Lunedì 14 Ottobre 2019
Interviste

Tigerlily: “Un grande marchio vale l’altro”

Titolo Alt

Dara Hayes è Tigerlily, la dj dai capelli turchesi. Ha suonato anche in Italia, durante l’ultima edizione del Nameless Festival, lo scorso giugno. Specie di fata turchina della consolle, australiana come le colleghe NERVO, Tigerlily (nella foto di Daniel Boud) passa il suo tempo, come tutti gli artisti dance, su uno stage o in studio. Ma Dara è anche una vera amante del fitness, e se è fuori dai “luoghi di lavoro”, sicuramente la trovate in palestra. “Feel The Love” è il suo ultimo singolo. “Il suo testo e la sua musica mi trasmettono delle buone vibrazioni: è una canzone che ho voluto scrivere e dedicare alle persone che davvero sentono e vivono l’amore come lo avverto io”, spiega la dj in un botta e risposta con DJ Mag Italia.

Al primo ascolto molti possono pensare che questa traccia sia troppo romantica e poco adatta alla spensieratezza dei festival.
Si tratta solo di un brano che connette più pensieri di più persone. La musica secondo me serve soprattutto a questo, a dialogare, a comunicare stati d’animo.

 

Come hai conosciuto Nat Dunn, la cantante di “Feel The Love”?
I nostri manager avevano organizzato una sessione canto in studio. Ci siamo conosciute lì. Ho capito immediatamente che mi piaceva. Siamo diventate subito buone amiche.

 

Stai lavorando su un e.p.?
Sì ed è quasi finito. Ne sono davvero entusiasta. Non vedo l’ora di mostrare cosa sia in grado di fare la mia crew, il #teamunicorn.

 

Come sei arrivata al soprannome di Tigerlily?
Quando ero una ragazzina sognavo di diventare una popstar. Desideravo coinvolgere anche le mie sorelle a questo progetto: come me, scrivono canzoni e ballano. Con questo nome ho voluto rimanere fedele ai miei sogni d’infanzia.

Non sembri così integralista in fatto di gusti musicali. Cosa ti piace oltre all’EDM big room?
Quando non faccio la dj mi piace ascoltare pop, hip-hop, classica, jazz.

 

Come se la passa la scena club australiana?
Molto bene. Da anni la seguo con attenzione anche se mi sono trasferita a vivere negli Stati Uniti. Ci sono tanti colleghi connazionali fortissimi, come Aussies, Timmy Trumpet, Will Sparks, What So Not, Golden Features, Alison Wonderland. E l’elenco potrebbe continuare. Purtroppo con il recente giro di vite sulle leggi locali, in Australia molti club e la vita notturna in sé ha accusato un brutto colpo. Ma complessivamente il territorio è florido.

 

Hai la fortuna di aver firmato con due grandi marchi dell’indisutria discografica, ultimamente: Island in Australia e Casablanca negli Stati Uniti (entrambe del gruppo Universal Music).
Sì, e ne sono felice, ma ricordiamoci che ormai ci sono così tante etichette che sostengono la musica dance, che sviluppano e pubblicano brani straordinari, che un professionista vale l’altro: talvolta il brand più grande e strutturato non è sinonimo di cura e attenzione per l’artista. Nel mio caso, fortunatamente, le cose vanno per il meglio.

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Riccardo Sada
Distratto o forse ammaliato dalla sua primogenita, attratto da tutto ciò che è trance e nu disco, electro e progressive house, lo trovate spesso in qualche studio di registrazione, a volte in qualche rave, raramente nei localoni o a qualche party sulle spiagge di Tel Aviv.

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