Venerdì 22 Novembre 2019
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Tech my track: Armin van Buuren remixa ‘Jump’ dei Van Halen

Pubblicata su Big Beat Records, la firma progressive trance di van Buuren spinge il suono dei Van Halen in un territorio dance, trance, euforico

Armin van Buuren è un dj fortunato. Conosce tutti gli addetti ai lavori del mondo dell’intrattenimento. Quando gli balenò per la testa l’idea di fare una propria versione (ovviamente trance) di ‘Jump’ dei Van Halen, non pensò che la cosa sarebbe piaciuta a David Lee Roth, leader della band rock, e soprattutto che quest’ultimo, a seguito di una email, scomodasse Eddie van Halen in persona, chitarrista, tastierista e corista dello storico gruppo.

Non accade tutti i giorni che due artisti di fama mondiale uniscano le loro forze in un progetto dal valore unico. Questo è proprio uno di quei momenti leggendari dove la dance music dell star dei Paesi Bassi incontra la hit rock senza tempo. Pubblicata su Big Beat Records, la firma progressive trance di van Buuren spinge il suono dei Van Halen in un territorio dance, trance, euforico. Arpeggi di synth e cowbell danno continuità e sostegno a una ritmica intervallata da un breakdown da urlo. L’accordo di tastiere e il ritornello sono da museo dell’evergreen.

 

Così, van Buuren, attraverso blog, tweet, dispacci di agenzia e addetti stampa, rivela di aver “accelerato un po’ la sua versione, spingendola sino ai 130 bpm, in modo che corrispondesse al tempo del resto delle canzoni solitamente suonate nei set trance”. ‘Jump’, ossia ‘salta’: saltare ormai è una pratica che ha sostituito il ballo in gran parte degli eventi, soprattutto nei festival. ‘Jump’ fu una hit originariamente pubblicata come singolo alla fine del 1983. Ecco cosa racconta Armin van Buuren a proposito di questo remix che è già storia. Oggi, Armin van Buuren è sicuro che molti dei ragazzi per cui suona probabilmente non conoscono nemmeno l’originale: “È stato facile scegliere un successo simile perché io chiedo spesso al mio pubblico di saltare; e poi la canzone ha un significato profondo. Conoscevo molto bene l’originale, ero bambino quando uscì, penso 6 anni, e il fatto che David (Lee Roth) si fosse aperto per un’iniziativa del genere mi riempie di felicità e di soddisfazioni” ha dichiarato nei comunicati di Armada.

 

È stato Raymond van Vliet, presidente di Cloud 9 Music, una delle compartecipate da Armada Music, a fare il primo passo per avvicinare Lee Roth a van Buuren: “In realtà penso che sia divertente che ci sia così tanto DNA olandese in questa canzone e che alla fine proprio un ragazzo olandese l’abbia remixata. Io poi non ho cambiato troppo la canzone. Abbiamo ricreato il synth di Oberheim che era nell’originale. L’abbiamo completamente riprodotto e rispetto all’originale ha ovviamente una carica più trance”. Provata all’Ultra di Miami, tutti sono poi impazziti. “Toccare una canzone come questa è molto rischioso. Ed è per questo che ho mandato il provino prima a loro in America, anziché suonarla subito. Non volevo calpestare qualcosa di mitico. Ah, voglio precisare che non è stato mio fratello Eller a suonare la chitarra su questo mio remix di ‘Jump’. Lui comunque conosce tutti gli album di Steve Vai e Joe Satriani, è uno che ne sa.” conclude Armin.

 

 

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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