The best house music of the decade

    Martedì 28 Gennaio 2020
Esclusiva

The best house music of the decade

La house e i suoi momenti più importanti di questo decennio: dj, produzioni, festival, Italia, Ibiza e il resto del mondo

La forza e allo stesso tempo i limiti della house? Non essere mai diventata un genere dominante, né in ambito mainstream né tantomeno underground. La house ha vissuto stagioni di gloria ma ha sempre subìto il “dominio” dei generi di moda in ogni stagione; tuttavia, è sempre qui, non ha mai stancato e ha sempre saputo reinventarsi senza suonare banale e scontata; merito senza dubbio delle sue solide radici musicali, che attingono agli anni Settanta, e dell’essere stata, negli anni Ottanta, la genesi, il DNA di tutta la musica dance elettronica. Forza e limiti, e di conseguenza luci ed ombre. Proviamo ad evidenziare il decennio appena concluso dalla prospettiva della house.

Frankie Knuckles (1955-2014)
La notizia house più dirompente di questo decennio è senza dubbio alcuno la morte di Frankie Knuckles, deceduto a Chicago il 31 marzo 2014 per le complicazioni dovuti al diabete che già nel 2008 lo aveva costretto all’amputazione di un piede. La scomparsa di The Godfather Of House ha lasciato un vuoto incolmabile, consegnando all’eternità la sua eredità musicale anche e soprattutto con le produzioni della sua Def Mix, l’etichetta discografica che Knuckles fondò nel 1989 insieme a David Morales, Satoshi Tomiie, Hector Romero e Bobby D’Ambrosio. Basti ricordare che Chicago gli ha dedicato una strada, la Honorary Frankie Knuckles Way, così come è stato istituito il Frankie Knuckles Day, in calendario ogni 25 agosto. Un vuoto incolmabile, per molti dj a lui vicini è ancora impossibile parlarne senza scoppiare in un pianto a dirotto. Knuckles è stato uno dei fondatori della house, letteralmente. E in qualche modo, la sua scomparsa ha chiuso un ciclo, quello della primissima generazione di dj e producer del genere.

Daft Punk: il loro ultimo album?
‘Random Access Memories’, l’ultimo album dei Daft Punk, è house o no? A livello strettamente musicale, certamente no. Influenze e tributi vanno verso disco, electro, funk e tutta una “proto-dance” anni ’80. Ma per quanto ci riguarda la risposta è affermativa, consapevoli sia difficile circoscrivere la creatività del duo francese in un unico genere musicale. Il loro ‘Randon Access Memories’ del 2013 è stato un autentico ritorno al futuro, prodotto con una qualità sonora assoluta e inarrivabile per quasi tutti gli altri produttori di elettronica, con chiari richiami alla disco e al funk. A sostegno di questa tesi, le interviste che Giorgio Moroder e Nile Rodgers rilasciarono a DJ Mag Italia per il numero di agosto 2014, dedicato ai primi vent’anni dei Daft Punk. Se non si è in ambito house con queste premesse e con queste testimonianze… In ogni caso, ‘Random Access Memories’ resta una pietra miliare per chiunque ami la dance e la notizia che Guy-Manuel de Homem-Christo e Thomas Bangalter potrebbero tornare in studio nel 2020 ci fa ben sperare, abbandonata ormai ogni speranza di un loro ritorno ai live, dimensione che li vede assenti dal 2007.



Ibiza sempre più al centro dell’universo clubbing
Se si vuole capire come sia cambiata la house in questo decennio, niente di più facile che fare riferimento a Ibiza. Se nei dieci anni precedenti la linea di confine tra house e techno era netta e scatenava autentiche guerre di religione tra i rispettivi sostenitori, negli anni Dieci si è fatta strada una vera e propria contaminazione, come dimostrano generi e sottogeneri come la tech-house e la melodic techno. Se prima la house era basata esclusivamente su melodia, voce, basso, cassa e inevitabili campionamenti, con il passare degli anni si è assistito a tanti dj set nei quali i vari Luciano, Jamie Jones, Solomun, Martinez Brothers, Maceo Plex e Seth Troxler si sono sempre divertiti ad uscire dagli schemi, indicando un’autentica terza via. Bastava recarsi – almeno una volta nella vita, per non dire almeno una volta ogni estate – un lunedì qualunque da maggio ad ottobre al Circocolo, per rendersene conto. Sempre ricordandosi che un set viene esaltato o depresso da una serie di fattori quali location, impianto, contesto, stato d’animo dei clubber. È una semplice questione d’energia, e l’energia che si prova al DC10 ha pochi eguali al mondo: nessun dubbio che sia la situazione house numero uno, dove il pubblico fa code di ore per entrare e dove ogni dj sogna di suonare, una volta o per sempre. Accanto all’avanzata del fenomeno EDM con i suoi party mastodontici e le location spettacolari, la house, spesso con un profilo più basso, ha tenuto botta sull’isola con continuità e con il ruolo di certezza su cui si può sempre contare quando anziché battere le mani a tempo e di effetti speciali si ha voglia di ballare sul serio.

