Domenica 15 Dicembre 2019
Recensioni

The Chemical Brothers danno spettacolo nel loro miglior tour di sempre

Scaletta perfetta, light design e visual da fantascienza, e un dj straordinario in apertura. i Chemical hanno alzato l'asticella dello show. Di nuovo.

Il tour dei Chemical Brothers è passato per l’Italia nel weekend appena trascorso. Due tappe: una al Mediolanum Forum di Assago, Milano, e una al Pala Modigliani di Livorno. Un appuntamento imperdibile, per molte ragioni: i Chemical sono i Chemical, sul podio degli artisti più importanti e influenti della storia della musica elettronica – motivo di per sè sufficiente per andare a ogni loro concerto o dj set -; il nuovo album ‘No Geography’ uscito quest’anno è il loro lavoro più centrato e a fuoco da tempo; proprio nelle ultime settimane si è celebrato il ventennale di ‘Surrender’, disco del 1999 assolutamente imprescindibile. Quello che li portò in cima alle classifiche mondiali consacrandoli definitivamente. Quello con ‘Hey Boy Hey Girl’, ‘Out Of Control’ e ‘Let Forever Be’, per capirci. Tom e Ed sono arrivati in Italia con uno show che ha superato ogni aspettativa (e di solito, le aspettative su di loro sono alte).

Da sempre l’apparato visivo dei loro spettacoli è importante, centrale, altrettanto centrale della musica. I due hanno capito fin dagli anni ’90 che presentarsi sul palco sommersi di macchine, senza cantare, senza suonare qualcosa di visivamente forte, come un assolo di chitarra, per esempio, presenta un handicap. Tutti amiamo vedere concerti in cui chi sta sul palco esprime qualcosa di molto fisico. Cantando, ballando, suonando, intrattenendo. Si tratta di un archetipo narrativo, di una convenzione, come quando accettiamo che Superman possa volare e addirittura restiamo delusi se non lo fa, pur sapendo, a livello razionale, che nella realtà tutto ciò è impossibile, e che sarebbe logico che non volasse. Il grosso problema della musica elettronica è proprio l’ “effetto play”, dove sembra che non accada nulla dal vivo (in molti casi, è vero). Ed Simons e Tom Rowlands hanno subito intravisto nei visual e nelle luci la possibilità di supplire a quella mancanza. E negli anni ne hanno fatto una cifra stilistica. Va detto che nel tempo il loro live è sempre stato cuttin’ edge, lo stato dell’arte della performance di questo tipo, e i progressi della tecnologia hanno influito in modo positivo sugli aggiornamenti del loro show. Ma quello che abbiamo visto sabato a Milano è stato davvero entusiasmante.

 

Tom e Ed sono affiancati da anni da un team di visual artist e graphic e light designer che fa capo ad Adam Smith e Marcus Lyall (Smith addirittura era accreditato come “terzo Brother” in un periodo in cui Ed Simons aveva pensato di non andare più in tour). Insieme a loro, i Chimici hanno sviluppato un rapporto di totale simbiosi, di estrema fiducia e di comprensione assoluta, e tutto questo si riflette in uno spettacolo che oggi, 2019, si esprime come mai prima d’ora.  Un conto era godere della consolle “mappata” come gli schermi (2002, 2005), un conto era vedere i suggestivi robottoni e video di qualche anno fa (2015), un’altra storia è essere immersi in una “pancia della balena” in cui ci si sente dentro lo show. Complici i visual sempre più sofisticati, ben girati, dall’impressione di un 3D. E i giochi di luci che diventano di fatto estensioni dei video: un esempio su tutti, su ‘MAH’ il personaggio che declama contro di noi dallo schermo a un certo punto, sul drop, “spara” raggi di luce dalle dita, raggi che bucano lo schermo perché sono proprio luci che partono da dietro lo schermo e in sync perfetto con il movimento del personaggio ripreso si propagano nella sala. L’eccellenza nel light design dà il massimo anche nell’utilizzo mai scontato dei laser, di cui spesso si abusa negli ultimi anni, e che invece vengono qui usati in modo intelligente e funzionale, anche per sottolineare momenti “intimi” con i raggi concentrati sulla consolle. Tra i video, bellissima la semi-citazione del mitico clip di ‘True Faith’ dei New Order poco dopo l’inizio del concerto, sia perchè è suggestiva in sè, sia perché crea un fil rouge con la new wave di Manchester degli anni ’80, da cui i Chemical Brothers traggono una delle loro radici, da sempre dichiarandolo.

