Venerdì 23 Agosto 2019
Recensioni

Steve Aoki pubblica ‘Neon Future III’: tante hit ma zero voglia di osare

Arriva il terzo volume della trilogia 'Neon Future' con tanti importanti featuring di ogni sorta. Ma hit a parte, l'LP non sembra rispettare le grandi attese

Venerdì 9 novembre Steve Aoki ha pubblicato il terzo e ultimo volume della trilogia tematica ‘Neon Future’. Iniziata nel 2014 con il volume I e proseguita nel 2015 con il secondo album, questa esperienza sonora in tre atti è lo specchio dell’evoluzione sonora del dj, produttore e imprenditore statunitense.

Reduce da un ottimo undicesimo posto nella nostra Top 100 Djs 2018 (appena due gradini in meno rispetto allo scorso anno), dato che certifica la sua costante popolarità, Steve Aoki è una buona dimostrazione di ciò che è diventata la figura di un certo tipo di dj e produttori contemporanei iper-pop. Senza una sola traccia che non rechi un featuring – a parte l’intro, che infatti è un scimmiottamento psy trance più a usufrutto di una situazione live che dell’album – ‘Neon Future III’ è una colorata compilation delle sonorità e degli artisti che più vanno di moda al momento. Un fantastico parco giochi in cui chiunque ami le sonorità in voga nel 2018 può trovare qualcosa di rassicurante da ballare, da canticchiare, con cui fare una storia Instagram. Un playground, però, in cui le probabilità di imbattersi in qualcosa di vagamente nuovo, inaspettato o game changer vengono azzerate in maniera seriale. Molti sono i featuring di peso: BTS, Kiiara, Nicky Romeo (non in versione progressive house), Lil Yachty, Mike Posner, Blink 182, Daddy Yankee, Don Diablo sono nomi di primissimo piano del panorama musicale internazionale capaci di canalizzare l’attenzione del proprio pubblico verso questo nuovo album.

Le hit che compongono l’LP sono delle bombe da airplay che sicuramente faranno ciò per cui sono state create: invadere radio, playlist e collezionare milioni di plays in giro per il mondo. Dalla marshmellosa ‘Waste It On Me’ a ‘Pretender’ con Lil Yachty alla sonnacchiosa ‘Anything More’, da ‘Azukita’ con Daddy Yankee a ‘What We Started’ con Don Diablo e Lush & Simon, le tracce più spendibili sul mercato discografico erano però già tutte state pubblicate precedentemente, rendendo così l’uscita dell’album quasi una formalità. L’impressione, purtroppo, è che parecchie delle restanti tracce assomiglino più a un riempitivo che a progetti stand alone capaci di sostenersi sulle proprie gambe. Non si può fare di tutta l’erba un fascio, chiaramente: piccoli gioielli come ‘Our Love Glows’ sono profondamente godibili, ma per una che appassiona ce ne sono altre che non convincono affatto.

‘Neon Future III’ è bocciato, quindi? Se guardiamo ai numeri delle sue hit già pubblicate assolutamente no. In totale gli ascolti dei singoli da classifica estratti prima della sua pubblicazione sono più di mezzo miliardo. Impressionante. Tuttavia ritengo che, per un artista come Steve Aoki quest’album non apporti un sostanziale valore aggiunto né alla sua discografia né al panorama musica mondiale. Le 17 tracce dimostrano la brillante capacità di Aoki e del suo team nel comporre un mosaico di stili, generi, sonorità e featuring il più accattivante possibile ma allo stesso tempo hanno perso del tutto quell’attitudine electro-punk che per anni ha caratterizzato la sua figura e fatto la sua fortuna come precursore dei suoni EDM. Questo album rispecchia senza dubbio la sua forma mentis da imprenditore dell’intrattenimento (e non solo, dando un’occhiata alla sua fiorente catena di esercizi commerciali) – pur attento, scrupoloso, poliedrico – più che quella di un produttore voglioso di esprimere il suo personale stile e di spingere un pò più in là i confini della musica.

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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