Lunedì 18 Novembre 2019
Interviste

Stephan Barnem: Encants, Dionigi e le aspettative

Nato in Brasile, cresciuto in Italia e trasferitosi poi a Berlino e Barcellona, Stephan Barnem è un artista che ha saputo crescere costantemente negli ultimi quattro anni. Lo abbiamo intervistato dopo il debutto del suo nuovo progetto Encants.

Dal 2015, anno in cui firmò alcune release di spessore per Ellum e SCI+TEC, Stephan Barnem ha continuato un incessante lavoro di studio attraverso diversi generi e contaminazioni. Da quel successo l’idea di fondare una piattaforma completamente nuova e la nascita di collaborazioni con artisti italiani ed internazionali di grande talento.

Partiamo dalla tua nuova creatura, Encants. Un progetto che nasce ufficialmente verso la fine del 2018 ma che forse avevi in testa da tempo. Cosa ci puoi dire di questa piattaforma? È una label in senso stretto o avrà degli sviluppi ulteriori?
Sì, confermo, erano anni che tenevo da parte l’idea di aprirmi una label. È dagli inizi della mia carriera che osservo e vengo affascinato da queste “piccole famiglie” di artisti che col tempo crescono fino a diventare un vero e proprio brand riconosciuto in tutto il mondo. Credo di poter affermare che sono cambiate molte cose in questi anni ed è cambiato anche il senso delle etichette, quando non c’era il digitale i produttori dovevano per forza appoggiarsi ad una label per stampare un disco ed i costi che la casa discografica doveva sostenere erano molto maggiori, certamente erano maggiori anche i guadagni ma non tutti correvano il rischio. Oggi non ci vuole molto per aprire e gestire una label senza correre grandi rischi. Ormai le label sono sature, se invii un demo devi avere la fortuna che lo ascoltino, che piaccia, che rispecchi la visione musicale della label e se tutto questo succede, nel caso in cui firmi un disco oggi, forse uscirà tra un anno. Encants è una piattaforma che ho sentito il bisogno di aprire non solo per poter andare in studio con la mente libera, per stampare la musica che voglio, quando voglio e senza vincoli ma anche per poter creare la mia “piccola famiglia” di artisti, soprattutto sconosciuti od emergenti, che rispecchiano la mia visione musicale e nel mio piccolo aiutarli a crescere artisticamente insieme a me.

E quali sono le peculiarità per cui Encants si differenzia dalle altre etichette sul mercato?
Encants non ha un suono predefinito, mi piace vederla come un puzzle in cui ogni artista fa la sua parte a modo suo. Ci saranno delle release Various Artist in cui stamperanno anche artisti esterni alla label ma per quanto riguarda gli EP e gli album vorrei riuscire a concentarmi su una cerchia ristretta di produttori che hanno un loro suono ed una certa continuità. Ad esempio AN5, che ha dato il via ad Encants stampando il primo EP della label a dicembre dello scorso anno è l’artista addetto alla techno purista, un maniaco dell’hardware che non ha nemmeno un computer in studio. Mentre Futuristant, un nuovo artista che oltre ad aver stampato a gennaio su Encants il suo primo EP ‘The Future Dance’ – il quale è andato molto bene sia in termini di vendite che di supporto, anche e soprattutto nella scena indie underground – è gia pronto al ritorno con il prossimo EP programmato per aprile e che includerà un remix di Timo Maas ed un remix dell’italiano Low Manuel, altro artista che ammiro e seguo da tempo e che si sta preparando per entrare a far parte della label. Sto tenendo occhi e orecchie puntati anche su Rigopolar, artista messicano stella emergente dell’indie dance, con base a New York, il quale ha remixato ‘The Future Dance’ di Futuristant e che è già a lavoro su un altro remix per il momento ancora top secret che uscirà quest’estate dopo un EP della coppia tedesca Kai Anschau & Mallory N.

Molta carne al fuoco, quindi. E hai in cantiere altrei idee, immagino.
Per quanto riguarda sviluppi ulteriori di questa piattaforma ci sono varie idee in sviluppo ma per il momento non mi sento di poter dire troppo, un po’ la guido e un po’ mi faccio guidare, sicuramente farò del mio meglio per portare in alto il nome della label e di chi ne fa parte. Posso dire che sto già prendendo contatti per organizzare i primi showcase a partire da New York a Marzo poi Germania, Inghilterra, Spagna e chissà, presto anche in Italia.

 

 

Negli ultimi mesi non sei uscito dai territori canonici solo con il progetto Encants, ma hai mostrato una certa ambivalenza anche remixando artisti italiani come Marco Dionigi, dj e produttore che ha sempre avuto uno stile personalissimo. Com’è nata questa collaborazione e come l’hai vissuta?
Mi fa molto piacere poter rispondere a questa domanda. Credo che Marco Dionigi a livello artistico dovrebbe essere considerato un patrimonio dell’Italia, nel suo genere è stato ed è tuttora un visionario. Sono sicuro che parte del mio stile odierno sia stato influenzato da lui essendo stato lui uno dei primi dj che ascoltavo regolarmente. È uno di quegli artisti che sia come produttore sia come DJ puoi riconoscere dalla prima battuta del disco, il che è raro oggi. Il mitico “Dioni” lo andavo ad ascoltare come semplice cliente quando era resident all’ormai ex Alter Ego di Verona e posso confermare che ha sempre avuto uno stile inconfondibile. Le nostre collaborazioni sono nate come naturale conseguenza. È venuto tutto da sè dopo che sono stato a trovarlo varie volte nel suo studio, immerso nel verde delle campagne veronesi, e ho capito in poco tempo che oltre ad essere un DJ e produttore che stimo, ha quel tipo di personalità positiva, genuina e semplice di cui mi piace circondarmi, pazzo al punto giusto, ed è una macchina da studio, sforna dischi in continuazione, tra l’altro molti dei quali sono stati campionati da altri e poi diventati delle hit. Ci siamo sentiti poco tempo fa e come se nulla fosse mi ha raccontato che insieme a Daniele Baldelli è stato contattato da Sky per remixare la colonna sonora della serie Gomorra. Conto di tornare presto in studio con lui, e chi lo sa magari per fare un EP per Encants.