 

Se l’apparato visivo è importante e fa la differenza, questa volta un contributo pesante al 10 in pagella lo dà una scaletta insolita, in cui non mancano i classici ma in cui le carte sono rimescolate e tutto è messo in discussione. Si parte con ‘Go’, c’è ampio spazio per i pezzi di ‘No Geography’ (molto ben accolti dal pubblico, a conferma del valore dell’ultimo album), ci sono riprese di molte tracce meno note, spesso non portate dal vivo, e poi ci sono diversi inside joke per i veri amanti del duo, auto-citazioni di brani che poi non partono, o sample di un pezzo all’interno di un altro, o assaggi di cose che arriveranno più avanti nel concerto. Impossibile non suonare ‘Star Guitar’, ‘Hey Boy Hey Girl’, ma anche qui ci sono delle variazioni importanti, e tagli ad hoc. ‘Galvanize’ per la prima volta riprende i vocal originali di Q-Tip (di solito suonano una strumentale dei pezzi con featuring importanti, a sottolineare l’assenza del cantante nel concerto) e si carica di synth acidissimi nella parte centrale, rendendo il pezzo ancora più potente. ‘Block Rockin’ Beats’ invece rimane così com’è, scelta sacrosanta. Dopo i bis, una manciata di brani che culminano con quella che ormai è la chiusura classica dei concerti dei Chemical Brothers: ‘The Private Psychedelci Reel’, lunga, ampia, un respiro profondo e una liturgia finale in cui anche i visual negli ultimi anni sono rimasti invariati, con le vetrate da chiesa a circondare un pezzo che è proprio un grande viaggio, e ha in sè un elemento mistico, religioso, e qui il sitar del brano (l’Oriente) si sposa con l’immaginario cristiano (l’Occidente) delle immagini creando un ossimoro stranamente armonioso. Come lo sono le due ore di show portato in scena da Tom e Ed. In quello che è probabilmente il loro miglior tour di sempre, ad oggi. Pubblico (molto numeroso, praticamente un sold out con grande varietà di età e provenienza musicale, stando a quanto abbiamo captato in giro) in delirio, ammaliato, trasportato. Felice. Come dovrebbe essere alla fine di un concerto. E dalla fine all’inizio: menzione speciale per il dj set di James Holroyd che ha aperto egregiamente la serata, meritava da solo il costo del biglietto.

In chiusura, ci permettiamo una piccola nota divertente: sabato Tom Rowlands ha postato la foto che vedete qui sotto su Instagram, in cui dice “siamo appena atterrati a Milano. Ci vediamo questa sera insieme alle leggende Beppe Gallo e Giacomo Cavagna”. Giack e Beppone sono due professionisti di lungo corso nel settore, e da anni lavorano alle date italiane dei Chemical Brothers (nella foto, vedete l’affettuoso omaggio di Beppe in forma di tatuaggio). L’ironia e lo spirito di riconoscenza con cui un gigante come Tom scrive “leggende” riferito a due collaboratori e amici, la dice lunga sull’approccio che due superstar così hanno verso la vita, il lavoro, e la musica. Se era un 10, ora c’è la lode.

 

 

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Albi Scotti
Giornalista di DJ Mag Italia e responsabile dei contenuti web della rivista. DJ. Speaker e autore radiofonico.

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