubbers insieme anche per sostenere progetti sociali a beneficio della comunità indigena Maya soprattutto per i bambini del luogo per agevolarne i processi di istruzione e garantirgli una salute dignitosa”, conclude Enzo Mazza, co-fondatore del festival e presente sul territorio Messico da 15 anni. Una garanzia in pi§. È bello che un festival di musica elettronica sia anche questo.

 

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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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