Domenica 13 Ottobre 2019
Interviste

Third Party e il nuovo album: “il vero successo è rimanere fedeli a sé stessi”

I Third Party tornano con il secondo album, 'Together'. In attesa della performance a Nameless Music Festival li abbiamo intervistati

Third Party e progressive house sono due sinonimi da più di dieci anni. Con un nutrito catalogo spalmato su Size Records, Ultra, STMPD, Anjunadeep e la loro Release Records e dopo aver dato alla luce inni come ‘Lights’ (con Steve Angello) o ‘Lions In The Wild’ (con Martin Garrix), il duo inglese ha recentemente pubblicato ‘Together’, il secondo studio album. La qualità del materiale è talmente alta che abbiamo deciso di raggiungere Jonnie e Harry per una chiacchierata a tutto tondo sulla loro carriera. Cosa abbiamo scoperto? Che il vero successo – per loro – è rimanere fedeli a sé stessi, più che svendersi per qualche mese di notorietà e poi tornare nell’anonimato.

 

Molti vostri colleghi che hanno raggiunto il successo internazionale durante il boom dell’EDM oggi sono scomparsi dai radar o hanno completamente stravolto il DNA della loro musica. La “golden age” della progressive è ormai lontana ma voi siete più vivi che mai e avete appena pubblicato il vostro secondo album. È difficile rimanere rilevanti in uno scenario musicale in continuo e rapido mutamento?
Prima di tutto grazie per le belle parole! Per quanto riguarda la tua domanda, la risposta è sì. Comporre musica che proviene dal cuore e che sappia essere specchio fedele della propria identità è già una grande sfida. Fare questo mentre si cerca di rimanere rilevanti è un lavoro ulteriormente complesso e difficile! Come hai detto, oggi il mondo consuma musica così velocemente che sembra che i trend arrivino e spariscano ogni mese, lasciando dietro di sé solo qualche strascico. Questo, per quanto ci riguarda, ci ha dato un’ulteriore spinta a rimanere fedeli a noi stessi, a costruirci il nostro personale percorso artistico. Abbiamo certamente avuto fede che ciò che stavamo facendo fosse la cosa giusta: abbiamo voluto seguire l’insegnamento degli artisti da cui traiamo ispirazione che non si sono mai lasciati troppo influenzare dalle mode del momento. Questo non vuol dire che il tuo suono non può evolversi nel corso del tempo e lasciarsi ispirare dalle nuove sonorità che emergono, ma il punto è non rinunciare al core sound che ti contraddistingue e definisce chi sei come artista.

Alcune testate di settore hanno scritto il vostro album ‘Together’ si candida a “miglior album dell’anno”. Il 2019 è appena iniziato ma sono d’accordo con questa affermazione. Il vostro LP non cerca di impressionare o attirare click facili. Al contrario, appare maledettamente vero e trasparente. L’idea che mi sono fatto è che inizi e finisca con la musica, senza campagne di marketing esagerate o strategie faraoniche per fomentare l’hype. Ho ragione?
Assolutamente sì. Siamo diventati Third Party grazie alla musica. Diventare dj e dover padroneggiare social media, marketing, trends, pr, ecc, sono tutte cose secondarie che abbiamo imparato nel tempo. Detto questo, non possiamo evitare di lasciarci trascinare dalla creatività e strutturare attentamente artwork e concept del nostro album. Tutti i nostri LP preferiti fondono musica, storyline e concept in un unico package. Parte fondamentale del progetto è il nostro manager Alfie: lui ha un ruolo di primo piano in tutto ciò che facciamo e in particolare negli artwork, social media, pr e design. Capisce al volo cosa vogliamo trasmettere con la nostra musica e traduce questo concept in tutte le aree sopra menzionate.

Come lavorate in studio? Siete come Camo&Krooked che producono in due studi gemelli o sedete faccia a faccia in una stessa stanza?
Abbiamo sempre prodotto gomito a gomito nello stesso studio: avendolo fatto per così tanti anni, oggi ci capiamo perfettamente, conosciamo i nostri punti di forza e debolezza e così il tutto avviene in modo naturale. Per il futuro abbiamo una mezza idea di costruire due studi gemelli per velocizzare il nostro lavoro ma, per adesso, siamo molto soddisfatti dei risultati e quindi non sentiamo il bisogno di stravolgere la nostra routine.

 

 

Tutti vi chiedono della vostra collaborazione con Martin Garrix. Invece, vorrei andare indietro negli anni fino a ‘Lights’, la vostra collaborazione con Steve Angello, che aveva raggiunto un clamoroso successo. Cosa vi manca di quel periodo?
Quello è stato un momento fondamentale per le nostre carriere, non solo perché Steve è sempre stato uno dei nostri idoli ma anche poiché quella traccia ha permesso di crearci un nome nella scena musicale. Quel periodo, adesso, ci sembra molto vero e puro. Non è facile da esprimere ma la combinazione di dove eravamo noi come artisti: la fase della nostra carriera in cui ci trovavamo e la profondità con cui la musica riusciva a connettersi con noi sono due cose che ci hanno fatto amare quel periodo fino in fondo. Con tutta l’EDM che stava entrando di prepotenza nel mondo della musica, ad ogni livello, tutti i fan che scoprivano questo genere e che partecipavano ai nostri show erano entusiasti e si connettevano a un livello tremendamente profondo con noi, senza trucchetti, solo in virtù della buona musica. Rispetto ad allora noi non siamo cambiati molto: cerchiamo costantemente di creare musica che rispecchi il nostro gusto e che piaccia ai fan che partecipano ai nostri spettacoli smossi solo dall’amore per la musica.

Nel 2015 avete lanciato la vostra etichetta, Release Records. Oggi, una label piccola come la vostra, all’interno di questo panorama, rimane comunque un buon investimento? Non solo in termini economico ma anche di pr, promozione, A&R e ritorno d’immagine?
Non mentiremo: è difficile rimanere indipendenti e rendere l’investimento sostenibile. La ragione più importante per cui noi oggi abbiamo abbracciato la filosofia DIY (do it yourself, ndr) risiede nell’esigenza di avere il completo controllo creativo su ciò che facciamo in modo da dare ai fan esattamente ciò che desideriamo. All’inizio, ovviamente, è necessario pubblicare musica su altre etichette per far girare il tuo nome/brand, ma noi, non appena abbiamo sentito questa esigenza, abbiamo cercato di concretizzarla. Ognuno ha la propria opinione ma questa decisione è venuta da noi e siamo ancora convinti che sia stata la cosa giusta da fare. Il numero di show che stiamo facendo ci dà una discreta sicurezza di riuscire ad andare avanti con questo progetto ancora per molto, chiaramente mettendo in conto di fare qualche giusto sacrificio.

Avete qualche piano per il futuro che volete condividere con i lettori di DJ MAG Italia?
Abbiamo in programma un sacco di date in giro per il mondo – tra cui Nameless Music Festival, in giugno. Abbiamo investito molto su come il nostro show interagisce con la musica del nostro album dal punto di vista visivo: non fatevi scappare l’opportunità di vederlo dal vivo in una delle nostre date. Abbiamo inoltre un side project ancora segreto per cui siamo davvero entusiasti ma di cui non possiamo svelarvi ulteriori dettagli al momento.

Il vostro produttore emergete preferito?
Pete k & Sentinel
… tenete d’occhio sulle loro prossime tracce su Release Records!

 
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Michele Anesi
Amo la musica elettronica, il music marketing e scoprire nuovi talenti. Preferisco la sostanza all'apparenza.

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