Sabato 16 Novembre 2019
Storie

La storia di FISHER

Il surf, un vlog, un progetto con un amico, e poi quattro tracce solsite, e una che cambia la vita. Ecco la storia completa di FISHER

Foto: RUKES

Spassoso, stiloso, incredibilmente popolare. Tre aggettivi bastano per descrivere questo autentico fenomeno che è riuscito in pochi anni a trasformarsi da scanzonato surfista australiano a richiestissimo dj e produttore con tanto di residency presso Hï Ibiza, nomination ai Grammy, serate nei quattro angoli del globo e qualche metro quadro di parete coperto di dischi d’oro e altri metalli preziosi. Oggi la sua è una realtà affermata, pluripremiata e perfettamente inserita all’interno dei migliori ingranaggi del music business. Da Coachella – da pelle d’oca il video in cui suona l’extended mix di ‘Losing It’ – al Main Stage di Tomorrowland, fino a Ibiza, FISHER è un habitué delle pagine dei migliori siti di musica, delle classifiche e del feed di Instagram di milioni di persone. Ma come è nato il suo successo?

Follow The Fish, il vlog

Australia. Su una spiaggia semideserta un ventottenne si diverte a cavalcare le onde su una tavola a forma di fallo. Si chiama Paul Nicholas Fisher, è un ottimo surfista, ama fare il cazzone e raccontare tutte le sue bravate nel suo vlog YouTube ‘followthefish’. La sua vena scanzonata, la sua irrefrenabile sguaiatezza – la stessa che oggi lo caratterizza on stage – unita alle sue scorribande sulle spiagge di mezza Australia e a buoni piazzamenti nelle gare della World Surf League gli permettono di diventare un vero e proprio influencer. Gli sponsor iniziano a rincorrerlo, la sua sembra una sicura carriera nel mondo del surf. Ma per lui non è abbastanza.

Nel 2011, con l’amico surfista di lunga data Leigh Sedley, dà vita al suo primo progetto musicale. Si chiama Cut Snake ed è un modo “per ammazzare le ore quando il tempo è brutto”. Quando fuori infuria la tempesta e surfare è impossibile Paul e Leigh si rifugiano in uno studio improvvisato a fare i dj. In breve tempo arrivano le prime feste tra amici, i primi ingaggi nei locali della zona. Paul ci prende gusto. Il djing è ancora un hobby, certo, ma qualche anno dopo – nonostante stesse ancora surfando ad alti livelli – decidono di provarci sul serio.

Iniziano così a produrre, editare, remixare. I primi esperimenti mostrano un crossover tra deep e house. Nulla di eccezionale, ma la curva di apprendimento si impenna velocemente. Nel 2014 esce sia il primo singolo, ‘Face Down’ per Three Six Zero Music, sia il primo remix ufficiale per Polydor. Dopo aver ingranato iniziano a spingere sulla promozione del proprio brand. I ragazzi fanno sul serio e nell’inverno di quello stesso anno ottengono i primi riconoscimenti internazionali rilevanti grazie al web, a riviste specializzate che iniziano a crederci e alle prime serate in America, dove la dance sta conoscendo un’inedita ed elettrizzante ondata di popolarità.

Cut Snake

La reputazione che Paul ha sui social sicuramente aiuta il progetto Cut Snake a ottenere l’esposizione mediatica che cercano, ma la musica fa il resto del lavoro. Le cose girano per il verso giusto e Paul lascia definitivamente il surf professionistico. Le puntate del suo vlog diventano sempre più rare, le sue apparizioni in piedi su una tavola, anche. Per tre anni si immerge in Cut Snake cercando di costruirsi un profilo sempre più internazionale. Mad Decent, Sweat It Out, Universal South Africa commissionano loro alcuni remix. Su Warner Bros invece pubblicano ‘Life’s a Beach’ e ‘Magic’.

