Venerdì 24 Maggio 2019
Esclusiva, News

Sven Väth: Quindici anni di Ibiza.

Sabato 6 settembre il “Summer Tour 2014” di Sven Vath ha toccato l’Italia e più precisamente Vicenza con la data open air organizzata da HUND, crew che da diversi anni ospita regolarmente dj di spessore internazionale all’interno dei propri eventi. Prima della performance del dj tedesco abbiamo avuto occasione di intervistarlo ed approfondire con lui alcuni argomenti cardine della sua storia artistica e della club culture contemporanea.

Ciao Sven, per prima cosa ti ringrazio per il tempo che ci hai concesso. Siamo a settembre quindi penso che potremmo iniziare a tirare le somme di questa stagione estiva. Com’è stato il tuo quindicesimo anno ad Ibiza?
Molto impegnativo. Come sai l’isola attualmente vanta moltissimi party, forse troppi, ma sono estremamente contento del fatto che le persone continuino a scegliere noi ed il nostro party Cocoon all’Amnesia. Un’ottima scelta tra l’altro (ride n.d.a).

A proposito dell’argomento “Ibiza” il vero punto di cambiamento fu attorno ai primi anni ’90 quando i primi grandi investitori inglesi arrivarono sull’isola e cambiarono le regole del gioco. Hai mai avuto la paura o il timore che il brand “Cocoon” potesse avere la stessa sorte diventando poco fedele ai tuoi ideali?
No, assolutamente. Ho sempre cercato di essere fedele alla mia filosofia e soprattutto di essere fedele nei confronti del pubblico e del dancefloor. Non ho mai dubitato sul destino di “Cocoon”.

A metà degli anni ’80 sei stato investito da un successo straordinario vendendo milioni di copie in tutto il mondo e lavorando con diverse major. Poi la decisione di ripartire da zero, più precisamente dalla techno e dal tuo primo club: L’Omen di Francoforte. Cosa ricordi di quel periodo e di quella scelta cruciale.
Ricordo che in realtà non fu una scelta poi così cruciale, ero un dj prima di diventare una popstar e sono tornato a fare quello che facevo prima. Essere un dj è stata la mia prima passione, il primo vero amore.

DJ1

Quest’anno la serata ibizenca di Cocoon non ha avuto nessun particolare tema a differenza degli anni passati o è una mia impressione?
La risposta è molto semplice. Il nostro piano d’azione è stato sin da subito piuttosto chiaro. Stavo iniziando ad essere spaventato da tutte queste scelte stilistiche inoltre il nostro desiderio è stato quello di tornare a pensare solo al dancefloor incentrando tutto sulle persone che ogni notte hanno deciso di divertirsi assieme a noi ed ovviamente alla musica.

Cosa pensi in merito ai cambiamenti che sta subendo Ibiza. Per certi versi il modello di business che ha adottato la sta portando ad essere estremamente simile a Las Vegas se mi concedi questo paragone.
Non possiamo evitare che ci siano dei cambiamenti così come non possiamo negare che chi non ha vissuto l’isola sino ad oggi abbia perso qualcosa di unico. La nostra missione resta sempre quella di dare qualcosa di speciale e senza tempo agli appassionati attraverso la miglior musica e i migliori artisti che riusciamo a scoprire. Si tratta di muovere le persone attraverso il cuore, le gambe e l’anima. Diventa una questione di scelte e la nostra sfida è offrire una scelta a chi la vuole.

Ti ricordi gli inizi dell’avventura dei lunedì ad Ibiza? Com’è stato investire in una giornata apparentemente poco adatta come il lunedì?
Emozionante, spaventoso e irrazionale (a detta di molti). Non so se si trattasse di quelle antiche energie tribali che Ibiza ha sempre avuto.

