Spotify, Apple Music, Amazon Music, YouTube, Instagram. Ovunque vorrai distribuire i tuoi brani, da oggi potrai farlo anche via SoundCloud. E soprattutto: ti spetterà il 100% delle royalties. Semplicemente i ricavi completi. L’annuncio arriva da Kerry Trainor, CEO di Soundcloud, che conferma la notizia in qualità di un maggiore supporto nei confronti degli artisti e dei loro diritti economici sulle opere distribuite. La funzione – esclusiva per gli utenti PRO e PRO Unlimited – sarà al momento limitata a chi possiede un totale di 5000 plays o maggiori registrate sul proprio account. Questo rappresenta un utilissimo upgrade per una piattaforma che solo qualche anno fa sembrava vicina al collasso e che oggi ci dà un’ulteriore prova dell’importanza della sua esistenza nell’attuale scenario di distribuzione e fruizione musicale – nonostante gli ancora tanti punti interrogativi – soprattutto alla luce della vastissima mappa di talenti emergenti che continuano a vedere in SoundCloud la piattaforma principale per le proprie primissime creazioni, per di più in ambito urban ma anche per quanto riguarda la scena dance. Trainor l’ha detto chiaro e tondo: “SoundCloud vuole diventare la destinazione principale per chi ha bisogno di distribuire la propria musica.”
L’ingresso di SoundCloud nel mondo dei distributori, e con queste condizioni, rappresenta un interessantissimo punto di svolta in un mercato, quello dello streaming, che sta ancora ridefinendo le proprie regole e dinamiche. Se è vero che alcuni player sono fortemente dominanti, e altri stanno facendosi largo guadagnando fette di mercato, il fatto che una piattaforma nata come vetrina per i musicisti si metta a giocare lo stesso campionato di chi invece ha finora soltanto preso i prodotti finiti e confezionati è qualcosa di inedito. Anche per la filiera stessa di produzione-distribuzione-promozione della musica. Inoltre, fattore da non sottovalutare, c’è il discorso dei diritti: il 100% delle royalties sembra una percentuale altissima, impossibile da reggere se si vuole avere un margine di guadagno. D’altro canto, spesso sono sorte lamentele e polemiche verso le aziende di streaming che – pare – pagano percentuali troppo basse per consentire ai musicisti di mantenersi. Il futuro è un campionato ancora aperto.
06.03.2019