 

Artisti, label e party
Nel decennio in cui le etichette si sono dovute per forza di cose riconfigurare, puntando a diventare brand dalle molteplici attività, la casa discografica house numero uno al mondo è certamente Defected. Un primato celebrato al meglio proprio nel 2019, quando i festeggiamenti per il suo ventesimo anniversario hanno portato la label inglese a rafforzarsi sempre più, con due party estivi a Ibiza, un festival in Croazia, le serate ed gli eventi in giro per il mondo; per limitarci a quest’anno, la compagnia fondata e presieduta da Simon Dunmore ha venduto oltre 450mila biglietti per i suoi party ed ha quasi raggiunto il miliardo di streaming con le sue produzioni. Tra i suoi indiscussi meriti, quello di aver lanciato un brand parallelo come Glitterbox, giusto per ribadire il ruolo imprescindibile della disco quando si parla di house. Proprio la disco sembra essere una tendenza che si è conslidata e che ha trovato fan e supporto numeroso, oltre che star capaci di interpretare la house in questo versante: basti pensare ad una delle più belle scoperte musicali di questi dieci anni, il tedesco Tino Piontek aka Purple Disco Machine, capace come pochi di dare nuovo lustro e nuova linfa alla house più tradizionale, e a The Black Madonna, indiscussa star e protagonista degli ultimi anni, o ancora agli olandesi Detroit Swindle, e artisti come Julio Bashmore, Motor City Drum Ensemble, Munk/Kapote, e label come Toy Tonics, Delusions Of Grandeur, Heist, Futureboogie e Glitterbox Recordings. E poi c’è tutto un discorso crossover che va da Dekmantel a Optimo a KiNK, dove la house incontra la disco come la techno. Tech house che partendo da una certa bass è stata protagonista delle ultime stagioni, pensiamo a Fisher su tutti ma anche a CamelPhat, Claude Vonstroke, Patrick Topping. E non si possono non citare due delle novità più clamorose di questi ultimi anni: uno è il sudafricano Nkosinathi Innocent Maphumulo noto a tutti come Black Coffee, capace di lanciare nel mondo il suo Paese (per un po’ il gqom è stato il trend seguito con curiosità da molti) e di portare la sua musica in mondi importanti (l’album di Drake, per dirne uno). Il fatto che il sabato sera dell’Hï Ibiza sia il suo regno sin dal primo giorno d’apertura del locale è senz’altro un’ottima notizia per gli appassionati della house. L’altro, o meglio l’altra, è Peggy Gou, capace di sfruttare al meglio musica, immagine, moda e creare un personaggio fortissimo, senza dimenticare le sue hit come ‘Starry Night’ e ‘It Makes You Forget (Itgehane)’ che hanno segnato la seconda parte del decennio. In ultimo, menzione d’onore per i Disclosure, che nel momento di massimo splendore dell’EDM hanno fatto breccia con successi house capaci di di rimettere in equilibrio l’ecosistema dance.

 

House italiana: un decennio di resistenza
La crisi che ha investito le discoteche in Italia – numero di locali e fatturato dimezzato negli ultimi dieci anni – non poteva non ripercuotersi anche sul clubbing e sulle one-night house. Va ammesso che in questa decade i dj italiani da esportazione sono stati perlopiù techno, è sufficiente osservare le line up estive di Ibiza e dei principali festival. Ma la bandiera della house è stata tenuta alta da artisti capaci di imporsi sullo scenario internazionale come Riva Starr, di sicuro il nome più importante del decennio, forte di collaborazioni con giganti come Fatboy Slim, Green Velvet, Jocelyn Brown, e da nuovi volti che si affacciano sulla scena come Mattia Trani e Brina Knauss, slovena adottata da Milano, nelle ultime stagioni nel roster di Luciano e dei suoi eventi in tutto il mondo; e la rivelazione dell’ultimo anno, il Roberto Surace di ‘Joys’. Sempre e comunque diffidando simpaticamente di chi rimpiange il passato e si lancia in valutazioni e paragoni che riguardano più la propria gioventù che non le situazioni musicali in quanto tali, va detto che i locali italiani e i promoter devono fare uno sforzo di fantasia, uscire dalla logica del guest a tutti i costi, come se fosse l’unica arma in mano per riempire una serata. Servono locali e serate che prescindano dall’ospite di turno, un meccanismo che ha contribuito a diminuire l’offerta, sia in termini di qualità che di alternative. E non basta dare le colpe alle agenzie di booking e alla loro inevitabile attitudine a giocare al rialzo, perché il rialzo esiste ma altrove si riesce ad essere competitivi. Altrimenti, con i voli low-cost che consentono di andare nelle metropoli straniere, spendendo meno di certe trasferte in treno, e con tutti i festival in calendario ogni week-end, la battaglia rischia di mietere tante altre vittime o di lasciare sul tavolo soltanto le briciole. Un approccio più imprenditoriale alla materia, infine, non guasterebbe. È stato un decennio di resistenza, ma confidiamo che il fuoco sotto la brace possa tornare presto ad ardere con il calore di sempre.

Tracce memorabili
Per concludere, una veloce rassegna delle tracce house più importanti del decennio. Anche qui, si riflettono tante tendenze diverse e la fotografia è davvero ampia, panoramica. Si va da ‘Get Lucky’ dei Daft Punk featuring Pharell Williams a ‘Forget’ di Patrick Topping e ‘Cola’ di CamelPhat & Elderbrook . E poi ancora impossibile non menzionare ‘Losing It’ di Fisher, le già citate ‘Starry Night’ e ‘It Makes You Forget (Itgehane)’ di Peggy Gou, ‘Pick Up’ di Dj Koze, ‘Latch’ dei Disclosure con Sam Smith (e in generale tutto l’album ‘Settle’) e ancora le hit più pop come quelle dei Gorgon City, del progetto Silk City di Diplo e Mark Ronson, in attesa che hitmaker assoluti come Calvin Harris e David Guetta/Jack Back estraggano dal loro personalissimo cilindro nuove formidabili hit house, ci piace concludere questo excursus con una produzione italiana, ‘Joys’ di Roberto Surace, premiata come miglior traccia di questa estate all’ultima edizione dei Dj Awards di Ibiza.

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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