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Hai recentemente lavorato su una nuova compilation intitolata “Coming Home”. Qual’è stata la filosofia alle spalle della costruzione di questo lavoro?
“Coming Home” è il nome di una serie di compilation prodotte dall’etichetta tedesca “Stereo Deluxe”. Dopo aver pubblicato il mio podcast per Resident Advisor lo scorso anno è stata proprio quest’etichetta a contattarmi dicendomi che la loro serie di compilation aveva un concept molto simile a quello del mio podcast. Si trattava fondamentalmente di presentare la musica che mi sarebbe piaciuto sentire a casa evitando ciò che è dedicato al dancefloor. E’ una selezione estremamente personale dei miei ascolti preferiti ed è un’esperienza che potrei ripetere in futuro mostrando un altro aspetto dei miei gusti musicali.

Domanda di rito: Sempre affezzionato ai due giradischi e mixer?
Sono ancora un grande supporter del vinile e semplicemente non riesco a pensare di poter suonare senza.

Ho letto che ricorri all’utilizzo dell’Ayuverda (medicina tradizionale indiana n.d.a) per rimanere sempre in forma e per prepararti ad ogni nuova stagione.
Sì, è diventata una tradizione annuale per me. Credo sia adatta alla mia persona, mi interessa molto ed ora non è più qualcosa per preparami alla nuova stagione. Mi permette di approcciare la mia vita in modo diverso attraverso gli anni. Fidati, sono sempre alla ricerca della mia bestia interiore quando si tratta di musica e delle persone che amo ma ho trovato un perfetto bilanciamento con il lavoro. Senza scoprire queste esperienze e l’abilità di rilassarmi non potrei affrontare un calendario di date così fitto ed impegnativo.

Questo mi spinge a credere che c’è stato un momento della tua carriera in cui hai pensato di abbandonare e di dedicarti ad altre passioni.
No, non mi è mai successo. Per me essere un dj è sempre stata la passione primaria alla quale non avrei rinunciato per nessun motivo.

Come procede invece l’avventura di Formentera con i vostri party del martedì?
Amo il modo in cui questi party si completano con le serate del lunedì all’Amnesia infatti molti nostri artisti non vedono l’ora di esibirsi a Formentera. Si tratta di un club molto compatto e quest’anno siamo alla quarta stagione in cui questi party sono integrati regolarmente nel calendario estivo. E’ sempre un evento piacevole e rilassante con un’atmosfera che richiama il fratello più grande. Ho suonato lì poche settimane fa ed è stata una bella serata, molto intima tra l’altro.

Cosa ci puoi dire in merito ai dj che hai scelto per accompagnarti in questa quindicesima stagione?
Sono un grande fan di Luciano e quando ci siamo incontrati in tour in Australia la nostra vecchia amicizia si è rinforzata. Volevamo lavorare assieme ed io ho spinto molto perché ciò potesse avvenire. Ma molti altri grandi artisti hanno contribuito a questa stagione ed è difficile per me scegliere solo qualche nome. Ricardo (Villalobos n.d.a) ovviamente è stato uno di quelli, Adam Beyer è in un momento di forma incredibile, poi direi Seth Troxler, Chris Liebing e la nostra stella nascente Ilario Alicante. Abbiamo avuto una line up interessante e varia quest’anno.

Mi sembra evidente che realtà come Cocoon e DC10 abbiano oramai un ampio margine di credibilità e autenticità come party di riferimento dell’isola.
Credo che sia così anche se la cosa più importante resta sempre mantenere un forte rispetto reciproco.

Il fenomeno “techno” gode di una forte popolarità in questo periodo soprattutto tra i clubber più navigati, era così anche nel 1999 agli inizi di questa avventura?
No, non direi ma quando abbiamo iniziato quell’anno offrivamo già due sale divise una con sonorità techno e l’altra con un mood più house. Lo facciamo ancora oggi solo che le differenze tra questi generi sono meno distinte ma noi vogliamo ugualmente dare la maggior varietà possibile di ciò che la musica elettronica offre oggi.

E così sia dunque, in bocca al lupo per la tua performance e per il tour.
Grazie, un saluto a te e tutti i lettori di Dj Mag Italia.

Photo by: Ottavio Fantin

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