• SABATO 28 MAGGIO 2022
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Spotify ha brevettato una tecnologia che “prevede” le hit

Gli artisti presenti nella nota piattaforma sono allertati: è in arrivo un algoritmo che prevede i loro successi aggirando il consueto lavoro delle case discografiche

Con l’assurdità di una media di una traccia ogni secondo caricata quotidianamente, Spotify sta lavorando in una precisa direzione: fare ordine nelle ricerche e individuare le possibili hit e i relativi responsabili. Per rimediare alla lacuna si è animato lo staff di Daniel Ek, fondatore del brand nato in Svezia. Il sito Music Business Worldwide contemporaneamente ha scoperto che proprio Spotify ha inventato una tecnologia che prevede quali artisti sconosciuti presenti sulla piattaforma probabilmente diventeranno famosi nel prossimo futuro.

Pare infatti che un nuovo brevetto statunitense, depositato e concesso lo scorso primo marzo e finito nelle mani di MBW, confermi lo sviluppo di un sistema che possa prevedere il nome di artisti prolifici e pronti a fare il grande salto nel mondo dell’intrattenimento. Il metodo determina dei risultati sulla base delle interazioni degli utenti e raccoglie ed elabora dati tramite modelli di ascolto.

Daniel Ek, fondatore di Spotify

La logica della previsione nasce tutta da pure formule matematiche supportate solo nella gestione dall’attività da intelligenze artificiali. Spotify in questo modo autonomo prende il posto degli A&R delle case discografiche: non valuta le potenzialità di un artista o di una stessa traccia ma calcola il “peso” del progetto in base ai numeri generati e in crescita esponenziale.

Si tratta pertanto di un sistema di server multimediale back-end che dà indicazioni precise sullo status e sullo sviluppo di un artista nel suo percorso. Spotify in questo modo osserva, monitora ed estrapola dati dalle abitudini dei consumatori identificati come ‘early adopters’, ossia utilizzatori di nuovi prodotti, nuovi servizi o nuove tecnologie subito prima della loro diffusione di massa. Dal mercato underground e basso profilo alla fama.

 

 

Spotify crede che un artista possa essere considerato ‘di rottura’, pronto quindi per il mainstream e i grandi risultati, solo se la popolarità dell’artista stesso supera una soglia minima di riproduzione pur avendo registrato un aumento di popolarità che supera una soglia di crescita minima (che potrebbe essere stimata sulle 200mila richieste di riproduzione al mese). Quando si supera la soglia di crescita minima, che potrebbe aggirarsi su un aumento del 300% mensile, scatta il campanello d’allarme. Ed è festa per tutti: per Spotify, per l’artista e anche per il suo entourage.

Spotify sta così esplorando la prospettiva di utilizzare questa tecnologia per firmare accordi di cessione master direttamente con quei potenziali e probabili talenti in procinto di irrompere nelle classifiche e nelle playlist. Questo, in seno alla piattaforma di Ek, è tutto fuorché un sistema come l’inglese Instrumental, famoso per il suo scouting totalmente basato sull’intelligenza artificiale, in grado aver individuato successi di nomi come Lil Nas X e Tones & I mesi prima che questi firmassero accordi con le major.

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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