Mercoledì 23 Ottobre 2019
Interviste

The Night Skinny, ‘Mattoni’ e la musica che deve vincere il tempo

Abbiamo parlato con The Night Skinny in occasione dell'uscita di 'Mattoni', il suo nuovo album che si propone di essere molto più del dream team della scena urban italiana

È uscito oggi ‘Mattoni’, il quinto album di The Night Skinny che per l’occasione ha organizzato una vera e propria Royal Rumble della scena urban attuale: ben ventisei nomi, tra senatori e new entry, che riassumono alla perfezione quanto di hip hop sta avvenendo nella nostra penisola, da Guè, Fabri Fibra, Noyz Narcos, Marracash ad Achille Lauro, Rkomi, Madame, Quentin40 e davvero tanti altri. ‘Mattoni’ perchè la scena ha bisogno di solidità, durevolezza, una raccolta musicale che riesca a superare l’ostacolo del tempo e a distinguersi nell’oceano di release che contraddistingue il mercato musicale italiano (soprattutto trap) degli ultimi tempi. E che sua volta trova espressione nelle logiche mondiali del mercato post-streaming. Il nuovo album unisce l’old school alla nuova wave, risultando in un perfetto riassunto di ciò che è successo, che sta succedendo e che probabilmente succederà alla scena italiana. Se da una parte le rime di Guè, Fibra, Noyz e compagnia fungono da garanzia, dall’altra ‘Mattoni’ mette in risalto il talento cristallino di nomi freschi come Madame, Shiva, Quentin40 e tanti altri. Oltre all’indistinguibile firma di TNS. L’ultima volta che abbiamo parlato con The Night Skinny è stato nel 2017, in occasione dell’uscita di ‘Pezzi’ che rappresentava un altro passo molto importante per la carriera del produttore molisano. Ma abbiamo sentito cosa aveva da dire anche nel 2014, dopo l’uscita di ‘Zero Skills’. Ci ho scambiato qualche battuta alla vigilia dell’uscita di ‘Mattoni’.


L’album si chiama ‘Mattoni’ per richiamare il concetto della “solidità”, e ho saputo che tutto è nato da un viaggio a New York. 
L’intenzione alla base di ‘Mattoni’ è stata quella di fare un album rap, ma all’inizio del lavoro mi sono reso conto che ne sarebbe uscita una raccolta trap troppo uguale a quello che già c’è in giro. Allora mi sono domandato: “cosa voglio fare davvero? Un disco forte ma che può fare chiunque, oppure qualcosa che resti nel tempo?”. Ho deciso di investire in un viaggio a New York – pagato di tasca mia – per fare qualche esperimento e trovare la strada giusta. Mi sono portato Noyz (Narcos, ndr) e Luchè, ci siamo dati da fare in studio e sono uscite subito cose interessanti, come ‘Attraverso Me’ e la strofa di Noyz di ‘Street Advisor’. È stata un’esperienza fondamentale, anche se ho avuto qualche problema tecnico con l’hard disk che mi ha costretto a ricominciare da zero alcune cose.

Come ti è venuta l’idea di unire i senatori dell’hip hop italiano con le nuove leve della scena?
Ho preso coscienza di avere la possibilità di unire in un unico disco una serie di artisti con cui ho un feeling speciale e che sapevo in studio sarebbero stati una garanzia. Ad esempio Rkomi, un fratello per me, con cui ho già fatto tante cose e che quando lavoriamo insieme si infiamma.

Hai ospitato tutti in studio oppure con qualcuno hai lavorato da remoto?
Io lavoro sempre e solo in studio. In questo caso ho avuto esigenza di avere qualche strofa da remoto, ma sono casi particolari. Fibra me ne ha mandata una, e anche Franco126. Nel secondo caso perchè gli ho chiesto una cosa in chiusura. Ho scoperto di avere un particolare feeling con Ketama. Abbiamo fatto robe fighe e ci siamo divertiti. 

Oggi la fama arriva in un attimo. Come possono fare i giovani della wave attuale per definirsi artisticamente con così tanti occhi addosso?
L’originalità deve essere sempre alla base di tutto, ma non è facile. Oggi il panorama è vasto, ma siamo pieni di copie di copie e anche i più in vista in realtà non si sono inventati nulla perchè questa roba in America esiste da una vita. Siamo tutti figli del mercato americano o britannico, io stesso produco con sample che richiamano molto all’estero. 

