Martedì 14 Luglio 2020
Recensioni

The Chainsmokers sono diventati grandi: il nuovo album è quello della maturità

'World War Joy', il terzo album del duo, segna il passaggio a una musica diversa, dalle prospettive più ampie. E i due sono ufficialmente entrati nel mondo degli investimenti e delle start up

The Chainsmokers hanno pubblicato ‘World War Joy’, il loro terzo album, composto da dieci tracce che vantano collaborazioni di grande peso specifico come Kygo, Blink-182, Illenium, Ty Dolla $ign e 5 Seconds of Summer. Straordinariamente prolifici, Alex Pall e Drew Taggart coronano il loro 2019 con il loro terzo lavoro in studio in altrettanti anni: dopo l’attesissimo esordio con ‘Memories…Do Not Open’ e il follow-up ‘Sick Boy’, ‘World War Joy’ è l’album della maturità artistica che vuole mettere definitivamente nel dimenticatoio la loro fase post-EDM. A dimostrarlo, oltre l’evoluzione pop del loro sound, il fatto che in tracklist non trovano più spazio artisti come NGHTMRE o Aazar (presenti nello scorso LP) e con loro scompare quasi ogni riferimento alla dance, sia essa bass house, dubstep o house più classica.

Allo stesso tempo la voce di Andrew Taggart, sicura e piena, assieme a quella degli ospiti, diventa il cardine attorno a cui ruota tutta la produzione, levigata e rotonda. La musica è al servizio della voce e non più – come successo in passato – il soggetto principale della composizione. Un ulteriore passo verso il concetto fluido di dj/band: appetibile (e vendibile) più facilmente a sponsor, programmi televisivi, radio e festival. Senza però mai dimenticare del tutto il mondo dj-oriented che li ha consacrati e che li aspetta, ogni anno, all’ombra dei main stage dei festival più importanti al mondo. La partecipazione di Kygo e Illenium strizza l’occhio proprio agli aficionados di una cifra stilistica che The Chainsmokers non sembrano però più interessati a seguire, perlomeno in questo album.

 

Le collaborazioni hanno un peso molto rilevante in questo album. Tutte scorrono piacevoli ma nessuna si candida a diventare un inno crossover come successo in passato come con ‘Roses’ o ‘Something Just Like This’. Erano altri tempi, d’accordo. Era un’altra musica. Ma se un pezzo spacca, lo fa a prescindere. Qui è tutto molto bello, ma proprio questa sensazione di estrema perfezione cancella quella voglia di osare che spesso ha dato loro una marcia in più. Interessante è la scelta dei featuring che, strategicamente, arrivano da generi nei confronti dei quali i Chainsmokers sanno (e sperano) di poter essere attrattivi: Kygo copre l’area post-tropical house, Sabrina Claudio fa lo stesso con l’r&b, Blink-182 sdoganano il duo nel post-punk, Bebe Rexha rinfresca il loro ruolo nel pop più mainstream, Ty Dolla $ign fa lo stesso nel rap che conta mentre 5 Seconds of Summer portano nuova linfa e nuovi ascolti da un pubblico teen. In tutto, sommando a spanne gli ascoltatori mensili su Spotify di questi artisti, si raggiunge la cifra di circa 150 milioni di ascoltatori. Quanto basta per assicurare all’album, perlomeno sulla carta, un grande successo.

Alex e Drew ne hanno fatta di strada da quando Adam Alpert, il loro manager, li ha fatti incontrare nei primi anni 2000 – ‘#Selfie’, suonata per la prima volta al LIV di Miami nel 2013 sembra un ricordo appannato. Il loro successo è enorme: lo certifica inequivocabilmente Forbes piazzandoli al 24° posto nella classifica dei 30 musicisti più pagati al mondo nel 2019 e al 1° posto nella classifica dei dj più ricchi al mondo (con un guadagno lordo di 46 milioni di $). Ma la musica è solo la punta dell’iceberg.

 

The Chainsmokers, per loro stessa ammissione, non vogliono vivere solo di musica. Nell’ultima intervista a Billboard US raccontano di essere entrati a gamba tesa nel mondo delle start up e degli investimenti, aiutati da un team di esperti. Uber, Wheels, Ember,  Epi-Now sono alcune delle start up in cui hanno investito parte dei 130 milioni di dollari che hanno incassato negli ultimi tre anni. Hanno inoltre fondato Kick The Habit, una media company che a breve lancerà il primo film basato su ‘Paris’. Hanno anche svelato di essersi fatti pagare per una loro performance con azioni della società immobiliare WeWork.

Alex e Drew non sono sicuramente gli unici che investono il loro know-how e i loro risparmi in progetti e aziende ad alto contenuto d’innovazione tuttavia nessun’altro dj – al momento – può vantare la loro esposizione mediatica e il loro seguito. Questa loro attitudine è l’ultimo, innovativo step nella storia dell’evoluzione della figura del dj. Partito da selezionatore di dischi relegato a un angolo oscuro del club a corteggiato innovatore sempre sotto i riflettori. The Chainsmokers sembrano pronti a entrare trionfalmente nel nuovo decennio.

 

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Michele Anesi
Preferisco la sostanza all'apparenza. micheleanesi@djmagitalia.com

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