Martedì 29 Settembre 2020
Interviste

Sunnery James & Ryan Marciano, la house e le sue svariate possibilità

A fine luglio hanno pubblicato ‘Life After You’, un singolo il cui risultato fa riflettere sulle infinite strade che la dance può intraprendere quando si lascia contaminare

Questa storia dei camp durante i quali ci si incontra, ci si conosce e si lavora insieme sta (fortunatamente) sfuggendo di mano. È proprio durante uno di questi meeting che Sunnery Gorré James e Ryan de Lange Marciano hanno consolidato e sviluppato un intenso rapporto personale e professionale con Shannon Rani Wandana, la cantante di ‘Post Malone’ di Sam Feldt. Tra i tre è scoppiata un’amicizia che pare essere anche duratura.

Il messaggio che questo inedito terzetto ha voluto trasmettere ai fan è quello secondo cui tutte le più brutte situazioni possono iniziare per poi finire e che “si è soli e si deve andare avanti per la propria strada con un solo obiettivo: quello di essere felici”. Ciò che sta accadendo nel mondo in questi mesi ha davvero sconvolto Sunnery e Ryan, che ora avvertono l’esigenza di tornare a suonare e stare a contatto con i propri sostenitori. Pena: interminabili tour de force in studio a produrre musica fino all’ultimo respiro.

 

Come sono nate ‘Life After You’ e l’idea di far cantare RANI?
La traccia è nata in modo naturale, con il desiderio di comunicare qualcosa di nuovo ai nostri fan. Volevamo fare qualcosa che infondesse spensieratezza tra gli amici e pensiamo, ancora oggi riascoltandola, di aver fatto la cosa giusta. Il dialogo col pubblico deve essere sincero, sempre. RANI è un vero talento, un’interprete straordinaria e una professionista assoluta. Ci piace molto lavorare con lei.

Il vostro viaggio musicale in cosa consiste?
Nel far muovere e animare le persone. Così possono spegnere la mente e lasciarsi andare. Siamo nel settore della musica da molto tempo, anche con svariati pseudonimi; abbiamo imparato a trovare ispirazione in molte cose. Quando viaggiamo, incontriamo nuove persone. Se restiamo fermi c’è sempre la tecnologia che ci viene in aiuto nelle relazioni. Abbiamo una priorità: fare la musica che amiamo. La cosa diventa positiva quando si tratta di affrontare tutto per il proprio business musicale. Negli ultimi tempi lavoriamo con Armada, una grande struttura che ci ha permesso di aprire anche la nostra label, la Sono Music. Il nostro è un mercato borderline, underground e nello stesso tempo confinante con il mainstream. Non è un caso se ci muoviamo bene tra suoni clubbing e radiofonici. ‘Life After You’ ne è l’esempio perfetto.

 

Quanto è importante il lavoro in team?
Il lavoro di squadra fa funzionare tutto e trasforma i sogni in realtà. Al giorno d’oggi non puoi fare le cose da solo, nel settore della musica. Inoltre, grazie alla nostra crew, possiamo concentrarci su ciò che amiamo di più, senza perderci nella burocrazia: i dj set live, nel possibile, e la produzione. Fate le cose con serietà e i brand e i professionisti busseranno alla vostra porta. Molti artisti, da subito, vogliono un booking manager, un tour manager, un gestore di social media senza capire realmente le proprie esigenze e priorità. Inizialmente, noi abbiamo fatto tutto da soli. Per anni abbiamo incontrato tantissime persone del settore e, senza fretta, abbiamo iniziato a fare le nostre valutazioni.

Come si fa a sorprendere il proprio pubblico e coinvolgerne di nuovo?
Con l’”effetto wow” e con l’unicità, un suono riconoscibile, riconducibile a un personaggio; e non è una cosa che nasce in laboratorio o in una sala riunioni, questa. Bisogna suonare e produrre il più possibile in modo da poter imparare a stupire un pubblico e anche sbagliare, perché è da quelli che noi consideriamo errori che si possono trarre gli insegnamenti che ti fanno crescere ed apprendere nella vita. Rintanarsi nella propria camera da letto a produrre non è un bene, bisogna aprirsi al nuovo e al prossimo.

Ogni innovazione tecnologica, nella produzione musicale, ha dato realmente vita a nuovi generi e nuove possibilità?
Sì e non solo, ha portato una ventata di nuova musica. Non abbiamo una risposta definitiva, ora, su tutte quelle nuove e contemporanee tecnologie che circolano dall’avvento del digitale o addirittura in arrivo, ma una domanda è lecita: dove saremmo oggi senza le Roland 303, 808 e 909 o senza Logic, Ableton o Universal Audio?

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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