Martedì 22 Ottobre 2019
Festival

Tomorrowland è arrivato sulla Luna

Il primo fine settimana del festival belga all’insegna dell’eccellenza. Una macchina perfetta capace ogni anno di migliorarsi

Foto di Fille Roelants e Stijn De Grauwe

Che cosa distingue l’eccellenza, i fuoriclasse, da tutto il resto? La ricerca costante del miglioramento, porsi l’impossibile come obiettivo, la volontà di non accontentarsi mai. Un approccio fisico e mentale che Tomorrowland ha messo in pratica nel primo dei suoi due fine settimana di quest’anno, forse motivato dal voler celebrare a modo suo il 50esimo anniversario dello sbarco dell’uomo sulla Luna, e insieme la sua 15esima edizione. Visual e richiami sonori e grafici non sono mancati, anche e soprattutto con la première mondiale di EPIC: HOLOSPHERE di Eric Prydz, che come al solito ha dimostrato di giocare un campionato a parte – per non dire un altro sport – rispetto a tutti gli altri.
Mai come quest’anno l’offerta musicale di Tomorrowland è parsa in certi momenti persino eccessiva, obbligando a scelte quasi dolorose tra uno stage e l’altro. Abbondanza che si è tradotta in eccellenza, sia chiaro. Premessa quest’ultima doverosa per introdurre il nostro reportage dei tre giorni del festival: impossibile seguire tutto quanto, fisiologico raccontare quello che si è riuscito a vedere e a sentire.



Day 1 (venerdì 19 luglio)
In questa giornata di apertura tutte le attenzioni erano puntate sulla premiere mondiale di EPIC: HOLOSPHERE di Eric Prydz. Lo show si è fatto attendere quasi 30 minuti rispetto all’orario annunciato, ma l’attesa è valsa la pena. Prydz ha suonato all’interno di un reticolo sferico che si illuminava e assumeva forme e contenuti diversi senza mai fermarsi un attimo, in totale sincronia con il maxi schermo a fondo palco, quasi a creare un universo parallelo, un videogioco nel quale non ci sono né vinti né vincitori. Il tutto accompagnato dalla musica incessante ma allo stesso tempo armonica di Prydz, come sempre in versione direttore d’orchestra, con il suo consueto look da vicino della porta accanto, da autentico insospettabile, perfetto per interpretare un ruolo non marginale in qualche thriller scandinavo.

Tanto altro è ovviamente successo nel Day One: la breaking session con Carl Cox, abile da subito ad arringare il pubblico con il suo mantra “oh yes oh yes”; Shaquille Rashaun O’Neal aka Dj Diesel scatenato in main stage, implacabile nel mostrare i muscoli e capace di ritrovarsi in altre zone del Tomorrowland a ballare in mezzo al pubblico, molto a suo agio con una selezione da big room nel quale forse è mancata soltanto la musica country, senza dimenticare i set come sempre gustosi di Cristoph e CamelPhat, autentiche sicurezze per il pubblico e anche per chi viene al festival con occhi e orecchie più clinici.



Day 2 (sabato 20 luglio)
Il secondo giorno di Tomorrowland è iniziato con Simon Dunmore autentico padrone di casa alla Cage, vero e proprio club underground collocato a fianco del ristorante Masa, dove con Glitterbox si è ballato house di ottima qualità. Nel frattempo lo stage Q-Dance proseguiva inesorabile con le sue selezioni hardstyle, in certi momenti persino sorprendenti, con rivisitazioni di brani di Gigi D’Agostino e addirittura Tracy Chapman. Utilizzare brani rock e pop che hanno fatto la storia è un classico dei grandi festival dance: quest’anno non sono sfuggiti a questa regola – citiamo a caso tra i tanti casi incriminati – Bon Jovi, Cindy Lauper, Alphaville, persino Mike Oldfield. I peccati mortali sono altri, per carità, ma restiamo sempre dell’idea che certi capolavori e i successi dei tempi andati dovrebbero riposare in pace.

Negli altri stage tantissima musica di gran qualità: da Maceo Plex guest surprise da Afterlife, a Claude VonStroke e Solardo nel boschetto Core, che venerdì aveva visto protagonista Get Lost. I Solardo sanno sempre capire la pista come pochi altri, capaci di muoversi con la stessa naturalezza sia in un club sia davanti ad un pubblico di un grande festival. Una qualità che non possiedono in molti.



Day 3 (domenica 21 luglio)
Apertura con Cosmic Gate per la quotidiana breaking session, seguito a ruota da Danny Howard allo stage del Mambo Café e il marchio di fabbrica di BBC Radio 1. Alle 18 il momento solenne del concerto Symphony Of Unity, con la Metropol Academy diretta dal maestro Dirk Brossé che ha proposto una serie di successi dance in chiave orchestrale, supportati da tre taiko, i tamburi giapponesi (1,40 metri di diametro) utili a dare il giusto ritmo: Faithless, Robert Miles e Eric Prydz suonano sempre benissimo in versione strumentale. Non lo si scopre certo adesso.

Per il resto della giornata si poteva passare da J Balvin accompagnato sul palco da improbabili pupazzi danzanti, al live ricercato di Monoloc, dalla house con sfumature disco di Purple Disco Machine a quella più mainstream di Claptone. In main stage Kölsch ha dato come sempre lezioni di stile, mentre il gran finale ha visto protagonisti gli ineludibili fuochi d’artificio, con Dimitri Vegas & Like Mike e Steve Aoki impegnati in un repertorio dedicato a questi formidabili 15 anni di Tomorrowland, senza che Aoki rinunciasse al canonico lancio delle torte, reso più difficile dalla distanza tra palco e pubblico.

Tomorrowland è davvero una realtà a parte, dove ognuno può divertirsi con il proprio dj preferito o conoscere nuove sonorità che mai avrebbe pensato anche soltanto di prendere in considerazione. A questo servono i festival, missione alla quale Tomorrowland adempie alla perfezione. E da venerdì, si ricomincia con il secondo ed ultimo week-end!

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Dal 1996 segue, racconta e divulga eventi dance e djset in ogni angolo del globo terracqueo: da Hong Kong a San Paolo, da Miami ad Ibiza, per lui non esistono consolle che abbiano segreti. Sempre teso a capire quale sia la magia che rende i deejays ed il clubbing la nuova frontiera del divertimento musicale, si dichiara in missione costante in nome e per conto della dance; dà forfeit soltanto se si materializzano altri notti magiche, quelle della Juventus.

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