Martedì 18 Settembre 2018
Esclusiva

Techno is the new EDM

Mentre stanno tramonatando i generi che hanno segnato questo decennio, la techno è tornata prepotentemente di moda, conquistando festival e immaginario collettivo

Le trasformazioni della dance avvengono in modo più rapido di quanto immaginiamo, o meglio, avvengono mentre siamo ancora distratti a guardare e commentare i fenomeni che sono già avvenuti o che sono, inevitabilmente, in fase calante. Mentre osserviamo una supernova esplosa milioni di anni fa, in cielo altre stelle stano già nascendo e si stanno compiendo il loro ciclo vitale. Così, mentre ancora tengono botta i discorsi e le analisi filosofiche sulla morte dell’EDM, o meglio sull’evoluzione di una specie che volente o nolente ha dato tanta linfa alla club culture negli anni passati, e che sicuramente sarà il genere oggetto di maggior attenzione nella retromania su questo decennio quando verrà il tempo, nel giro di un anno o poco più pare che tutto ciò che girava intorno a quel mondo abbia perso appeal. Certo, molti big del settore sono ancora saldamente in testa alle line up dei festival e e delle programmazioni dei club più importanti del mondo, ma chi produce ancora tracce a 128 bpm con build up-break-drop e synth massive come qualche anno fa? Nessuno. Quanti sono sopravvissuti al rinnovamento musicale che passa dalla dancehall, dal reggaeton, dall’evoluzione pop della EDM/progressive? Pochissimi.

Due termometri interessanti a cui guardare sono la DJ Mag Top 100 Djs e i mainstage dei festival. Nel primo caso, se la parte alta della classifica è sempre dominata dai nomi del panorama mainstream – e se pensiamo a The Chainsmokers, David Guetta o allo stesso Martin Garrix dobbiamo proprio parlare di mainstream in zona pop, non soltanto strettamente dance – molti nomi pesanti della scena techno sono entrati e rientrati nella Top 100: Carl Cox, Solomun, Richie Hawtin, Maceo Plex, Paul Kalkbrenner. Se vi sembrano pochi, bisogna considerare che fino a pochissimi anni fa nell’ambiente techno non era molto comune investire nella campagna di voti per la nostra classifica, che impegna tempo e risorse su social e stampa. A quanto pare, però, le acque si stanno muovendo in direzione opposta. Se diamo uno sguardo ai festival, notiamo come – Tomorrowland in primis, per fare l’esempio “più EDM possibile” – nel giro di un paio d’anni i supereroi della techno abbiano messo piede sul mainstage, solitamente riservato a generi molto più pop. D’altro canto, basta guarda ad alcuni festival techno per capire come la produzione dei palchi sia trattata ormai in modo molto più spettacolare di qualche anno fa. Un esempio formidabile ce l’abbiamo in casa, con Kappa Futur Festival. Inoltre, anche gli artisti techno hanno iniziato a organizzarsi per suonare come “solo artist” in show e festival propri. Basti dire che Paul Kalkbrenner è il nome che vende più biglietti in Italia, se la gioca con i big del pop stando ai dati forniti dalle società competenti in materia. E serate come Music On di Marco Carola o Afterlife di Tale Of Us sono diventate dei brand itineranti, con tutto il loro universo. Dunque, che cosa sta succedendo? 

Semplicemente, la techno è la nuova EDM. Fermi, non strozzatevi con il caffè, non chiudete il sito, non correte a commentare indignati. Il paragone sembra fuorviante ma è calzante. Chiaro, a livello strettamente musicale sono due generi agli antipodi, lontanissimi. Dove l’EDM è colorata, la techno è monocromatica; dove l’EDM è fuochi d’artificio e alto profilo, la techno è understatement allo stato puro. Tuttavia, chi lavora in questo genere musicale ha capito che c’è una fanbase spaventosamente grande che non vede l’ora di condividere la gioia di grandi eventi, di feste di massa, esattamente con lo stesso coinvolgimento di quanto accade nel mondo EDM. Pensateci: la house è il genere “da club” per eccellenza, fighetto anche quando è crudo e classico. La techno, da sempre, è invece protagonista di varie parade, festival, eventi di grande portata. Dunque, era inevitabile che prima o poi tutta la sua estetica si riversasse su una scala più larga, specialmente in un momento storico come questo, in cui tecnologia e giro d’affari permettono investimenti importanti a ogni livello. Dire che la techno è la nuova EDM non è una bestemmia. Certo, sono due filosofie opposte di musica da ballo. Ma una sta prendendo il posto dell’altra nel modo in cui opera sui live, sulla figura del dj, sulla fanbase di massa.

I social network ne sono una perfetta cartina tornasole. Se i primi artisti a usare i social in modo decisamente furbo, con una presenza costante e un utilizzo continuo di post, video, aftermovie, promozione studiata ad hoc, sono stati quella della generazione EDM, possiamo notare che molti nomi della scena techno hanno fatto tesoro della lezione. Date uno sguardo ai profili di Solomun, di Amelie Lens, di Carl Cox o di Ilario Alicante. Guardate quanto sono curati. Guardate il tipo di comunicazione che veicolano. Il tipico “basso profilo” techno viene abbandonato in favore di una comunicazione più personale, su misura di star ormai affermate ben al di là di una fanbase integralista. La techno riempie i grandi spazi, e i suoi eroi diventano delle superstar pronte a conquistare il mondo anche al di fuori della musica. UN percorso assolutamente normale e contemporaneo. 

In definitiva, se la techno sta conquistando i grandi spazi che fino a poco tempo erano prerogativa della dance più pop, le ragioni sono diverse. Una è senza dubbio la crisi della dance più pop, che ha cavalcato con grande successo sei-sette anni di forte creatività inventandosi un modo tutto nuovo di gestire il proprio immaginario ma che ora ha fisiologicamente il fiato corto. Un altro è che chi impara l’arte, la mette da parte. E poi la utilizza. Come spiegato prima, correggendo il tiro e settando gli spettacolari magheggi che arrivano dritti dall’esperienza EDM e dintorni, gli organizzatori dei grandi eventi techno stanno spettacolarizzando palchi e festival senza perdere il mood tipico del genere. Inoltre, fattore da non sottovalutare, la techno è un genere eterno, esiste dagli anni ’80 e ha fondato la concezioen moderna di musica da ballare, insieme alla house. Semplicemente, è un genere in evoluzione, pur con dei canoni ben precisi e fissi nel tempo. Perciò, a differenza dei fenomeni pop che nel tempo hanno conosciuto grandi exploit e rapide discese, la techno ressite nel tempo in modo costante, emergendo poi di tanto in tanto con una popolarità superiore al solito. La techno è una grande costante, una grande certezza nell’universo della musica da club. Come la house. Sono lo yin e lo yang della musica elettronica. E nei corsi e ricorsi storici, i grandi classici tornano prepotentemente di moda. Soprattutto nei momenti in cui non esiste una moda talmente forte da spazzare via tutto il resto. In questo periodo, dobbiamo constatare come chi lavora in quel mondo si diventato particolarmente abile a cogliere il momento.

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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