 
Come svolgi la ricerca dei sample? 
Principalmente cerco su Youtube, ma dipende. Online è pieno di vari blogspot, ovvero portali che aprono e chiudono spesso dove puoi scaricare sample in altà qualità. Tendenzialmente la qualità per me non è una priorità, posso choppare un sample e lasciare lo stile lo-fi e non mi dispiace affatto, anzi li accosto volentieri a bassi grossi e puliti. Il sample è la mia firma e come avrai sentito in brani come ‘Fare Chiasso’ spesso si trova ad essere centrale nel pezzo. Anche se non è facile a livello di copyright. Inutile dirti quanti accordi, percentuali e liberatorie ci sono dietro l’uso dei sample in un album che esce su una major. Però il risultato mi sembra molto buono e originale. 

L’uso dei sample richiama molto al guardare al passato per “rinfrescare” il presente, ed è una tendenza sempre più globale anche in ambiti diversi dall’hip hop. Vedi la scena house, ma anche la moda. 
Me lo diceva Guè Pequeno qualche giorno fa, ma basta anche guardare all’estero ad artisti come Kanye West o Pusha-T per capire quanto sia popolare produrre con beat e sample pescati dal passato e uniti a suoni estremamente attuali. Si tratta di fare ricerca, diffondere cultura. Poi io non ho la pretesa di cambiare le sorti della scena musicale italiana, d’altronde lavoro così da sempre, per di più i giovani produttori di oggi non hanno bisogno di pescare indietro per spaccare. Oggi basta FL Studio. 

A proposito dei nuovi beatmaker, tu come stai vivendo l’esposizione mediatica del producer, che oggi si trova sullo stesso piano del rapper? 
Nel mio caso ho guadagnato in un attimo decine di migliaia di followers sui social, ricevo messaggi in continuazione e ho ogni giorno puntati addosso gli occhi di tutti. Da una parte questa cosa è buona perchè finalmente si riconosce il merito del beatmaker nella riuscita di un pezzo, che è sacrosanto, ma io personalmente non la vivo bene perchè non ho mai sentito il bisogno di stare in prima fila. Anzi, il mio modo di concepire la musica è molto personale e non potrei mai passare il tempo a farmi foto e stare sul pezzo su Instagram tutti i giorni. Voglio parlare solo con la musica. Ultimamente ho esigenze di promozione e quindi avrai notato più foto del solito sui miei profili, ma normalmente me ne sto per i fatti miei. 

 

Anche perchè il rapporto continuo con i fan sui social e l’esposizione che questo comporta per molti giovani può essere un grosso ostacolo per avere la mente sgombra creativamente. Ad esempio Madame, con una manciata di brani è la più chiacchierata del momento. Questo per lei sarà un masso da scavalcare.
Per un giovane che ha successo da subito riuscire a scavalcare, con la musica, la confusione che può creare avere l’hype addosso è la grande difficoltà da superare per iniziare a spaccare sul serio. L’alternativa è diventare schiavo della fama e perdere di vista la qualità nella musica. Immagina quanto grande sia tutto questo quando hai solo 17 anni. Madame poi è molto brava e può solo crescere. 

Cosa possono imparare i grandi dell’hip hop dai giovani della nuova wave e cosa possono imparare i giovani dai grandi?
I giovani devono imparare a guardarsi indietro, a rendersi conto di essere figli di un sistema e che alle loro spalle c’è chi ha fatto un percorso molto più lungo, con meno mezzi e diffidenza in più. I grandi devono invece guardare ai giovani per ritrovare una carica e un entusiasmo che molti di noi – io stesso – ad un certo punto avevano bisogno di risentire. Quando lavoro con un ragazzino della nuova scena sento un fuoco che è tipico dei nuovi, e fa bene a tutti.

Quali sono i nomi più interessanti che arrivano dall’estero?
Mi piacciono JPEGMAFIA e Lil Toe.

 

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25 anni. Romano. Letteralmente cresciuto nel club. Ama inseguire la musica in giro per l'Europa ed avere a che fare con le menti più curiose del settore. Se non lo trovi probabilmente sta aggiornando le playlist di Spotify.

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