Mercoledì 21 Agosto 2019
Recensioni

The Chainsmokers conquistano Milano

 

Abilissimi in studio, attivissimi e seguitissimi sui social network, trattati da fan e casa discografica come il miglior act pop in circolazione, i The Chainsmokers sono la quintessenza dell’artista elettronico contemporaneo. I numeri sul campo e in rete non lasciano spazio a nessun tipo di interpretazione. ‘Roses’ resiste in molte classifiche nonostante ‘Don’t Let Me Down’ e ‘Closer’. La scalata di ‘All We Know’ pare destinata alla stessa inesorabile sorte. Shazam e Spotify hanno perso il conto di quante volte queste canzoni sono state cercate, ascoltate e condivise trasformando Andrew Taggart e Alex Pall in popstars planetarie. Parliamoci chiaro, la dimensione è esattamente questa.

 

The Chainsmokers Milano

 

L’accoglienza milanese mette in scena le premesse. La coda di giovanissimi fuori dal Fabrique è importante già dal pomeriggio. Di fronte al locale stazionano, in un meccanismo perverso di interpretazione della libertà individuale, i venditori ambulanti di cibo e magliette. Se per quanto riguarda i primi sarebbe interessante studiarne la playlist sparata a tutto volume, i secondi lasciano sempre un ottimo ricordo agli artisti internazionali, diciamo non abituati a un teatrino del genere. Rory Kramer, star del web e videomaker di un certo livello (Avicii, Just Bieber), filma la scena di un acquisto che probabilmente farà parte di un imminente aftermovie. I The Chainsmokers e il loro staff sono comunque sereni e divertiti, “presi bene” come direbbero in ragazzi in fila. C’è eccitazione per la prima volta milanese condita da un sold out largamente conquistato. I biglietti sono introvabili da un paio di settimane almeno. Nel camerino l’atmosfera è distesa e rilassata. Si passa dalla consegna dei riconoscimenti da parte di Sony Music alla nostra intervista. Il frigo è aperto e disponibile. Si fa quello che è giusto fare: brindare ad un successo strepitoso.

 

The Chainsmokers Milano

 

Lo show inizia puntale alle dieci di sera con Drew che da dietro le quinte prova il microfono, tastando il polso degli oltre tremila presenti accennando una strofa di ‘Closer’. Prova karaoke ampiamente superata per tutta la durata dello spettacolo, un’intensa ora e un quarto. Nel mondo della EDM sono le hit a fare la differenza. Discorso banale e già affrontato. Ma sono le tue canzoni a fare la differenza. ‘#Selfie’, ‘Kanye’, ‘Roses’, ‘Don’t Let Me Down’, ‘Closer’, ‘New York City’, ‘Inside Out’, ‘All We Know’. I The Chainsmokers le sparano e il pubblico ripaga sparando indietro ogni maledetta parola di ogni fottutissima canzone. Drew canta e si muove in maniera esperta e ammicca seducente, ricorda un po’ Justin Bieber. Lo Snapchat delle giovanissime delle prime file rischia di prendere fuoco. Nel mezzo molta trap, dubstep, l’hip hop che serve, i drop necessari per far funzionare i cannoni dei coriandoli e dei cO2, ‘Under The Bridge’ dei Red Hot Chili Peppers, ‘Love Yourself’ dell’amico Bieber, ‘Gonna Fly Now’ da Rocky e ‘Yellow’ dei Coldplay. La formula è ampiamente rodata e sicura. Una comfort zone inattaccabile, protetta da una serie di singoli bellissimi capaci di attirare l’attenzione anche degli insospettabili. Per questo e un’altra dozzina di motivi i The Chainsmokers si meritano i migliaia di telefonici puntati in faccia e le scene di giubilo. E parlare soltanto di EDM significa fare un torto a noi e a loro.

 

The Chainsmokers Milano
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Ale Lippi
Scrivo e parlo di Electronic Dance Music per Dj Mag Italia e Radio Deejay (Albertino Everyday, Deejay Parade, Dance Revolution, Discoball). Mi occupo di club culture a 360°, dal costume alla ricerca musicale.

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