• LUNEDì 09 FEBBRAIO 2026
Clubbing

E anche il Supermarket di Torino chiude

Abbassa le serrande l'ennesimo tempio della notte. ine di un’era urbana che aveva trasformato la periferia in destinazione culturale

Foto: zero.eu

La notte torinese perde uno dei suoi simboli più longevi e identitari, un luogo che per quasi tre decenni ha saputo trasformare una zona difficile in un polo culturale e musicale riconosciuto ben oltre i confini cittadini, perché il Supermarket di via Madonna di Campagna 1 spegnerà definitivamente le luci il prossimo 14 febbraio, scegliendo un ultimo San Valentino dal forte sapore emotivo, annunciato via social come una lunga maratona notturna dalle 22 alle 6 del mattino seguente.

Nato negli anni Novanta, quando la club culture rappresentava un vero presidio sociale oltre che artistico, il locale ha accompagnato la trasformazione della periferia torinese, diventando punto di riferimento per generazioni di clubber e addetti ai lavori. A chiarire le ragioni della chiusura è Barbara Zagami, art director del Supermarket, che esclude qualsiasi legame con fatti di cronaca recente e indica invece una combinazione di fattori strutturali: le conseguenze economiche del Covid, le restrizioni sugli alcolici, l’aumento dei costi di gestione e un cambiamento profondo nelle abitudini notturne.

 

Secondo Zagami, come da dichiarazioni rilasciate a torinocronaca.it e dal proprio social, oggi la notte si consuma diversamente, si esce meno tardi, si prediligono spazi più piccoli e diffusi, mentre mantenere vivo un club di 700 metri quadrati su due piani, con due bar, area privé e palco, è diventato insostenibile senza snaturarne l’identità. Eppure, in quello spazio sono passati momenti cruciali della storia musicale italiana e internazionale, dalle serate Xplosiva ai festival come Club To Club, fino ai set di artisti che hanno segnato la cultura dj globale e alle performance live di protagonisti del pop e dell’alternative italiano, rendendo il Supermarket una vera casa per la scena torinese.

Nonostante i tentativi di ridurre le serate e aprirsi a eventi diurni, la sostenibilità economica non ha retto, portando a una decisione lucida ma dolorosa, che coinvolge anche una ventina di lavoratori, parte dei quali già ricollocati. La chiusura non viene però raccontata come una resa bensì come la fine naturale di un ciclo, con nuovi progetti già in cantiere in altri luoghi della città, a conferma che alcune storie non finiscono davvero, cambiano semplicemente forma.

 

 

Articolo PrecedenteArticolo Successivo
Riccardo Sada
Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.
La tua iscrizione non può essere convalidata.
La tua iscrizione è avvenuta correttamente.