Lunedì 23 Settembre 2019
Speciali

The future sounds of Italy: Kharfi

Kharfi ci racconta la sua nuova direzione musicale, cosa ne pensa dei social, della comunicazione artista-fan e molto altro

Prosegue anche nel 2018 la nostra serie di interviste con gli artisti più promettenti del panorama nazionale. Nel mondo della musica spesso si celebrano – giustamente – i grandi nomi, gli artisti arrivati, e dall’altra parte si fa a gara a scoprire l’ultimissimo nome sulla scena. In questo scenario chi viene maggiormente penalizzato sono invece proprio quegli artisti che hanno già dimostrato qualcosa e ora sono nel momento decisivo in cui fare “lo scatto”, lo step evolutivo che li può davvero portare alla ribalta. Dopo Sunstars, GojaSLVR e SDJM oggi è la volta di Kharfi, artista che negli ultimi due anni ha saputo catalizzare l’attenzione di buona parte della scena elettronica italiana grazie al suo sound, alla sua genuinità e una costante presenza sui social.

Venerdì scorso è uscito ‘Collide’, il tuo nuovo singolo con Mike Gomes. Raccontaci qualcosa di più sulla sua genesi.
Il mio nuovo disco è la voglia di cambiare che hai quando passi dall’avere 18 anni e fare dischi a “caso” ad averne 21 ed essere impegnato su più fronti come la musica, l’università, la famiglia, le relazioni sociali… La vita è fatta di scelte e musicalmente ho deciso di cambiare momentaneamente rotta, facendo qualcosa con cui sento di avere un legame. Ho sempre amato Porter Robinson, Madeon, tutta la scena electro del 2010/2012 e il sound synth-pop anni ’80. L’azzardo più grande è fare un disco tutto cantato. La voce è quella di Mike Gomes, un cantante americano di un duo chiamato Xuitcasecity.

Tu occupi un posto di primo piano nel panorama dei giovani talenti della musica dance in Italia. La fase tra il newcomer e l’artista affermato, tuttavia, è forse la più problematica della carriera di ogni artista: per passare allo step successivo, quanto conta il successo all’estero e il lavoro sulla percezione che gli altri hanno di te?
Il successo all’estero conta relativamente quando sei un artista emergente. Io mi considero ancora tale perché, musicalmente parlando, sono ancora un novellino: è da poco che ho cominciando a sviare su qualcosa che non sia propriamente elettronico e la cosa mi piace davvero molto! In una “nuova epoca” per la musica dove iTunes sta definitivamente per crollare e i numeri dei plays si sono triplicati (perlomeno per tutti quelli che hanno saputo sfruttare questo cambiamento) la percezione è falsificata da questi ultimi. È quindi meglio avere una concezione reale di se stessi e di quello che si fa, senza mai abbattersi ma avendo fame, sempre. 

Parliamo di social. Per gli artisti sono fondamentali strumenti di promozione. Vedo però alcuni giovani talenti curare più la propria immagine della propria musica. Secondo me c’è il rischio reale che, in alcuni casi, i social si trasformino da risorsa a “limitazione”. Qual è il tuo rapporto con i social e cosa ne pensi al riguardo? C’è qualche consiglio che daresti ai giovani alle prime armi?
Per quanto riguarda la questione social ti do pienamente ragione. Come dicevo prima oggi è un pò tutto gonfiato dai numeri e per me la nuova chiave è avere meno di 10mila follower su Instagram. Perché ormai sembra una gara a chi ne ha di più e non a chi comunica meglio! Fateci caso… I numeri su questa piattaforma si sono duplicati nell’ultimo anno, per tutti, quindi cambia anche il loro peso specifico e la loro capacità di influenzare le persone. Facebook non esiste più,  una volta c’era discussione, ora nulla sembra essere opinabile e questo è un male. Il consiglio che posso dare è quello di comunicare in modo sano, reale, naturale. Per quanto mi riguarda io sono Davide: su Instagram comunico come Davide, poi se vuoi c’è il mio link Spotify dove puoi ascoltarti quello che faccio ma di base sono uno studente universitario che nel tempo libero fa musica, that’s it.

Due settimane fa sei stato annunciato all’interno della line up di Nameless Music Festival 2018. Come ci si prepara per un set così importante? È un processo che dura mesi oppure è questione di ore qualche giorno prima dello show?
Ammetto che l’anno scorso è stato qualcosa di pensato negli ultimi 3 giorni, anche perché non sono uno che normalmente è abituato a prepararsi i set. L’ho fatto solo una volta in apertura a Skrillex ma dopo 10 minuti stavo già male a ricordarmi l’ordine delle canzoni a memoria e sono andato “de core”. Quest’anno mi ci sto mettendo già da ora, alla fine sto crescendo e sono anche più responsabile. Sarà divertente quindi vi consiglio di non mancare!

Hai il privilegio di entrare in contatto con i nomi più freschi e promettenti del settore. Hai qualche nome italiano che secondo te farà parlare di sé nei prossimi mesi?
Non sto seguendo bene la scena italiana EDM. Non so che progetti abbia la gente, so solo quello che stanno facendo i miei amici: MIDIcal, per esempio, ha molte belle tracce pronte per essere pubblicate e da me in Doner stiamo lavorando a progetti di tanti nuovi artisti tra cui TAMI. Io sto seguendo un bel po’ di cose quindi aspettatevi di tutto (a livello musicale) e in bocca al lupo a tutti i colleghi!

 

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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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