Martedì 29 Settembre 2020
Interviste

Tech in the studio with: Syn Cole, la ripresa sarà tutta d’oro

“Sento che quest'anno ascolteremo molta più musica. Molti sono costretti in studio a causa delle tournée bloccate”. Il pensiero del trentaduenne estone precede il suo nuovo singolo, ‘Gold’, nato molto tempo fa e colonna sonora di un’estate incerta

Essere scoperti e gestiti dallo stesso manager che consacrò Avicii non è da tutti. Pubblicare il proprio remix d’esordio vedendoselo suonare al Creamfields, nemmeno. Erano i tempi della rivisitazione di ‘Silhouettes’ di Tim Bergling sulla sua iconica etichetta LE7ELS. Era il 2012, l’anno in cui Ash Pournouri trasformò l’estone Rene Pais nello spara-hit Syn Cole. Gestito oggi da Infinite Future, agenzia responsabile dei successi di Jonas Blue, il dj e produttore di Tallin si è guadagnato un’indiscutibile reputazione e vola alto.

Le sue produzioni sono andate oltre il mezzo miliardo di stream su tutte le piattaforme. Brani come ‘It’s You’ e remix per gente come Martin Garrix, Alan Walker, Charlie Puth, Ed Sheeran, Miley Cyrus, Mabel, Jonas Blue, Coldplay e lo stesso compianto amico Avicii, lo hanno portato in primo piano nella musica dance elettronica contemporanea. Soprattutto ora che ha dato vita a un brano come ‘Gold’, sui cui ha lavorato davvero molto. O come la nuova ‘Over You’ con Carly paige, uscita da pochissimo. Non ci siamo fatti sfuggire l’occasione di intervistarlo per sapere di più del suo successo e del suo lavoro in studio.

 

Come è nato tecnicamente ‘Gold’?
È partito da una melodia di chitarra che ho registrato alcuni anni fa. Risale invece a soli pochi mesi fa la sua rifinitura, dopo aver ripreso in mano l’idea e averla sviluppata.

Come sei entrato in contatto con chi lo ha interpretato, ossia Graham Candy?
In realtà non ho mai incontrato Graham per colpa del lockdown e di impegni reciproci. Il mio attuale manager mi aveva inviato la sua voce, che mi era subito sembrata adatta alla mia strumentale.

Il tuo è un sound perfetto, moderno, a tratti innovativo. Riesci, partendo da questo, a immaginare come potrà essere la dance e il suono del futuro?
Penso che passerà attraverso alcune variazioni e fasi. Ma le componenti principali della musica che io seguo e produco rimarranno le stesse anche tra anni.

Perché il nome Syn Cole?
Abbiamo inventato questo nome io e Ash Pournouri prendendo spunto da syn, chiaro riferimento a sintetizzato, sintetizzatore e sinergia. Cole è solo un cognome che insieme… suonava bene.

Come si svolge la tua giornata lavorativa in studio?
Dato che i Paesi e gli eventi sono attualmente bloccati e tutti i tour vengono cancellati, passo molto tempo in studio. Sento che ascolteremo molta più musica quest’anno, rispetto a passato, perché molti artisti saranno maggiormente impegnati a produrre proprio perché impossibilitati a fare tournée e girare il mondo. Così, per ispirazione, in questa fase mi diverto a guidare molto ascoltando nuova musica su Spotify. E ne approfitto anche per riposare e distrarmi in attesa della ripresa giocando online.

In questi tempi duri, hai qualche consiglio su gestire il lavoro?
In realtà mi piace molto lavorare nel mio studio casalingo, perfetto durante il blocco. Qui ho un PC, dei monitor Genelec 8351 e una tastiera Midi. L’essenziale. E qui mi vengono sempre le migliori idee. Una scrittura fatta con la tastiera ma anche strimpellando con la mia chitarra. I grandi studi sono perfetti per collaborare con altri artisti o avere dei riferimenti in fase di mix e master grazie a casse midfield o main.

 

Quale hardware e software usi?
La mia workstation è basata sull’ultima versione di Cubase Pro. Tra i miei software preferiti ci sono le librerie di Sylenth, Nexus, Avenger, Serum e Kontakt. Uso anche un synth hardware Korg Minilog.

Pensi che il flusso di lavoro in studio verrà accelerato dalle nuove tecnologie?
Sì, perché una maggiore potenza di elaborazione dei dati consentirà a più tracce e a più livelli di essere riprodotti senza problemi e senza mai sballare o rallentare l’intero progetto. Forse anche i sintetizzatori virtuali saranno più sofisticati e precisi. Dubito tuttavia che le intelligenze artificiali potranno sostituire l’imprevedibilità della conoscenza umana, anche nella teoria musicale. Certo è che algoritmi e machine learning potrebbero essere davvero utili per rielaborare progressioni di accordi uniche o creazioni di innovativi suoni.

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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