Sabato 20 Aprile 2019
Festival

Viviamo per momenti come A State of Trance 800

 

Utrecht (Olanda), Jaarbeurs, ore 5.28 del mattino, un posto non meglio precisato sugli spalti opposti al main stage: è l’ottava ora di A State Of Trance, la stanchezza si fa sentire e così mi concedo il lusso di sedermi. Armin van Buuren è alle prese con l’affollatissimo vinyl set, l’atto conclusivo di una notte eterna e velocissima, magica e dannata. Così tanti artisti da ascoltare, così poco tempo a disposizione. Mi metto comodo, guardo in giù e rabbrividisco: tra me e Armin ci sono più di 15.000 persone, una marea umana che si muove al ritmo dei classici in vinile che irrompono dal muscoloso impianto audio. E’ un set per molti ma non per tutti: i mix sono decisamente lunghi, i dischi anche, i cali di tensione sono inevitabili.

Qualche minuto dopo, un synth squarcia l’oscurità. L’iconico groove conferma i miei sospetti e mi piazza un sorriso in faccia. E’ lei, ne sono sicuro. Il resto del pubblico ci mette un pò di più a capirlo ma quando la voce effettata si Sarah McLachlan si eleva potente il popolo di ASOT esplode in un boato orgasmico da pelle d’oca. Il vinile crepita ‘Silence’ di Delerium, chiaramente il leggendario ‘Tiesto In Search Of Sunrise Mix’ e il mainstage si erge in tutta la sua magnificenza sfoderando infiniti laser verdi degni del miglior show di Eric Prydz. Io impazzisco di gioia. La stanchezza è un lontano ricordo, ora sono un tutt’uno con la musica, vado in trance. Alzo le mani, chiudo gli occhi e mi lascio trasportare. Più tardi mi renderò conto di aver incarnato perfettamente il motto del festival: “I live for that energy”. Riascoltare la traccia che mi ha fatto innamorare di questo genere in questo modo mi ha commosso profondamente.  Vivere per momenti come questo è straordinariamente bello.

 

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Ma non è stato solo questo l’attimo che ha fatto di ASOT 800 una delle migliori esperienze musicali a cui abbia mai preso parte. Un continuo entusiasmo espresso da tutti i suoi protagonisti l’ha reso carico di emozioni dal primo all’ultimo disco. Naturalmente il mainstage ha fatto la parte del leone con i nomi di punta del panorama ASOT. Oltre a van Buuren, i più attesi sono stati Orjan Nilsen, MaRLo – con una delle selezioni migliori della serata – e i devastanti Vini Vici. Questi ultimi, chiamati on stage da Armin van Buuren per quello che si è rivelato come un vero e proprio endorsement, sono stati i veri vincitori della serata dimostrando come sia possibile portare le sonorità caratteristiche dello stage ‘Who’s Afraid of 138?!’ anche nel palco principale senza snaturare la propria essenza o avere timori reverenziali. Vini Vici saranno protagonisti anche di Nameless Music Festival: sarà interessante vedere come sapranno porsi all’interno di un contesto che di trance ha ben poco.

Grande risposta di pubblico anche per la performance live di Pure NRG, duo formato da Solarstone e Giuseppe Ottaviani, l’unico italiano in line up. Molto curato si è rivelato anche lo stage PSY dove i bpm non si sono mai abbassati sotto i 140 (!) e la cassa dritta non ha smesso di martellare fino alle cinque del mattino. Un dancefloor sconsigliato ai deboli di cuore. Meno incisivo invece il Road to 1000, con una line up variegata ma un pò snobbata dai grandi flussi di persone che hanno preferito gli altri stage.

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Con una line up impressionante, un’organizzazione rodata e funzionale (Alda Events è un’istituzione in fatto di grandi eventi), una location enorme e una produzione spettacolare, A State Of Trance ha dimostrato di essere all’altezza della sua reputazione. L’esperienza è stata totale: dall’acquisto dei biglietti allo spasmodico conto alla rovescia, dall’entrata nella venue al ballo sfrenato a ritmo del proprio artista preferito, questo festival si dimostra qualcosa di più di una semplice serata. Armin van Buuren è riuscito a diventare un marchio di qualità, un formidabile tastemaker e il capitano di una squadra mondiale che lo segue e supporta con orgoglio. A State Of Trance è un lunghissimo racconto e Armin è il suo speciale narratore capace di accompagnare il fan tutto l’anno facendo diventare questi eventi degli appuntamenti assolutamente imperdibili e impregnati di magia contagiosa e palpabile. Durante la serata ho incontrato persone che venivano da ogni parte del mondo, America, Africa e Australia comprese.

Se la vostra domanda è “ne vale la pena?”, la risposta non può essere che affermativa. Almeno una volta nella vita, anche se non siete degli sfegatati della trance, la magia di ASOT deve essere provata.

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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