• SABATO 07 FEBBRAIO 2026
Interviste

“Sto cercando un manager che mi trovi serate, conosci qualcuno?”

Abbiamo parlato con Tony Ciotola CEO di Wonder Manage per capire come un manager sceglie di seguire e lavorare con un Dj

Foto: Jimmy Sax e Tony Ciotola, Wonder Manage ufficio stampa

“Avrei bisogno di un manager che mi venda in giro per il mondo” è una delle frasi tormentone tra dj, non solo alle prime armi. Molti percepiscono la ricerca di un manager come la via per sbloccare il proprio potenziale e realizzare ambizioni di carriera. La cosa che spesso non si considera è che la figura manageriale arriva nel momento giusto della propria carriera: quando c’è talento, ci sono i numeri, la situazione e il potenziale per esplodere.

Ridurre il ruolo del manager a un mero “facilitatore di sogni” è sempre un errore di prospettiva: il rapporto tra artista e manager è, in realtà, un sodalizio strategico molto più complesso. Un manager non è solo un “trova-date”, ma un vero e proprio partner che assiste nella costruzione di una carriera a lungo termine. Il lavoro insieme può durare per anni, plasmare insieme un progetto e crearne i presupposti: questo include la gestione delle relazioni, la pianificazione finanziaria, strategie di comunicazione e, soprattutto, la crescita di un artista affinando e sviluppando il suo sound e stile. Potremmo concludere dicendo che allora è difficile quasi come trovare l’anima gemella? Forse sì!

Tony Ciotola è uno dei manager più influenti sul territorio italiano con la sua Wonder Manage e il suo team, si è distinto negli anni per il suo fiuto sull’intercettare talenti emergenti, come ad esempio Jimmy Sax. Gli abbiamo posto alcune domande.

Cosa cerchi in un artista e cosa conta di più per decidere di seguirlo?
Talento, capacità di rendersi unici, cool e interessanti in ciò che si propone: riuscire con il tempo (e non si riesce mai subito con un unico disco) ad acquisire un linguaggio proprio. Poter arrivare a dire: “riconoscerei questa canzone tra mille”, vuol dire essere riusciti a essere unici. Essere identificabili è il punto di maggior valore possibile per me.

Quanto contano davvero i numeri di un artista, come manager, considerando lo stile artistico ?
I numeri sono importanti, siamo nel mondo dei numeri, sarebbe stupido pensare di riuscire a fare carriera senza considerare le “conversioni”; oserei dire che dobbiamo usarli come matrice e griglia di lavoro: che si tratti di fare il copy per un post, o per una mail per una data di un tour o di promuovere un brano sulle piattaforme. I numeri aiutano a capire quanto quello che stiamo facendo ci porta quantità e ovviamente qualità: dobbiamo quindi saperli leggere.

Ti senti più un allenatore o un venditore con un artista nel lato management e booking?
Questo lavoro ha due anime, come un agricoltore oserei dire: c’è un momento per la semina e uno per la raccolta. Così anche il management ha i suoi tempi necessari, come figura di accompagnamento, che porta un po’ di lucidità all’artista. Allenatore non è il termine giusto, ma life coach sì. Per quanto concerne la semina mi riferisco alla cura artistica dello stile, cioè capire perché usare un groove o un suono specifico e rapportarlo anche al mercato attuale, capire cosa è interessante, cosa funziona e cosa no. Per quanto concerne il booking, che rappresenta “la raccolta” di cui sopra, devo essere anche un venditore e per farlo al meglio, la semina è fondamentale! Con Jimmy Sax abbiamo lavorato anni per arrivare a definire la sua visione, l’abbiamo applicata e il percorso è stato molto organico.

È più probabile che trovi un talento da un video sui social o sentendolo suonare live nei club?
Sono accadute entrambe le cose e io sono stato molto contemporaneo; ad esempio ero stato a un dj set di Hardwell – che rappresento per l’Italia – nel 2006/2007, ci scambiammo i contatti e ci mettemmo a parlare e condividere musica, mi parlava di Steve Angello e di Ingrosso… Mi colpì la sua energia in console: lo vendetti la prima volta a una cifra molto bassa, conservo ancora quella fattura, poi è diventato il dj numero uno al mondo. Al tempo assistere a quel dj set mi aveva toccato nella sensibilità ed era nata una relazione che poi divenne di business. Con il mio team, poi, ho scoperto artisti dai social, l’esempio è proprio Jimmi Sax di cui ho parlato prima. Dal web e grazie al web abbiamo raggiunto risultati enormi: ha suonato con Santana, poi per il Santo Padre, abbiamo fatto magazine, radio, … arrivando a 300 milioni di plays.

È un lavoro che consiglieresti di intraprendere?
Sì assolutamente, purché rimanga un lavoro con una visione in team: è un gioco di squadra in cui si vince insieme.
Noi siamo una dozzina in Wonder e, in 20 anni di attività, ho aggregato figure vicine e  simili a me ma anche con spiccate capacità di visione management e capacità commerciali di booking.

 

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Chicca Leaf
Chicca Leaf is an emerging female Producer and Dj from Italy. Her sound expresses herself in the most faithful way, her talent has been noticed by international DJs like The Cube Guys, David Penn, Mark Knight, Paco Osuna and many others. Chicca Leaf collaborates also with DJ Mag Italia as Minimal/Deep writer after Law's degree and master's degree in social marketing at Bocconi University. She is owner of CLEO label. Born in a family of musicians, from piano her sound has evolved to electronic music which she is very passionate about. Chicca plays in clubs around the world and in one of the most important after of Milano: the “Botox Matinee”.
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