Mercoledì 28 Ottobre 2020
Festival

Tomorrowland ha aperto una nuova era dell’intrattenimento virtuale

Creato a tempo di record da un team di 200 persone, l'edizione digitale di Tomorrowland ha avuto più di un milione di spettatori. Ecco il nostro racconto

Era da molti anni che le verdeggianti colline del parco De Schorre, in Belgio, non riposavano così, libere dal peso di decine di migliaia di persone festanti. L’anfiteatro naturale davanti al quale, ogni fine luglio, sorge il colossale Main Stage di Tomorrowland, quest’anno, è rimasto infatti vuoto. Il festival, purtroppo annullato causa Coronavirus, non ha voluto alzare bandiera bianca ma si è trasformato in tempo record nel suo alter ego digitale: Tomorrowland Around the World.

Più di un milione di persone provenienti da tutto il mondo hanno partecipato alla prima edizione di Tomorrowland, the digital festival. Accessibile solo dopo aver acquistato un biglietto online, il festival si è tenuto sulla rigogliosa isola virtuale di Pāpiliōnem, un’ambientazione creata ex-novo dagli sviluppatori di Tomorrowland all’interno della quale erano disseminati gli otto stage. Con un meccanismo molto simile a quello di Fornite, i festival-goers potevano sorvolare la mappa, scegliere lo stage ed entrarci con un semplice clic.

 

Girando tra gli stage, l’impressione è quella di un lavoro fatto con criterio e cura dei dettagli. Ogni location ha la sua identità, i suoi tratti salienti, i propri giochi di luce ed effetti speciali. Dal possente Main Stage in versione “cattedrale della musica” al più spartano The Cave, passando per l’esoterico Atmosphere e il post-industriale Freedom Stage, nel complesso si percepisce che c’è stato un lavoro immane alle spalle. Tomorrowland ha allestito quattro studi di registrazione dotati di green screen a Boom (Belgio), Los Angeles, San Paolo e Sidney. La stessa dj booth è stata costruita in tutti e quattro gli studi; i set allestiti misuravano 6 metri in altezza, 8 in larghezza e 8 in profondità. Insieme alle 6 camere 4K Ultra HD, sono state create una serie di camere virtuali per ogni singolo stage, in modo da avere a disposizione sino a 38 telecamere da utilizzare durante le registrazioni dei set. Sono state create e raccolte più di 300 terabyte di immagini. Decine di motori di rendering hanno lavorato per 4 settimane, 24 ore al giorno, per realizzare l’intero processo produttivo.

Per la prima volta gli stage creator non hanno avuto un limite di budget da rispettare. Nonostante questo, molti palchi puntavano ad assomigliare il più possibile a quelli reali, con il risultato che le infinite possibilità offerte dal digitale venivano limitate dalla necessità di replicare ciò che accade in un festival vero. Con tutti i pro e i contro del caso visto che, per chi sta scrivendo, i palchi più accattivanti erano quelli che puntavano ad assomigliare meno a quelli fisici. La scelta di Tomorrowland è stata quella di ricreare una realtà aumenta, seppur molto fantasiosa e gradevole, non di riscrivere l’ambiente del festival con regole nuove. Forse qui si è persa l’opportunità di andare oltre il classico concetto di stage-pubblico (peraltro sdoganato imperiosamente da Epic Games con Travis Scott in cui tutta la mappa si è trasformata in un gigantesco stage). Tuttavia è necessario sottolineare che, con più tempo e più risorse, questi sono tutti elementi facilmente modificabili: un progetto come Tomorrowland Around The World richiede almeno due anni per il suo sviluppo, ma grazie all’impegno, agli sforzi, all’energia e alla passione di oltre 200 persone, l’evento ha potuto essere pronto ed aprire le sue porte digitali in tre mesi esatti. Chapeau.

 

Il concept della diretta è stato chiaro: replicare l’esperienza in streaming per cui Tomorrowland è conosciuto in tutto il mondo. Campi lunghi sulle folle oceaniche, spettacolari inquadrature dall’alto, perfetto timing con fuochi d’artificio, pyro e co2, ovazioni della folla e applausi matchati con gli interventi parlati dei dj o con i drop più significativi. L’esperienza da casa, il “party at home” tanto caro ai promoter di ID&T, grazie all’impegno messo in campo dal team di Tomorrowland è risultata del tutto piacevole. Nessun intoppo, nessuna spiacevole latenza o significativo problema di instabilità del server è stato segnalato. Una vittoria, per un festival che si è dovuto convertire al digitale in appena tre mesi. È la prima volta, infatti, che, con queste proporzioni, un festival si tiene all’interno di un mondo creato appositamente per questo fine: prima di Around The World, party di grandi dimensioni si erano svolti solo all’interno di videogiochi con un mondo virtuale già rodato – vedi Minecraft o Fornite.

Ma passiamo ai veri protagonisti del weekend. I dj. Da sempre Tomorrowland non è luogo in cui lasciarsi andare ad azzardi e sperimentazioni – per quello ci sono altre cornici, da ULTRA a Burning Man – ma piuttosto è una vetrina in cui confermare i contorni del proprio profilo artistico o annunciare il proprio rebrand. Così è stato anche in questa edizione digitale. Sabato hanno spiccato le performance di Adam Bayer, Jack Back, Claptone e Paul Kalkbrenner. I momenti più attesi erano tre: lo show di Katy Perry (incinta all’ottavo mese) nel Main Stage si è consumato in quindici minuti di medley delle sue hit più famose culminato in un assaggio del suo prossimo album ‘Smile’; il debutto mondiale di Ver:West, il nuovo alias deep house di Tiësto (a sua volta, presto padre) che, in look total black, ha snocciolato una selezione musicale clamorosa; e l’anteprima assoluta di [CELL.], il digital show di Eric Prydz che – neanche a dirlo – ha giocato un campionato tutto suo grazie a un notevole visual story telling in parte mutuato dai suoi precedenti show HOLO.

 

Domenica sera il ping pong tra gli stage è stato continuo, tanta era la qualità dell’offerta. Tralasciando i dinosauri dell’EDM appartenenti a un era geologica fa, Netsky, Laidback Luke, Kölsch e Joyhauser se la sono giocata con classe, spontaneità e impeccabile stile. Fuori classifica si confermano mostri sacri come Tiësto, David Guetta e Martin Garrix che hanno fatto di ID e anteprime mondiali il cavallo di battaglia dei propri set. È apparso chiaro, al di là della selezione proposta, che l’assenza del pubblico ha inficiato l’energia e mood di molti performer. Sicuramente è stato difficile per i dj calarsi nella parte: lasciarsi andare davanti a un green screen non è la stessa cosa che suonare davanti a migliaia di persone. Ne è uscito visibilmente meglio chi si è allenato partecipato ad altri festival “a distanza” durante il lockdown.

L’esperienza è stata poi arricchita da sessioni motivazionali (con ospiti come Shaquille O’Neal, Shaun Ross e will.i.am), giochi ed esperienze interattive, quiz sulla storia di Tomorrowland e consigli su come rendere il week end ancora più magico. Il giusto corollario per un’esperienza davvero unica nel suo genere. Il festival potrà essere rivisto per due settimane – da mercoledì 29 luglio – da chi abbia acquistato il biglietto per l’intero week-end, così come sarà possibile rivedere e riascoltare l’intera edizione di Tomorrowland Around The World pagando il biglietto sul sito di Tomorrowland. Se non l’avete fatto, vi consigliamo di farvi un giro sull’isola di Pāpiliōnem.

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Michele Anesi
Preferisco la sostanza all'apparenza. micheleanesi@djmagitalia.com

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