 

“Ci siamo sentiti poco tempo fa e come se nulla fosse mi ha raccontato che insieme a Daniele Baldelli è stato contattato da Sky per remixare la colonna sonora della serie Gomorra.”

 

Nelle tue corde c’è anche un amore per la musica più “accessibile” al grande pubblico, che rimodelli secondo il tuo stile, come nel caso del remix di ‘Uprising’ dei Muse. Come tratti questo immaginario? Ci sono altri brani altrettanto celebri su cui ti piacerebbe mettere le mani in futuro?
Mi piace riprendere alcuni di questi pezzi più “accessibili” sia per divertimento sia per renderli più adatti ad essere inseriti all’interno dei miei set ed inoltre lo considero un buon allenamento in studio. La maggior parte di questi lavori non li pubblico, mi piace avere sempre qualcosa di esclusivo da suonare nei club. Di recente ho fatto la stessa cosa anche con una delle ultime produzioni di Moby e con ‘Another Brick In The Wall’ dei Pink Floyd. La reazione della pista mi dà sempre una buona ispirazione per continuare a farne e quindi anche se ancora non so quale sarà la prossima “vittima”, sono sicuro arriverà presto un altro momento in cui ascoltando musica mi verrà l’ispirazione di prenderla e metterci le mani.

Nel2015 hai guadagnato consensi unanimi per le tue release su Ellum, la label di Maceo Plex. Etichetta su cui poi sei tornato remixando un altro grande artista come Agoria. Su questo versante ci possiamo aspettare delle novità nel futuro prossimo?
Sicuramente le release su Ellum ed il supporto di Maceo Plex, con il quale ho un ottimo rapporto, mi hanno dato molto. Non posso fare previsioni per quanto riguarda altre release su Ellum nel futuro prossimo ma qualcosa può sempre succedere.

 

 

Nel corso degli ultimi anni molte tue produzioni sono state riprese da artisti di differente estrazione tra di loro, quali Richie Hawtin, John Digweed e Fairmont. Qual è il segreto di questa tua versatilità?
Non credo sia un vero e proprio segreto, piuttosto penso sia dovuto ad un mix di fattori come la voglia di provare sempre cose nuove, il perenne apprendimento ed il mio continuo cambio di personalità e gusto musicale. Io vado a periodi, chi mi segue da molto sa che ho iniziato praticamente la carriera producendo minimal, da cui ho ottenuto il supporto iniziale di Richie, che si è poi appesantita avvicinandosi alla techno. Nel periodo in cui ho vissuto a Berlino, al contrario di molti che in quella città si accostano principalmente alla techno, ho avuto una leggera fase “malinconica” in cui mi sono avvicinato a sonorità più melodiche, questo lo si può percepire su ‘What Am I?’, un album che ho stampato ad inizio 2011, con tracce come ‘Karted’, ‘While I Was’ e così via. L’ambiente in cui vivo mi influenza moltissimo. Più recentemente, nel periodo in cui ho vissuto a Barcellona, mi sono avvicinato all’indie dance, all’electronica e alla progressive, come si può notare dalle release dal 2017 sino all’ultimo album. Ora sono da poco tornato a vivere in Italia e sento già la fiamma techno che si sta riaccendendo. Ho trattenuto e imparato qualcosa un po’ da tutti gli stili musicali con cui ho sperimentato ma direi che la base più solida che ho mantenuto è quella techno, anche se posso confidare la mia consapevolezza di non essere un purista di tale genere. Come tutti i produttori, il 90% delle tracce che ho fatto è fermo dentro il mio hard disk. Alcune un giorno vedranno la luce, altre rimarranno li ed altre le riprenderò e le adatterò allo stile che avrò in quel determinato momento.

Hai trovato anche il tempo di lavorare al tuo atteso e chiacchierato album. Cosa hai voluto raccontare all’ascoltatore in questo lavoro che ha subito raccolto pareri più che positivi?
Sentivo l’esigenza di mostrare alcuni miei lati sia artistici sia tecnici che non avevo mostrato prima e con l’album è come se avessi fatto il punto della situazione, un riassunto degli ultimi anni per poter chiudere il capitolo e guardare avanti. Questo album infatti non è nato di getto nel giro di un mese, come mi sono prefissato di fare per il prossimo, ma è una raccolta di ciò che mi ha rappresentato negli ultimi 5 anni. Anche per questo l’ho intitolato semplicemente ‘Stephan Barnem’. Come ho già detto, molte delle mie produzioni non hanno ancora visto o non vedranno mai la luce, psicologicamente in studio questa cosa a volte mi limita perché prima di andare avanti mi sento in dovere di portare a termine ciò che è fermo da un po’. Avendo stampato questo album mi sento artisticamente più libero. Posso sembrare egoista ma quando ho deciso di stamparlo, più che al pubblico pensavo a me. È stata una liberazione e posso assicurare che questo mio egoismo verrà compensato perchè ora posso concentrarmi più serenamente in studio e dare al pubblico ciò che credo si aspettino da Stephan Barnem.

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