Foto: Instagram @suarkmusic
Prima di diventare Suark, c’era Alessandro Kraus, e prima ancora c’era un pianoforte. A insegnargli a suonarlo è stato il nonno, direttore d’orchestra, che lo ha introdotto fin da giovanissimo a un universo musicale che negli anni avrebbe preso forme molto diverse. Le sue prime serate arrivano a Zurigo, ma è a Milano che l’artista costruisce una parte importante del proprio percorso professionale, diventando per diversi anni resident di alcuni dei club e dei locali più conosciuti della città, tra cui il Just Cavalli, Hollywood, The Club e Armani Privé. Un circuito legato soprattutto a una dimensione più commerciale dell’intrattenimento, che lo porta successivamente a suonare in diversi club dell’Est Europa, frequentando per anni un ambiente fatto di party esclusivi, clientela internazionale e grandi occasioni. Parallelamente alla carriera nei club, però, cresce in lui l’esigenza di conoscere la musica in maniera più completa.
Trasferitosi a Londra inizia a dedicare sempre più tempo alla produzione, attraversando anche un periodo con meno serate e più ore passate in studio. Una scelta che trova terreno fertile in una città capace di offrire stimoli e possibilità anche al di fuori del circuito musicale: “Sei a contatto con persone che magari non sono direttamente collegate al mondo della musica, ma sono interessanti e interessate. Ti rispettano e sono curiose”. Sceglie di studiare music business, live engineering e sound design, con l’obiettivo di non limitarsi alla sola console: “Volevo avere una conoscenza a 360 gradi di quello che era il mio lavoro” racconta. È in questa fase che prende forma, con maggiore consapevolezza, il progetto Suark. Il nome in realtà esisteva già e aveva accompagnato alcuni progetti dalle sonorità più scure e underground, con due o tre release pubblicate su piccole label quasi come esperimento. Ma quella che sembrava inizialmente una parentesi diventa progressivamente una nuova identità artistica, lontana dal mondo dei party esclusivi e dalla dimensione degli esordi.
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Il cambio di direzione trova il suo vero punto di svolta con ‘Take It Slow’, brano realizzato insieme a Jordan Shaw. La traccia nasce con un arrangiamento tech house, ma senza rinunciare a una componente più immediata e accessibile, capace di strizzare l’occhio a un pubblico più ampio. Suark la invia a Smash The House e il brano viene pubblicato nel febbraio 2021. È proprio durante il difficile periodo della pandemia che arriva una delle prime conferme importanti del nuovo percorso: Dimitri Vegas inserisce la canzone nel proprio radio show, registrato in studio e trasmesso durante un periodo in cui i live sono impossibili. Nel video della sessione, il brano compare proprio tra le tracce suonate dal dj belga. La settimana successiva arriva la firma di un contratto di esclusiva con Smash The House.
Per Suark non si tratta soltanto di una release, ma della prima vera validazione internazionale del progetto: “Mi ha aiutato ad affermarmi e a fare crescere il mio brand”. Poco dopo arriva anche la proposta di aprire il Garden Of Madness ad Anversa, uno degli appuntamenti legati all’universo di Dimitri Vegas & Like Mike. La pandemia purtroppo costringe alla cancellazione dell’evento, ma quando finalmente l’anno successivo il mondo dei live ricomincia a riaprire, arrivano quasi contemporaneamente due richieste destinate a segnare il nuovo corso della sua carriera: Tomorrowland e Ushuaïa. Dopo un lungo periodo lontano dai palchi, sono proprio questi i primi due grandi eventi a cui Suark torna a esibirsi.
A Tomorrowland, Suark approda sul Great Library Stage, dove tornerà a suonare anche nel 2023. “Ci sono tanti artisti veramente bravi, ma poi manca il collegamento con l’economia reale del music business. Avere queste validazioni all’inizio ti mette in un’altra categoria”, osserva Suark. Un concetto che aiuta a comprendere anche il peso avuto da Dimitri Vegas & Like Mike nel suo percorso. Se in Italia la percezione del duo può essere diversa rispetto a quella che hanno nel Nord Europa, secondo Suark il loro impatto sulla cultura dei grandi eventi elettronici è stato tutt’altro che marginale: “Like Mike è stato il primo vero MC dell’EDM: a modo loro hanno rivoluzionato l’aspetto performance di tutto quel segmento”.
Foto: Instagram @suarkmusic
Le validazioni, però, non arrivano soltanto dal duo belga. Nel percorso di Suark diventa presto fondamentale anche la capacità di creare connessioni con artisti già affermati, e un altro passaggio importante arriva con il remix per Lost Frequencies. Suark era da tempo fan dell’artista e, grazie alla conoscenza del suo manager, riesce a fargli arrivare una propria versione di un brano realizzato insieme ai Bastille. Il risultato convince a tal punto da trasformare quello che nasce come un semplice remix in una collaborazione vera e propria. La versione pubblicata è infatti una fusione dei due lavori: Lost Frequencies cura l’inizio e la parte finale, mentre Suark interviene nella sezione centrale, spingendo il brano verso una dimensione più vicina alla melodic techno.