Nell’estate del 2017 Paul inaugura il solo project FISHER con la pubblicazione della sua prima traccia: si chiama ‘Ya Kidding’, ha un tiro incredibile ed è pubblicata da Dirtybird, un’assoluta istituzione nel campo della house. All’epoca pochissimi conoscevano il collegamento con Cut Snake e quello che sarebbe potuto essere un ennesimo anonimo side project all’improvviso deflagra sulla scena internazionale. ‘Ya Kidding’ è suonata in tutte le serate house. L’hype cresce parallelamente alla posizione in classifica della traccia. E così l’interesse delle agenzie di booking nei suoi confronti. FISHER fa la sua prima apparizione ufficiale come special guest durante il Dirtybird Compound West Coast nel 2017 con un modico slot alle ore 18: l’ex surfista sorprende però tutti con il suo carisma, la sua proverbiale energia vulcanica e un’ottima selezione tech house. All’evento Paul è presente in line up anche come Cut Snake. Qualche ora dopo il suo set in solitaria torna sul palco assieme allo storico partner e il pubblico, prima perplesso, inizia lentamente a fare il collegamento tra i due progetti. Ed è lì che scoppia la bomba.

Il Campout di Dirtybird

Poco tempo dopo, senza nessun comunicato ufficiale, tutte le foto di FISHER vengono rimosse dai profili social di Cut Snake che comunque prosegue come un progetto solista. Il successo, si sa, mette a dura prova anche le amicizie più salde. Indipendentemente dalla causa di questo split, è però chiaro che FISHER, con un pugno di release, ha fatto quello che con Cut Snake non è riuscito a fare in tre anni di duro lavoro.

Claude Vonstroke, dall’alto della sua esperienza come A&R fiuta il talento e vuole il bis. FISHER fa all-in e dà alle stampe ‘Crowd Control’ su Dirtybird. Tutto l’hype attorno a FISHER si riversa in questa traccia che cannibalizza letteralmente la classifica generale di Beatport e viene suonata da qualsiasi dj house dotato di buon gusto. Il tempismo è una delle sue grandi doti e, sentendosi addosso gli occhi di tutti, fonda la sua etichetta Catch & Release e si prepara a pubblicare quello che diventerà IL pezzo del 2018.

Luglio 2018. Dopo essere stata suonata nel Do Lab a Coachella 2017 ed essere diventata una delle ID più attese dell’anno, ‘Losing It’ appare su Beatport e Spotify e diventa un successo clamoroso. Tutti la suonano. Tutti. Le radio, i club, i festival, le feste in piscina, gli impianti di casa, hanno la celebre sirena e la rullata con l’hook vocale “I’m losing it!” in loop. Tutti lo cercano e si chiedono chi è questo ragazzo sorridente vestito alla hawaiiana. In estate FISHER, grazie a un’esposizione mediatica senza precedenti, riesce a oltrepassare i confini della house e a diventare un fenomeno musicale trasversale. ‘Losing It’ è la canzone più venduta su Beatport del 2018, arriva alla #1 della Hot Dance di Billboard, si guadagna una nomination come ‘Best Dance Recordings’ – e non vince solo perché davanti ci sono due musicisti che si chiamano Diplo e Mark Ronson -, scala la Triple J Hottest 100 in Australia e guadagna molti altri ambiti riconoscimenti. Il tutto al netto delle centinaia di milioni di plays che la traccia può vantare su ogni portale conosciuto. Il suo atteggiamento fortemente personale e senza filtri, il suo seguito sempre più ampio e un rinnovato accordo con alcune grandi agenzie di management gli permettono di calcare palchi molto ambiti: Ultra Miami, Coachella, Tomorrowland ed EDC sono nella lista.

FISHER a Coachella 2019

A maggio di quest’anno esce il tanto atteso follow up: ‘You Little Beauty’ arriva 10 mesi dopo la sua ultima release. Non ha avuto fretta, ha lasciato respirare ‘Losing It’, l’ha usata e “spremuta” in tutti i festival del mondo ma non poteva pensare di avvicinarsi alla stagione estiva senza un nuovo singolo. E quando si parla di estate non si può non parlare dell’Isla Bianca e della sua residency BODYWORKS all’Hï Ibiza assieme a Solardo e CamelPhat, con cui hanno fatto 14 date da tutto esaurito. Se serviva un’ulteriore conferma del suo successo, il verdetto di Ibiza non lascia spazio a interpretazioni ambigue.

Nel frattempo si è fidanzato ufficialmente, ha lanciato un mini-festival, una linea di merchandise, ha concluso un tour americano e uno europeo, e la sua etichetta Catch & Release ha portato ‘Hooked’ di Martin Ikin alla #1 su Beatport. Non male per un ragazzo che solo tre anni fa surfava ancora sulle spiagge australiane. In due anni e con 4 tracce ha raggiunto quello che molti artisti non raggiungono in una carriera intera. Go FISHER!

 

 

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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