È un episodio che racconta bene quanto, nel music business, la qualità di una produzione debba essere accompagnata dalla capacità di sapersi muovere e comunicare. Per Suark, creare connessioni è fondamentale, ma senza trasformare il networking in un inseguimento continuo. “Quando sei convinto di avere qualcosa di buono tra le mani e hai la validazione di quelle due o tre persone di cui ti fidi, allora è il momento di inviare”. Non si tratta di scrivere continuamente agli artisti più affermati nella speranza di ottenere una risposta, ma di aspettare il momento giusto e presentarsi con qualcosa che abbia realmente un valore.
Se l’Europa resta un punto di riferimento, è in Asia che Suark ha costruito negli ultimi anni una presenza sempre più costante. Un mercato che, però, è profondamente cambiato rispetto al passato. “L’Asia di adesso è diversa da quella di prima”, spiega, sottolineando come le riduzioni dei budget abbiano reso i club molto più selettivi nella scelta degli artisti da chiamare. Secondo il producer oggi il continente appare diviso tra due realtà principali: da una parte i club più commerciali, orientati verso l’EDM e gli headliner internazionali, ma con budget sempre più contenuti; dall’altra locali rivolti a un pubblico di turisti o di asiatici che viaggiano frequentemente in Europa e che, di conseguenza, hanno sviluppato gusti e aspettative sempre più vicini a quelli del mercato europeo. È soprattutto in questo secondo circuito che trovano spazio generi come melodic techno e tech house, sonorità ormai consolidate anche nel panorama nostrano. Ed è proprio tra questi due mondi che Suark individua il proprio punto di forza. “Io a livello di sound mi piazzo proprio in mezzo. Sono tendente alla melodic techno, da sempre”, racconta. Una posizione di vantaggio quando si tratta di adattarsi a mercati e pubblici differenti. “Per i club EDM offro qualcosa di diverso, ma mixato a un qualcosa che comunque ha una spinta simile e che conoscono. Nei club orientati verso sonorità precise, invece, aggiusto leggermente il set in modo tale che i miei dischi siano la parte forte di ciò che sto suonando”. Non si tratta quindi di snaturare il proprio sound, ma di saperlo modulare in base al contesto, mantenendo riconoscibile la propria identità. Una flessibilità che, guardando al suo percorso internazionale, Suark considera una delle chiavi della propria crescita: “La mia fortuna è stata quella”.
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La stessa libertà di movimento che caratterizza i suoi set si ritrova nelle produzioni. La versatilità, per Suark, non è soltanto una caratteristica del suo modo di suonare, ma una scelta precisa anche in studio. Il suo ultimo singolo, ‘Step by Step’, ne è forse l’esempio più evidente: una traccia che mette insieme un’attitudine chill house, synth che richiamano la melodic techno e sonorità delle percussioni che ricordano l’afro house. Un brano difficile da incasellare secondo le logiche più rigide del mercato, soprattutto in un momento in cui avere un sound immediatamente riconoscibile e ripetibile può rappresentare un vantaggio discografico. “A livello di mercato sarebbe meglio avere un sound preciso, ma purtroppo sono una persona che segue quello che si sente, non il trend”, spiega. Una filosofia che comporta inevitabilmente qualche rischio, ma che allo stesso tempo permette alle sue produzioni di non sembrare semplicemente variazioni della stessa formula. ‘Step by Step’ è nata quasi per caso, durante un writing camp a Valencia. Scritta nel 2024 insieme a Felix Samuel e Dada Jones. La canzone ha preso forma di getto, seguendo l’impulso del momento. Da quella prima stesura, servirà ancora del tempo per trovare la versione definitiva. Inizialmente il brano era infatti due semitoni più basso e aveva un carattere più malinconico. Poi arriva la scelta di cambiarne la tonalità, trasformandone completamente la percezione: “Ha acquisito subito quella felicità un po’ nostalgica, ma vera e reale”. Il risultato è una canzone fortemente radiofonica, e proprio per questo non semplicissima da collocare all’interno di un set. Suark la utilizza soprattutto verso la fine delle sue performance, mentre per renderla più funzionale anche nella parte centrale del dj set è stata pubblicata successivamente anche una versione deluxe mix, più “aggressiva”, con un vocal meno protagonista e un drop più pronunciato. È un ulteriore esempio di quella ricerca di equilibrio che caratterizza il suo approccio: trovare per ogni traccia “la chiave che sembra giusta per quella determinata canzone”, anche quando questo significa complicarne la collocazione dal punto di vista discografico. “Faccio quello che mi sento e quello che mi pare sia giusto per me, spero che un giorno sia una scelta che possa ripagare”.
Dalle prime esperienze alle collaborazioni internazionali, fino a un sound che continua a muoversi tra melodic techno, house e contaminazioni diverse, il filo conduttore sembra essere proprio la ricerca di una voce personale. Una scelta che forse non offre sempre la strada più semplice, ma che Suark sembra disposto a percorrere guardando più lontano: perché, in fondo, la vera sfida non è soltanto arrivare a un certo livello, ma costruire un’identità capace di rimanere.
02.09.2026





